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Dialogo a Berna sulla pace in Medio Oriente

Soldati israeliani a Gerusalemme: le armi non hanno ancora lasciato il posto al dialogo

(Keystone)

Il Dipartimento svizzero degli affari esteri organizza, lunedì a Berna, una conferenza esplorativa sul conflitto israelo-palestinese.

I diplomatici svizzeri hanno invitato per l’occasione ex-rappresentanti politici e ricercatori del Medio Oriente, dell’Europa e degli Stati uniti.

Dall’inizio di quella che viene definita la seconda Intifada (la rivolta palestinese) nel settembre 2002, migliaia di persone sono morte nei Territori palestinesi e in Israele. La maggior parte erano civili.

Anche se questa crisi non lascia molto spazio all’ottimismo, dalla sua elezione nel governo svizzero la ministra degli affari esteri, Micheline Calmy-Rey, non ha perso un’occasione per ravvivare la fiamma della pace.

Lunedì, la diplomazia svizzera tenta ancora una volta di rilanciare il dialogo, invitando a Berna diverse personalità di grande esperienza politica, ai quali intende presentare la visione e le iniziative della Confederazione in Medio Oriente.

Tra i partecipanti alla conferenza figurano l’americano Robert Malley, già consigliere dell’ex-presidente Bill Clinton, gli ex-ministri israeliani Dan Meridor e Shulamit Aloni, il ministro palestinese Qaddura Fares e l'inviato speciale dell’Unione europea in Medio Oriente Marc Otte.

Diritto umanitario

Tra i temi della conferenza, suddivisa in tre parti, figura ancora una volta la questione del diritto umanitario internazionale. Un enorme problema, al centro dell’azione diplomatica della Svizzera in Medio Oriente.

“Senza alcun dubbio, il rispetto del diritto umanitario è notevolmente regredito dall’inizio della seconda Intifada”, sottolinea Pascal de Crousaz, uno dei maggiori esperti svizzeri della situazione mediorientale.

“Le popolazioni civili dei due campi sono prese di mira dai belligeranti”, aggiunge lo storico. “Le centinaia di check-points insediati dall’esercito israeliano non fanno che rafforzare le frizioni e le tensioni, come è stato dimostrato recentemente da un rapporto pubblicato dallo stesso esercito israeliano”.

Dialogo tra le bombe

Tra gli argomenti in discussione a Berna vi sono inoltre le iniziativa di pace lanciate negli ultimi tempi, a cominciare dalla cosiddetta Iniziativa di Ginevra, sostenuta con mezzi finanziari e logistici dalla Confederazione.

“L’iniziativa di Ginevra è il piano più creativo, preciso, completo e soprattutto ragionevole per risolvere il conflitto”, afferma Pascal de Crousaz

“Ma anche questa iniziativa non ha nessuna possibilità di venir concretizzata a corto termine. Il governo di Sharon e una parte dell’opposizione laburista la respingono e gli Stati uniti non vogliono adottarla”.

Oltre a questa, diverse altre proposte di dialogo sono state avanzate negli ultimi anni, come la “People’s voice initiative”, lanciata dall’israeliano Ami Ayalon, ex-responsabile dei servizi di sicurezza dello Shin Bet, e dal palestinese Sari Nusseibeh, presidente dell’Università Al Quds di Gerusalemme.

In questa iniziativa sono coinvolte anche alcune personalità presenti alla conferenza di Berna, attesa con interesse da Pascal de Crousaz.

“Per preparare il terreno e far maturare gli spiriti verso una svolta diplomatica, bisogna continuare a sostenere apertamente queste idee e incoraggiare il dibattito in seno alla società israeliana e palestinese”.

Non a caso, gli sforzi diplomatici costituiscono uno dei temi della conferenza organizzata dal Dipartimento federale degli affari esteri, palestinesi e israeliani.

Margine di manovra ridotto

La conferenza di Berna si svolge in un contesto molto particolare, come spiega Pascal de Crousaz: “L’adozione da parte del governo israeliano del piano di ritiro da Gaza e la sua prevista applicazione entro la fine dell’anno prossimo costituiscono una prima tappa positiva”.

“A condizione però che tutti i membri della comunità internazionale rafforzino la pressione sui protagonisti della Road Map (il piano di pace sostenuto da Stati uniti, Russia, Unione europea e ONU)”.

swissinfo, Frédéric Burnand
(traduzione Armando Mombelli)

Fatti e cifre

Le autorità svizzere sono favorevoli alla creazione di uno Stato palestinese, conformemente alla Road Map.
Il governo elvetico chiede inoltre il ritiro delle truppe israeliane dai Territori palestinesi.
Berna chiede con insistenza a entrambe le parti di rispettare il diritto umanitario.

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In breve

La Svizzera sostiene con mezzi finanziari e logistici l'Iniziativa di Ginevra sulla pace tra israeliani e palestinesi.

La Confederazione collabora con ONG israeliane e palestinesi che incoraggiano il dialogo.

Le autorità elvetiche finanziano inoltre le organizzazioni internazionali che devolvono aiuti umanitari in Medio Oriente.

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