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Chi pecca, paga

Dopo 7 anni di presidenza della COMCO, Walter Stoffel lascerà l'incarico il prossimo mese di giugn

(Keystone)

Dal 2003, il diritto svizzero in materia di concorrenza contempla sanzioni dirette contro chi commette infrazioni. Per Walter Stoffel, che ha assunto la presidenza della Commissione della concorrenza lo stesso anno, l’aver fatto uso di questo strumento gli è valso dure critiche dagli ambienti economici.

Per l’economia svizzera un regime di concorrenza perfettamente funzionante è di primaria importanza. Se alcuni prodotti continuano a essere più cari rispetto all’estero, se le ditte non rispettano le regole del gioco e infrangono le leggi o se il potere di mercato viene messo fuori gioco, a farne le spese e a essere chiamati in causa siamo tutti quanti: consumatori, aziende e politici.

Ecco quindi perché nella politica economica elvetica anche la Commissione della concorrenza (COMCO) svolge un ruolo chiave e il suo presidente si trova spesso sotto il fuoco incrociato degli attori economici e della popolazione.

Presidente della COMCO dal 2003 fino al prossimo mese di giugno, Walter Stoffel è stato il primo a poter comminare sanzioni dirette che, vista la loro entità ragguardevole – fino a centinaia di milioni di franchi – qualche brutto ricordo l’hanno certamente lasciato.

swissinfo.ch: Quando si parla di concorrenza e abuso di mercato spesso nel discorso spuntano anche la Commissione della concorrenza e la Protezione di consumatori. In cosa si differenziano queste due autorità?

Walter Stoffel: Le due autorità vengono giustamente considerate l’una insieme all’altra. Se la concorrenza funziona i consumatori hanno tutto da guadagnarci. D’altronde, lo scopo della concorrenza è proprio garantire il benessere dei consumatori.

In Svizzera, oltre all’autorità garante della concorrenza possiamo contare anche su un sorvegliante dei prezzi al quale i consumatori possono presentare tutti i loro reclami. Per legge, quest’ultimo coopera strettamente con la COMCO e partecipa alle sue sedute con voto consultivo.

Naturalmente il sorvegliante dei prezzi ha anche un proprio compito da assolvere che è quello, per l’appunto, di sorvegliare i prezzi laddove la concorrenza non funziona. Le due istituzioni si completano e collaborano in perfetta sintonia.

swissinfo.ch: L’autorità garante della concorrenza è più sollecitata in un piccolo Paese che in una grande nazione? I rischi di cartelli o abusi sui quali occorre vigilare sono diversi?

W.S.: Rispetto agli altri Paesi europei, i problemi e i compiti sono fondamentalmente gli stessi. E la Svizzera è meno piccola di quel che si crede. Con quasi otto milioni di abitanti il mercato è notevole e le grandi imprese sono numerose. Nel raffronto europeo un Paese piccolo è ad esempio il Lussemburgo.

Rispetto ai Paesi confinanti, invece, siamo decisamente più piccoli. È quindi inevitabile che ci si conosca meglio.

Inoltre, abbiamo una certa tradizione di cooperazione e poiché qui da noi c’è meno spazio per le imprese di dimensioni critiche, i casi di società che detengono una posizione dominante sul mercato sono più frequenti. Nei Paesi più grandi, invece, è probabile che l’esistenza di cartelli, ossia di accordi sottobanco, sia più diffusa.

swissinfo.ch: Come siete messi con gli strumenti a vostra disposizione? È più facile per voi scoprire gli abusi e sanzionare i colpevoli rispetto ai vostri colleghi tedeschi o europei?

W.S.: Le basi legali e gli strumenti a nostra disposizione sono identici a quelli europei. La legge svizzera è in linea con gli standard UE.

Per contro, abbiamo un ritardo da colmare sul piano dei collaboratori. Un potenziamento del 15-20% del nostro organico sarebbe senz’altro opportuno. Allo stato attuale delle cose, basta che una o due fusioni vadano ad aggiungersi alla mole di lavoro ordinario è la nostra commissione è bloccata.

swissinfo.ch: Quali ripercussioni ha sul vostro lavoro la forte interdipendenza delle imprese svizzere con il resto del mondo? In qualità di autorità nazionale garante della concorrenza come giudica la collaborazione con gli organi omologhi a livello internazionale?

W.S.: Questa domanda tocca un punto fondamentale e al momento dolente della faccenda. Le nostre difficoltà si ricollegano al problema più ampio che è la nostra posizione nel contesto europeo. A questo proposito, il Paese sta ancora cercando una propria collocazione.

La collaborazione con le autorità dei Paesi che confinano con la Svizzera, con la Direzione generale della Concorrenza di Bruxelles e con le commissioni della concorrenza d’oltreoceano è eccellente e frequente, ma si limita per forza di cose allo scambio di informazioni accessibili a tutti e non confidenziali relative a procedure in corso.

Questa limitazione vale in entrambe le direzioni ed è per tutti un grande svantaggio. In Svizzera infatti, l’economia è perlopiù europea e quindi anche le violazioni della libera concorrenza oltrepassano i confini elvetici.

Quando gli abusi avvengono al di là dei confini nazionali, sia noi che le autorità europee nostre omologhe abbiamo le mani legate. Per questo motivo, dal 2003 ci battiamo affinché Berna stipuli un accordo di cooperazione con l’UE e successivamente anche con i Paesi limitrofi.

Il testo è pronto e attualmente si trova sui tavoli del Dipartimento dell’economia. Si tratta ora di approvare – spero in tempi brevi – il mandato per l’avvio di negoziati in tal senso.

swissinfo.ch: Il 2003 ha segnato l’inizio della sua presidenza della COMCO. In questi anni ha assistito in prima persona a numerosi abusi. Quali sono i casi che l’hanno colpita maggiormente?

W.S.: Senza dubbio il cartello dell’asfalto in Ticino. Questo abuso è stato commesso nel periodo di transizione precedente il 1° aprile 2005, data fissata per l’entrata in vigore delle sanzioni. La COMCO aveva scoperto il cartello già nel 2003 e le indagini erano in pieno svolgimento.

Tuttavia, poiché a causa del periodo di transizione le sanzioni potevano essere comminate solo dall’aprile del 2005, il cartello è proseguito imperterrito fin quasi la fine di marzo 2005 quando è stato finalmente rimosso. Pur sapendo che il loro operato era illegale e che avrebbero dovuto sciogliere immediatamente il cartello, gli asfaltatori ticinesi coinvolti hanno scaltramente sfruttato la possibilità di continuare a infrangere la legge senza incorrere in sanzioni. Semplicemente scandaloso!

Alexander Künzle, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento di Sandra Verzasconi Catalano)

COMMISSIONE DELLA CONCORRENZA

In quanto autorità di milizia, la Commissione della concorrenza (COMCO) è un organo federale indipendente con una propria segreteria.

È composta da 12 membri eletti dal Consiglio federale ed è diretta da un presidio formato da tre persone.

La COMCO salvaguarda la libera concorrenza avvalendosi degli strumenti previsti dalla legge sui cartelli.

Combatte i cartelli che nuocciono alla libera concorrenza e vigila affinché le imprese che detengono una posizione dominante non commettano abusi.

Controlla le fusioni di imprese e impedisce le limitazioni statali della concorrenza.

Le decisioni della COMCO possono essere impugnate dinanzi al Tribunale amministrativo federale e, in seconda istanza, al Tribunale federale.

Oltre a prendere decisioni, la COMCO emana raccomandazioni e stila perizie e pareri destinate alle autorità politiche su questioni riguardanti la concorrenza.

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I 7 ANNI DI WALTER STOFFEL

Dopo 12 anni trascorsi in seno alla COMCO di cui 7 come presidente, il prossimo 30 giugno il professore di diritto friborghese Walter Stoffel lascerà l’incarico.

Sotto la sua presidenza è stata realizzata la revisione delle disposizioni di diritto materiale della legge sui cartelli e sono state introdotte sanzioni dirette.

Tra le decisioni importanti prese dalla COMCO durante il suo mandato spiccano le sanzioni nel settore delle costruzioni (vedi gare di appalto pubbliche in tutta la Svizzera, cartello dell’asfalto in Ticino).

Decisioni di rilievo sono state prese anche contro l’isolamento del mercato svizzero, ad esempio nei settori dell’importazione di automobili e dell’importazione parallela di beni brevettati (vedi principio del Cassis de Dijon in relazione al caso Elmex), e contro chi vuole che la Svizzera rimanga un’isola dai prezzi alti.

L’occhio vigile della COMCO non ha risparmiato neppure il commercio al dettaglio (Migros-Denner, Coop-Carrefour), la sanità, i media e le carte di credito.

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