Conferenza internazionale sulle foreste alpine a Maienfeld

Foreste alpine a Olivone: il Comune ticinese ha ottenuto un importante premio nel 2000 per le misure di salvaguardia dei boschi Keystone

Da lunedì a giovedì, i rappresentanti dei paesi membri della Convenzione delle Alpi sono riuniti nella località grigionese per fare il punto sull'applicazione del protocollo sulle foreste e valutare le misure di salvaguardia dei boschi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 ottobre 2000 - 18:28

Le foreste di montagna svolgono un ruolo determinante nello sviluppo ecologico ed economico dell'arco alpino. Siccome la pressione crescente esercitata delle attività umane sull'ambiente minaccia le risorse non solo ecologiche ma anche economiche di questa regione, al fine di proteggere questo ambiente naturale e migliorarne la stabilità tra il 1996 ed il 1998 i paesi alpini hanno adottato il Protocollo Foreste montane. Si tratta di uno degli otto protocolli d'applicazione della Convenzione delle Alpi.

Se le alluvioni degli scorsi giorni, come pure le valanghe invernali, ci ricordano l'importanza di queste barriere naturali per proteggerci dalle forze della natura, non va dimenticato che le foreste di montagna svolgono anche altre funzioni vitali. Contribuiscono infatti a preservare l'equilibrio climatico, sono luogo di svago e di relax dove passeggiare, cercare funghi o praticare dello sport, sono fonte di materie prime rinnovabili, offrono un habitat a flora e fauna e ripuliscono l'aria che respiriamo assorbendo il diossido di carbonio presente nell'atmosfera.

A questa terza riunione internazionale, in programma alla Scuola intercantonale delle guardie forestali di Maienfeld (GR) sino a giovedì, partecipano i rappresentanti di Germania, Austria, Francia, Italia, Liechtenstein, Slovenia e Svizzera. Assenti solo quelli del Principato di Monaco, paese firmatario della Convenzione delle Alpi che non ha però foreste di montagna. Questi esperti sono tenuti innanzitutto ad illustrare lo stato di applicazione del protocollo sulle foreste di montagna nei rispettivi paesi, per poi approfondire temi quali la funzione protettrice delle foreste di montagna e le conseguenze del loro sfruttamento.

Per mercoledì è in programma un'escursione nella val Prettigovia, nel corso della quale i giornalisti potranno intervistare i partecipanti e discutere con degli specialisti dello sfruttamento delle foreste di montagna, dell'importante ruolo dei circuiti economici locali per assicurare che il legname resti nella zona da cui proviene e del progetto cantonale denominato «il percorso del legno nei Grigioni» che appunto si ispira a questa filosofia. Per illustrare il processo di trasformazione del legname sotto i suoi aspetti tradizionale e moderno (costruzione di chalets e costruzione con elementi in legno), è stata inserita nel programma anche una visita all'impresa Ruwa Holzbau.

La manifestazione si concluderà giovedì con il discorso di Werner Schärer, direttore della Direzione federale delle foreste, che in Svizzera si occupa della conservazione e dello sviluppo sostenibile del bosco in quanto spazio vitale diversificato per la società e per l'ambiente. A lui il compito di tracciare un bilancio di questi 4 giorni di lavoro e presentare alla stampa la risoluzione elaborata durante l'incontro.

Il rapporto annuale sullo stato delle foreste in Europa presentato nelle scorse settimane a Bruxelles, conferma la tendenza generale degli ultimi anni ad un deterioramento dello stato di salute degli alberi. Dallo studio emerge inoltre che nel corso dell'ultimo anno non vi è stato alcun miglioramento generale della vitalità delle foreste. Se si vuole salvare il patrimonio boschivo con le sue molteplici funzioni è quindi necessario continuare a ridurre le emissioni inquinanti sia in Europa, dove solo il 36,6 per cento degli alberi campione è giudicato sano, che in Svizzera (39,9 percento).

Da noi interpellato, Peter Greminger, che nella Direzione federale delle foreste è a capo del settore che si occupa della funzione protettrice della foresta dai pericoli naturali, il problema principale con il quale si è confrontati in Svizzera, dove negli ultimi 10 anni si è accumulato uno stock di 15 milioni di metri cubi di legname, riguarda l'invecchiamento dei boschi ed il loro ripopolamento. A causa dell'erosione del suolo gli alberi più vecchi che si trovano in prossimità di corsi d'acqua rappresentano un pericolo e devono quindi essere abbattuti. Nel contempo è necessario rafforzare il processo di ringiovanimento naturale delle foreste sfoltendo il fogliame per consentire alla luce di penetrare meglio nel sottobosco, raggiungere gli alberi più giovani ed agevolarne la crescita. E' solo in casi estremi che si procede piantando nuovi alberi.

Esistono poi i rischi legati all'inquinamento ma, rassicura Peter Greminger, almeno in Svizzera non è tale da rappresentare un problema grave e soprattutto i suoi effetti sulle foreste di montagna sono difficilmente dimostrabili. Lo stesso vale per la costruzione di nuove strade che, pur rappresentando una potenziale minaccia per boschi e foreste, è poco attuale in Svizzera dove al momento non se ne avverte la necessità.

Di questo tema si occupa il più controverso degli 8 protocolli della Convenzione delle Alpi, che vincola la costruzione di nuove strade di transito alpine al rispetto di criteri paesaggistici e ambientali. L'accordo, faticosamente raggiunto dopo 10 anni di discussioni soltanto nel 1999, dovrebbe finalmente essere firmato dai ministri dell'ambiente dei paesi interessati nell'ambito della sesta Conferenza delle Alpi in programma a Lucerna il 31 ottobre prossimo. Proprio la scorsa settimana però l'Austria, che nel Voralberg ha in cantiere due grandi progetti stradali, ha posto condizioni che rischiano di impedire l'accordo pretendendo che l'intesa non sia applicabile alle circonvallazioni volte a diminuire il traffico nelle zone abitate.

Stefano Castagno

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