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Commissione esteri negli USA, bilancio

La sede dell'ONU a New York, dove la delegazione svizzera è stata ricevuta da Kofi Annan

(Keystone)

La Commissione di politica estera (CPE) della Camera bassa del Parlamento, guidata dal proprio presidente Luzi Stamm, ha terminato una visita di una settimana negli Stati Uniti.

Ricevuta prima alla sede dell'ONU di New York, la delegazione ha successivamente avuto una serie di colloqui a Washington, dove durante discussioni è stato anche affrontato il tema del terrorismo.

"Il nostro obiettivo principale – spiega a swissinfo Luzi Stamm, presidente della CPE – era di osservare e di imparare, non di criticare".

I membri della CPE si sono del resto associati al loro presidente nell'affermare che "gli interessi della Svizzera sono molto ben rappresentati negli Stati Uniti" e che il fallimento delle trattative sull'accordo bilaterale di libero scambio, non nuoce alle relazioni commerciali tra i due Paesi.

I parlamentari hanno pure condiviso l'apprezzamento di Rosmarie Zapf per l'evento "Swissroots", ritenuto "un'eccellente iniziativa". La deputata democristiana (PPD/centro destra) osserva, a questo proposito, che "gli scambi culturali favoriscono le relazioni economiche".

Istituzioni internazionali criticate

Malgrado le dichiarazioni del presidente della CPE, le opinioni dei parlamentari che compongono la delegazione non sono solo divergenti, ma si sono anche fatte sentire.

Ulrich Schuler, per esempio, ha dichiarato di "credere sempre meno nelle istituzioni internazionali". Questo democentrista (UDC/destra dura), che denuncia "la pesante burocrazia delle Nazioni Unite, del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale", non vede la necessità per la Svizzera di essere membro dell'ONU.

Uno scetticismo condiviso dal suo collega di partito Christoph Morgeli, il quale considera che "sono gli Stati a trovare le soluzioni dei problemi, e non le organizzazioni internazionali".

Il radicale (PRD/destra) Walter Müller ritiene, dal canto suo, che le tre organizzazioni internazionali sono troppo dispersive e "hanno bisogno di una ristrutturazione": diminuire budget ed effettivi e concentrarsi su un numero limitato di missioni.

Lottare contro il terrorismo

Al ministero americano degli Affari esteri, i colloqui hanno anche preso in esame, in modo particolare, la lotta contro il terrorismo. Secondo Ulrich Schuler, gli americani hanno lasciato intendere alla CPE che gli Stati Uniti apprezzerebbero una maggiore partecipazione della Svizzera alle forze internazionali di mantenimento della pace.

E vedrebbero pure di buon occhio un aumento della presenza svizzera in seno alla forza multinazionale di pace in Afghanistan, dove il nostro Paese è rappresentato soltanto da quattro ufficiali.

La CPE ha spiegato ai responsabili del Dipartimento di Stato americano che l'articolo 66 della legge militare svizzera impedisce all'esercito elvetico di prendere parte ad un dispiegamento di forze in un paese dove non c'è ancora una situazione di pace da conservare.

Le voci dissidenti

Remo Gysin aggiunge di aver rivolto, insieme ad altri membri della delegazione, delle critiche agli Stati Uniti in merito all'affare SWIFT, che riguarda il trattamento dei prigionieri nella base di Guantanamo. Critiche anche alla nuova legge americana che regolamenta processi e interrogatori delle persone sospettate di terrorismo.

Per Remo Gysin, gli aspetti di quella che Gorge Bush definisce "la guerra contro il terrorismo" – che tendono a fare pendere il piatto della bilancia in favore della sicurezza e a detrimento della libertà e dei diritti dell'essere umano – complicano i compiti degli alleati di Washington, creando delle "zone d'ombra".

"Come è dunque possibile – si interroga il deputato socialista - collaborare nella lotta contro il terrorismo con un paese che contribuisce a creare il terrorismo?". Il suo collega di partito Mario Fehr sottolinea che le critiche formulate dai membri della CPE mostrano la qualità delle relazioni tra Svizzera e USA.

"La relazione bilaterale tra i due paesi è sufficientemente buona per permetterci di parlare anche di temi sensibili, come i problemi legati a Guantanamo".

swissinfo, Marie-Christine Bonzom, Washington
(traduzione e adattamento dal francese Françoise Gehring)

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In breve

La commissione della politica estera della Camera bassa conta 25 membri. Si occupa delle relazioni della Svizzera con altri Stati e con l'Unione Europea. Esaminano le attività della Confederazione in seno alle organizzazioni internazionali.

In questo contesto, affrontano questioni concernenti la situazione internazionale, la globalizzazione, la neutralità e la diplomazia. Seguono lo svolgimento dei negoziati sui trattati internazionali.

Anche la Camera alta ha la propria CPE, che conta 13 membri.

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Il programma della visita

Gli otto membri della CPE che si sono recati negli Stati Uniti sono stati ricevuti prima dal segretario generale dell'ONU Kofi Annan, presso la sede dell'ONU a New York.

A Washington hanno incontrato il direttore generale del Fondo monetario internazionale, lo spagnolo Rodrigo de Rato, e uno dei più vicini collaboratori di Paul Wolfowitz, direttore della Banca mondiale, ossia il salvadoregno Juan José Daboub, direttore delle operazioni.

Al Dipartimento di Stato la delegazione svizzera ha discusso con Patrick Moon, direttore dell'Ufficio per le relazioni con la Svizzera, la Germania, l'Austria e il Liechtenstein. Hanno dunque incontrato Mark Norman, uno dei responsabili della lotta contro il terrorismo presso il ministero degli Affari esteri.

Al Congresso i membri della CPE si sono incontrati con Bill Murat, il capo del gabinetto della deputata democratica Tammy Baldwin, che co-presiede il gruppo parlamentare degli Amici della Svizzera.

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