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I sindacati avvertono: la crisi non serva da pretesto

(Keystone)

Il 2009 si annuncia un anno difficile. Ciononostante, ammonisce l'Unione sindacale svizzera, la crisi economica non deve essere utilizzata come scusa per effettuare tagli sul personale e indebolire lo Stato sociale.

Lo spauracchio della recessione è reale: da più parti sono evocati scenari a tinte fosche, che non lasciano presagire nulla di buono per le aziende e soprattutto per i loro impiegati.

Proprio alla luce di queste prospettive, l'Unione sindacale svizzera (Uss) ha chiesto ai datori di lavoro – nell'ambito della tradizionale conferenza stampa di inizio anno, tenutasi lunedì a Berna – di impegnarsi attivamente per lottare contro la disoccupazione.

Secondo l'Uss, infatti, le casse delle imprese hanno avuto modo di rimpinguarsi durante gli anni di crescita, ciò che consente loro di mantenere gli organici anche in un periodo meno redditizio. «Non è ammissibile attuare misure di razionalizzazione utilizzando il pretesto della crisi finanziaria», ha affermato Daniel Lampart, capo economista presso l'Uss.

I mezzi non mancano

L'Uss ha criticato le misure finora adottate dalla Confederazione e dagli ambienti economici per combattere la crisi, giudicandole insufficienti e inadeguate. Secondo la centrale sindacale, è necessario ripensare la politica economica, mettendo l'accento sui bisogni sociali della popolazione e lottando segnatamente contro la disoccupazione.

Facendo riferimento al piano di salvataggio in favore di Ubs, definito «colossale» e senza sufficienti contropartite, il presidente dell'Uss Paul Rechsteiner ha affermato che i mezzi per concretizzare le misure anti-recessione non mancano evidentemente.

Egli ha poi aggiunto che gli attuali dirigenti dell'economia privata e del governo sono legati a cavalli di battaglia come la deregolamentazione, la privatizzazione e la diminuzione delle imposte per le sfere più abbienti della popolazione. Secondo Rechsteiner, nulla lascia presagire che queste convinzioni possano cambiare in tempo di crisi.

Salari e fiscalità

Daniel Lampart ritiene che nel 2009 il tasso di disoccupazione in media annuale raggiungerà il 3,3%: entro la fine del 2009, i disoccupati potrebbero così essere 160'000. Nel 2010, sempre secondo le stime dell'Uss, in assenza di adeguate misure questa tendenza si rafforzerà ulteriormente e 200'000 cittadini rischiano di essere privi di un impiego.

Per combattere questa spirale, l'Uss promuoverà una politica salariale favorevole ai redditi medio-bassi. In quest'ottica si inserisce la campagna in favore della retribuzione minima: 3'500 franchi mensili (4'500 franchi per chi ha svolto una formazione professionale).

Parallelamente, i sindacati intendono lottare contro le elevate retribuzioni dei top-manager. La soluzione, secondo l'Uss, è costituita dal divieto di indicizzare i salari sul corso dell'azione e dalla definizione di limiti precisi.

In ambito fiscale, l'Uss contesta la politica volta a favorire essenzialmente i redditi più elevati. Per questo motivo, è stato ribadito lunedì, l'organizzazione si opporrà a progetti quali il tasso unico per l'Iva e una nuova riforma sull'imposizione delle aziende.

L'Uss domanda parimenti un programma d'investimenti dell'ordine dell'1% del prodotto interno lordo (Pil), per esempio nel settore dei trasporti pubblici.

Inoltre, l'organizzazione ritiene che il lavoro ridotto può essere introdotto unicamente in casi eccezionali e chiede al governo di aumentare da 12 a 18 mesi la durata massima del contributo versato dalla Confederazione alle aziende che lo applicano. L'organizzazione sollecita inoltre la rinuncia a tagli nella formazione continua.

Rinforzare lo Stato sociale

Per l'Uss, soprattutto durante un periodo di crisi le istituzioni sociali costituiscono un fattore indispensabile di stabilizzazione economica. A questo proposito, Rechsteiner giudica «una pura e semplice regressione» l'undicesima revisione dell'Assicurazione vecchiaia e superstiti. L'Uss si dice quindi pronta a combattere il progetto mediante un referendum.

La centrale sindacale auspica inoltre l'innalzamento degli assegni per figli da 250 a 300 franchi nonché maggiori entrate per compensare i crescenti costi dell'assicurazione contro la disoccupazione e di quella in caso di invalidità.

Consolidamento del servizio pubblico

Infine, un'ulteriore sfida per il 2009 è rappresentata dal consolidamento del servizio pubblico. Secondo l'Uss, il fiasco della liberalizzazione del mercato dell'elettricità illustra perfettamente la grande efficacia del servizio pubblico.

Altre liberalizzazioni nei settori della scuola, della salute e delle infrastrutture vanno quindi impedite, ritiene la centrale sindacale. In tal senso, l'Uss assicura che sorveglierà la Posta: non vi potrà essere alcun ulteriore passo verso la liberalizzazione senza un contratto collettivo di lavoro di obbligatorietà generale.

swissinfo e agenzie

Casi sociali in aumento

Anche la Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS) si preoccupa per le conseguenze della crisi economica: per i prossimi anni l'organo prevede infatti un aumento del numero dei beneficiari dell'assistenza sociale.

Concretamente, la COSAS stima che entro il 2011 le persone bisognose passeranno dalle attuali 250'000 a oltre 300'000.

La Conferenza raccomanda quindi ai cantoni e comuni di adottare tempestivamente i provvedimenti necessari per fronteggiare la situazione che sta delineandosi. In particolare, li invita a dotare i servizi sociali di un maggior numero di effettivi.

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Salario minimo

L'Unione sindacale svizzera (Uss) ha lanciato una campagna in favore di salari minimi dignitosi, in particolare nel settore alberghiero/ristorativo, dei trasporti stradali e dell'industria.

In Svizzera, circa l'11% dei salari sono inferiori a 3'500 franchi al mese ed uno stipendiato su cinque guadagna meno di 4'000 franchi. Secondo l'USS, si tratta di un grave problema contro il quale è necessario intervenire.

Dieci anni fa, l'associazione aveva proposto uno stipendio di 3'000 franchi; oggi caldeggia un minimo di 3'500 franchi per coprire il rincaro. Inoltre, la soglia minima per chi possiede una formazione professionale dovrebbe essere fissata a 4'500 franchi lordi. Le paghe orarie non dovrebbero situarsi al di sotto di 20 franchi.

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