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Comunicare per capirsi

Secondo i responsabili di Intralink, le possibilità di comunicazione interculturale non sono ancora sfruttate al meglio

(Keystone)

La politica d'integrazione deve coinvolgere sia stranieri sia svizzeri. È l'obiettivo del progetto Intralink. La realizzazione resta però ancora vaga.

Per capirsi e dunque vivere bene insieme occorre una migliore comunicazione interculturale, un aspetto che l'attuale politica di integrazione non sfrutta fino in fondo. "La gente è scontenta: i genitori, gli insegnanti e gli alunni hanno bisogno d'aiuto", ha osservato Rudolf Erzer, responsabile del progetto Intralink, riferendosi in particolare agli attacchi e agli incidenti tra giovani svizzeri e giovani stranieri capitati negli ultimi tempi.

Una situazione che ha spinto alcuni esponenti dei partiti di governo, rappresentanti delle chiese e delle organizzazioni degli stranieri ad elaborare un nuovo approccio nella politica d'integrazione, che faccia appello al senso di autoresponsabilità della popolazione straniera e metta a disposizione strutture di sostegno.

Rete di piattaforme etniche

Attraverso una rete di "piattaforme etniche" Intralink intende offrire un aiuto appropriato ai genitori e ai figli di origine straniera, ma anche alle famiglie svizzere e agli insegnanti. "Dobbiamo aiutare anche gli svizzeri a capire gli altri, ma per farlo oggi non hanno un interlocutore a cui rivolgersi", ha spiegato Erzer.

Grazie all'assunzione di personale qualificato in grado di comunicare nella lingua degli stranieri, i diversi gruppi etnici potranno attuare una sorta di autocontrollo e prendersi cura più da vicino delle famiglie.

In un primo tempo si pensa soprattutto al coinvolgimento della comunità kosovara, una tra le più numerose tra quelle dell'area balcanica presente in Svizzera. Intralink dovrebbe però anche fungere da punto di incontro per favorire la mediazione e il dialogo con le autorità e con la popolazione indigena.

Adesione dei parlamentari

Il progetto ha raccolto l'adesione politica di alcuni parlamentari, adesione che si è espressa con diversi accenti. Per il senatore PLR Rolf Büttiker grazie alle strutture professionali che si prefigge Intralink la questione dell'integrazione potrà essere rivalorizzata e considerata una dei compiti fondamentali dello Stato, compito che interessa da vicino anche l'economia.

I punti d'incontro preconizzati, a detta della democristiana Elvira Bader, potranno contribuire a ridurre l'insicurezza che oggi serpeggia in molte famiglie. Anche per l'UDC Roland Borer la proposta è benvenuta poiché la questione degli stranieri in Svizzera rimane un problema che richiederà sempre il ricorso a coerenti misure di repressione. Più ottimista il socialista Roberto Zanetti che vede in Interlink una soluzione che può aprire nuove e più efficaci vie in questo campo.

E i soldi?

Una soluzione che necessiterà però di importanti risorse per essere realizzato, che i promotori stimano a 2,5-3 milioni l'anno. Una richiesta di sussidio è già stata inoltrata alla Confederazione nel quadro del budget di 10 milioni di franchi destinati a progetti in favore dell'integrazione. I promotori puntano anche su contributi provenienti dai privati, ma non hanno voluto fornire informazioni sui donatori con cui sono già stati presi contatti.

Interessante e innovativo sulla carta, il progetto è caduto come un fulmine a ciel sereno nell'attuale politica di integrazione avviata da Berna e resta ancora molto vago sui contenuti concreti e sulle modalità di realizzazione.

Luca Hoderas

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