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Sicurezza sociale Prestazioni complementari: accesso ridotto per gli svizzeri all'estero

bandiera del consiglio degli svizzeri all'estero

L'attaccamento della Quinta Svizzera al paese di origine è ben presente anche sulla bandiera del Consiglio degli svizzeri all'estero.

(Keystone)

I deputati della camera bassa del parlamento elvetico hanno deciso giovedì che per beneficiare delle prestazioni complementari bisognerà versare i contributi all’assicurazione vecchiaia (AVS) per almeno dieci anni. Una decisione che l’Organizzazione degli svizzeri all’estero giudica «discriminante».

Con 107 voti contro 81 e 3 astensioni, i deputati hanno accolto la proposta di una minoranza della Commissione della sicurezza sociale e della sanitàLink esterno della Camera del popolo, che chiedeva l’introduzione di questo limite di dieci anni di contributi.

Un progetto della Commissione della Camera dei cantoni, la camera alta, prevedeva dal canto suo di escludere dalle prestazioni complementariLink esterno le persone che non avevano vissuto in Svizzera per almeno dieci anni senza interruzione. L’obiettivo di tale misura era di rendere più difficile l’accesso di stranieri al sistema sociale elvetico. Sono però soprattutto gli svizzeri all’estero che sarebbero stati penalizzati.

In seguito alle forti critiche dei rappresentanti della Quinta Svizzera, i “senatori” avevano abbandonato l’idea di legare il diritto alle prestazioni complementari all’obbligo di un soggiorno ininterrotto di dieci anni. Avevano però accolto l’idea di un versamento di contributi all’AVS/AILink esterno per almeno dieci anni.

Interrogato da swissinfo.ch, il presidente della commissione della camera del popolo, Thomas de CourtenLink esterno, ha giustificato tale proposta con il fatto che numerosi stranieri, in particolare i cittadini dell’UE/AELS che hanno a malapena lavorato in Svizzera, beneficiano dell’integralità del programma di prestazioni complementari, tanto quanto le persone che hanno versato contributi AVS/AI per tutta la vita. «Ciò è scioccante», ritiene Thomas de Courten.

Le prestazioni complementariLink esterno sono sempre abbinate alle prestazioni AVS/AI esistenti. I beneficiari sono persone assicurate che, in caso di vecchiaia o d'invalidità, non sono in grado di provvedere al proprio sostentamento con le proprie risorse.

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Svizzeri all’estero discriminati

Lo scorso fine settimana, il Consiglio degli svizzeri all’estero, riunito a Berna, si era espresso all’unanimità contro i progetti che mirano a ridurre l’accesso degli espatriati elvetici alle prestazioni complementari.

La decisione odierna è quindi stata accolta con rammarico dai rappresentanti della Quinta Svizzera.

«Questa decisione è in contrasto con la mobilità internazionale dei nostri concittadini e arreca un pregiudizio sociale flagrante a tutte le persone che, per motivo o per l’altro, hanno vissuto all’estero. È inoltre contraria all’articolo 8 della Costituzione federaleLink esterno (uguaglianza giuridica). Concretamente, sanziona tutte le persone che desiderano acquisire un’esperienza internazionale», si legge in un comunicato dell’Organizzazione degli svizzeri all’esteroLink esterno. Limitare l’accesso alle prestazioni complementari agli svizzeri che tornano in patria - prosegue la nota - «costituisce una discriminazione».

Non è però ancora detta l’ultima parola. Il dossier deve ora tornare alla Camera dei cantoni. «Abbiamo ancora la possibilità di trovare una soluzione migliore per correggere tale situazione», ritiene Thomas de Courten.


Traduzione e adattamento dal tedesco di Luigi Jorio

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