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Comuni alla riscossa

Largario, in Valle di Blenio, un comune di 25 abitanti che non rinuncia alla sua autonomia (foto: vallediblenio.ch)

Nuove norme nazionali e le misure di risparmio della Confederazione riducono l’autonomia dei comuni.

Per frenare la tendenza, i rappresentati di questa istituzione fondamentale del sistema politico svizzero vogliono farsi sentire con nuova forza.

Cos’hanno in comune una città come Zurigo (con un’agglomerazione di un milione di abitanti) e il comune ticinese di Cademario (che di abitanti ne conta 679)? Niente si potrebbe dire: lingua, clima, problemi viari, scolastici, amministrativi… tutto è diverso.

«Eppure ci sono molti aspetti che accomunano tutti i comuni svizzeri», ribatte Steff Schneider, portavoce dell’Associazione nazionale dei comuni. Malgrado ci siano notevoli differenze fra i cantoni, vi si applicano le stesse leggi, si presentano analoghi problemi socio-sanitari e si devono rispettare le identiche norme federali.

Così tutti i municipi devono occuparsi dei problemi della società che evolve: frenare il traffico privato e sostenere i mezzi di trasporto pubblici, applicare le norme di protezione del bosco e dell’ambiente, garantire l’alloggio per chi richiede l’asilo politico sono solo alcuni esempi. E ogni compito dettato dall'alto è collegato a costi e necessità amministrative.

Difesa degli interessi

A 50 anni dalla sua creazione, l’Associazione nazionale dei comuni (Anc) cambia strategia e si dà nuovi traguardi. Nel 1953, i primi 534 comuni fondatori dell’Associazione volevano porre freno ad una centralizzazione che – si affermava ieri come oggi – avanza di soppiatto sia nei cantoni sia a livello federale. Da allora esiste dunque una lobby dei comuni che difende coscientemente gli interessi della base del sistema federale.

A cinquant’anni dalla sua creazione, l’organizzazione si è trasformata. Non è più solamente una lobby che segue e difende politicamente la base della struttura dello Stato. Oggi l’Anc offre agli ormai oltre 2’000 comuni membri un’ampia gamma di servizi: dalla cassa pensione per gli impiegati comunali alla consulenza e alla formazione in questioni finanziarie. I membri degli esecutivi comunali trovano inoltre sostegno in cento piccole e grandi necessità quotidiane.

In un paese dove la maggior parte dei comuni è piccola o piccolissima e gli incarichi comunali sono basati sul principio di milizia, il mandato dell’organizzazione rimane importante.

Ricaduta fiscale

Solo dal 1999, il diritto dei comuni a far sentire la propria voce è iscritto nella Costituzione federale. L’articolo 50 definisce chiaramente il principio di autonomia locale e impone agli enti superiori il rispetto delle eventuali conseguenze delle proprie decisioni.

Adesso si presenta però il problema concreto: nella sessione di giugno, il Parlamento ha definitivamente varato una serie di sgravi fiscali per le famiglie. Buona cosa, di primo acchito. «Ma lo sgravio tocca anche le entrate dei comuni, inoltre, il pacchetto di risparmio miliardario della Confederazione scarica ulteriori compiti sulle casse dei comuni, senza però conferire vere responsabilità o offrire compensazioni. Spesso si tratta solo di esecuzione della legislazione superiore», commenta Steff Schneider.

Con meno soldi e più doveri, il lavoro dei comuni non diventa più semplice. Sempre meno fondi rimangono a disposizione degli investimenti per l’infrastruttura e dunque per lo sviluppo locale. L’indebitamento complessivo è poi rilevante e spesso limita la capacità di manovra delle autorità.

Insomma: il dibattito non è facile. Da una parte ben 100 su 246 rappresentanti del popolo, che siedono in Parlamento a Berna, fanno parte del gruppo di sostegno che vuol difendere il ruolo delle autonomie locali. D’altra parte gli sviluppi degli ultimi anni e le nuove dinamiche di un’economia sempre più internazionalizzata, impongono delle soluzioni contrarie alla classica autonomia locale, sviluppatasi durante i secoli.

Riforma radicale

In vista delle nuove sfide che l’evoluzione politica porta con sé, l’assemblea generale di giugno dell’Anc ha voluto dare un’ulteriore svolta all’organizzazione: «Forte del nuovo mandato costituzionale, l’Associazione deve dotarsi delle strutture necessarie a far sentire la propria voce», spiega Schneider.

Dunque per l’anno prossimo ci sarà un nuovo concetto di intervento. Pur rimanendo lontana dai partiti – presenti con le diverse culture in ogni singolo comune come a livello nazionale – l’organizzazione vuole dotarsi di nuovi strumenti di controllo e di iniziativa a livello politico.

Una struttura che fin ora ha seguito con attenzione e discrezione la politica nazionale – anche grazie al diritto di consultazione che precede ogni testo di legge che passa in Parlamento – vuole diventare più agile ed efficace.

swissinfo, Daniele Papacella

Fatti e cifre

In Svizzera ci sono circa 2’800 comuni
2024 sono uniti in Associazione
Zurigo è il più grande: 365'000 abitanti
Largario/TI e Portein/GR sono i comuni autonomi più piccoli: ca. 25 abitanti

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In breve

L’Associazione svizzera dei comuni è nata nel 1953. Da allora sostiene gli interessi di 2024 comuni politici svizzeri, corrispondenti al 70,2% del totale. L’organizzazione si pone al fianco dei cantoni e della Confederazione.

Diversi i mezzi per difendere gli interessi dei membri: come ente organizzato, l’Associazione viene regolarmente consultata dal Parlamento e dal Consiglio federale per la stesura di leggi e normative. Inoltre, con perizie e esperti, il gruppo cerca delle soluzioni ai problemi propri delle comunità.

L’associazione dispone inoltre di importanti strutture di servizio: sostegno contabile e di pianificazione economica, revisione dei conti e formazione degli impiegati comunali.

Il periodico interno è poi un importante strumento di informazione per le amministrazioni locali. Legate alle istituzioni ci sono anche una cassa pensione per gli impiegati comunali e un’assicurazione specializzata.

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