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Reitschule Il controverso centro sociale di Berna presto in tribunale?



La Reitschule di Berna è da anni al centro della controversia.

La Reitschule di Berna è da anni al centro della controversia.

(Keystone)

Invece dell’elettorato, potrebbe essere la Corte suprema ad avere l’ultima parola sulla proposta della destra conservatrice di chiudere lo storico e contestato centro sociale nella capitale svizzera.

La ReitschuleLink esterno è stata teatro a fine febbraio di scontri tra le forze dell’ordine e manifestanti che dimostravano contro lo sgombero di una casa occupata. Il bilancio è stato di una decina di feriti, diversi fermi e danni per centinaia di migliaia di franchi.

Fatto alquanto insolito, il parlamento del canton Berna ha di recente dichiarato irricevibile un’iniziativa popolare che chiede la chiusura del centro alternativo della città. Furiosi, i promotori dell’iniziativa - membri dell’Unione democratica di centro - hanno annunciato l’intenzione di ricorrere al Tribunale federale, la più alta istanza giuridica della Svizzera.

Da anni, gli oppositori alla Reitschule, soprattutto esponenti della destra, fanno pressione sulle autorità cittadine affinché chiudano quello che ritengono un covo di militanti di estrema sinistra e di fomentatori di disordini. Le loro proposte sono però sempre state respinte dai cittadini. Dal 1990, sono state cinque le votazioni popolari sulla Reitschule.

L’edificio che sorge accanto alla stazione centrale risale alla fine del XIX secolo. All’epoca fungeva da maneggio e da deposito per le diligenze utilizzate dalle autorità. Il sito è stato occupato dagli squatter negli anni Ottanta. Oggigiorno, il centro sociale è tra i ritrovi notturni più frequentati della capitale. È però anche periodicamente teatro di scontri con la polizia.

Compatibile con la legge?

Basandosi su un rapporto di un esperto legale, gli oppositori alla Reitschule si dicono fiduciosi in merito al ricorso al Tribunale federale. Tuttavia, un ex giudice federale dubita che la più alta istanza giuridica del paese decida di annullare la decisione del parlamento cantonale bernese. «L’iniziativa non è compatibile con i fondamenti dell'ordine giuridico», afferma Giusep Nay.

Il testo, spiega Nay, non tiene conto della separazione dei poteri e del principio di proporzionalità, secondo cui la sanzione deve corrispondere al reato commesso. Inoltre, prosegue, anche i responsabili del centro sociale devono avere voce in capitolo nel corso della procedura.

I Giovani UDC hanno depositato la loro iniziativa per chiudere la Reitschule un anno fa, dopo aver raccolto oltre 17'000 firme. Formalmente, il testo chiede di penalizzare la città di Berna nel quadro della perequazione finanziaria: se il centro sociale non verrà chiuso, il comune dovrà fare a meno dei 54 milioni di franchi provenienti dalle casse cantonali.

Autonomia locale

Dopo lunghi dibattiti, una maggioranza del parlamento bernese ha dichiarato irricevibile l’iniziativa, sostenendo che si tratta di una violazione dei principi dell’uguaglianza giuridica e dell’autonomia dei comuni. Gli esponenti della sinistra e del centro hanno avuto la meglio su quelli di tre partiti, tra cui l’UDC, che volevano rimettere la sorte della Reitschule nelle mani dell’elettorato.

Diversi deputati hanno sottolineato che il parlamento ha la responsabilità di proteggere l’integrità dell’iniziativa popolare, definita uno degli «strumenti politici più preziosi» della democrazia svizzera.

«Mi fa piacere vedere che il parlamento ha confermato l’autonomia dei comuni», ha reagito Alec von Graffenried, sindaco di Berna. Bisogna comunque fare di più per migliorare la sicurezza attorno al centro sociale, ha aggiunto.

Erich Hess, promotore dell’iniziativa, sostiene invece che la decisione del parlamento è stata puramente di natura politica. Il legislativo, ha commentato l’esponente democentrista, non ha valutato la questione da un punto strettamente legale. «Il governo cantonale teme che l’elettorato approvi l’iniziativa», ha detto Hess.

swissinfo.ch

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