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E-government: d’accordo, ma senza fretta

Due terzi degli svizzeri sono collegati alla rete elettronica, ma solo un terzo si serve regolarmente di Internet

(Keystone)

Secondo un sondaggio, la maggioranza della popolazione è favorevole sia al voto elettronico che allo sportello virtuale dell’amministrazione pubblica.

Una rapida introduzione dell’e-voting e dell’e-government si scontra però a non pochi problemi.

“Il voto e lo sportello elettronico rappresentano un giusto obbiettivo, non bisogna però accelerare i tempi” ha sottolineato venerdì a Berna il politologo Claude Longchamp.

Il direttore dell’Istituto di ricerche GfS ha presentato uno studio sull’e-government, richiesto dalla Confederazione per sondare gli interessi e i bisogni della popolazione in vista della creazione di una vasta rete di servizi elettronici da parte dell’amministrazione pubblica.

Se gli interessi esistono, i bisogni sono ancora oggi molto imprecisi. E, soprattutto, le possibilità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione comportano rischi non indifferenti.

Internet molto diffuso ma ancora poco utilizzato

La Svizzera figura tra i paesi in cui Internet è più diffuso: secondo lo studio, il 64% della popolazione dispone di un accesso alla grande rete elettronica mondiale.

“Questi dati vanno però relativizzati” ha tenuto a precisare Lukas Golder, politologo dell’Istituto GfS. “In realtà, soltanto un terzo degli svizzeri utilizza regolarmente i servizi online”.

I nuovi orizzonti offerti da Internet rimangono quindi ancora sconosciuti alla grande massa. E, per di più, Internet continua a dividere le classi sociali.

Solo il 26% delle persone con un livello di formazione basso è collegato al web, mentre nella categoria con un alto livello di formazione questa quota raggiunge l’80%.

E-government ancora prematuro

Attualmente, secondo Claude Longchamp, l’e-government può quindi favorire soltanto un’élite: “Lo Stato deve orientarsi verso un prodotto che si rivolge alla massa e non ad una minoranza che si muove già facilmente nelle nuove tecnologie dell’informazione”.

E il progetto rimane oltretutto troppo costoso, se si tiene conto che i potenziali utenti costituiscono tuttora un fetta troppo limitata della popolazione.

In base al sondaggio, lo sportello elettronico non seduce più di quel tanto la popolazione: il 27% delle persone interrogate lo considera molto positivamente, il 43% è favorevole, ma solo a determinate condizioni, e il 30% lo rifiuta.

Per poter concretizzare il progetto e-government, bisognerà superare ancora molte resistenze e altrettanti timori. Le maggiori opposizioni riguardano infatti la protezione dei dati personali e il rischio di esporre i cittadini ad un'asfissiante sorveglianza da parte dell’apparato statale.

Aspettative ridotte per l’e-voting

Molto meno controverso, l’e-voting è auspicato dal 72% delle persone intervistate. Ma, secondo Longchamp, anche il voto elettronico verrebbe utilizzato attualmente soltanto da una frangia ristretta della popolazione.

“Se teniamo conto che soltanto il 40% degli aventi diritto partecipano alle votazioni e solo una parte di questi si servono di Internet, possiamo dedurre che il potenziale di utenti non supera il 15% degli svizzeri”.

Per il politologo, l’e-voting e l’e-government interessano sicuramente molto di più gli svizzeri dell’estero. Da loro, Longchamp si attende importanti impulsi e pressioni per una più rapida introduzione di questi strumenti.

Strategia molto prudente

Il sondaggio non mette assolutamente in questione l’utilità del voto elettronico e dello sportello virtuale. Dovranno però venir introdotti “in modo graduale, partendo dai bisogni reali della popolazione”.

Un compito non facile, tanto più che attualmente, secondo il sondaggio, la maggior parte dei cittadini non sono in grado di formulare più di 2 o 3 desideri precisi nei confronti di un futuro sportello elettronico fornito dagli enti pubblici.

Per la vicecancelliera Hanna Muralt Müller, l’inchiesta dimostra che “l’amministrazione federale deve muoversi, come finora, con prudenza verso gli sportelli virtuali, seguendo la strategia voluta dal Consiglio federale per la nuova società dell’informazione”.

La prima tappa è stata l’apertura del sito www.ch.ch, destinato a fornire una piattaforma di collegamento tra i numerosi siti della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni. Questo portale, ancora piuttosto un cantiere, assumerà una versione definitiva soltanto dal 2005.

Inizialmente servirà soprattutto a fornire informazioni utili: ad esempio un promemoria per chi intende cambiare domicilio. Per poter usufruire di veri servizi, ad esempio registrare elettronicamente il proprio cambiamento di domicilio, bisognerà però aspettare ancora molti anni.

La prudenza delle autorità potrebbe quindi venir confusa anche con la lentezza.

“No” ribatte Hanna Muralt Müller “quando abbiamo detto che ci vorranno almeno 10 anni per introdurre l’e-voting, si è sollevato un coro di reazioni quasi indignate. Oggi, se pensiamo soltanto al problema della firma elettronica, tutti si rendono conto che si tratta di un progetto molto complesso”.

swissinfo, Armando Mombelli

Fatti e cifre

Il 64 % della popolazione svizzera dispone di un collegamento a Internet.
Il 72% desidera in futuro poter votare elettronicamente.
Il 27% auspica l'introduzione di uno sportello virtuale, il 43% è favorevole ma con alcune riserve.

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In breve

Attualmente sia la Confederazione che i 26 Cantoni offrono informazioni su Internet. Circa il 90 % dei Comuni sono inoltre collegati online.

Per offrire una piattaforma comune, gli enti pubblici hanno aperto il sito www.ch.ch, che si trova ancora in fase sperimentale.

Dal 2005 dovrebbe servire da sportello elettronico di informazioni e, gradualmente, di servizi virtuali: notifica di cambiamenti di indirizzo, immatricolazioni, rilascio di carte di identità, dichiarazione di imposte, ecc.

Secondo un sondaggio, realizzato dall'Istituto di ricerche GfS, la maggioranza della popolazione è favorevole al governo e al voto elettronico.

Numerose interrogativi dovranno ancora venir risolti, soprattutto in materia di protezione dei dati e di democratizzazione dell'accesso a Internet.

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