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Il cioccolato svizzero é sempre più apprezzato

Difficile resistere!

(Keystone)

La Svizzera conferma la propria immagine di patria del dolce alimento: durante lo scorso anno – oltre alle esportazioni e alle importazioni – è aumentato pure il consumo pro capite.

Nel 2007, ogni svizzero ha gustato in media 12,3 chilogrammi di cioccolato, ossia mezzo chilo in più rispetto all'anno precedente. Il 60% della produzione nazionale viene venduto al di fuori della Confederazione.

Il 2007 è stato un anno estremamente positivo per l'industria svizzera del cioccolato: il giro d'affari é infatti aumentato del 9% a 1,66 miliardi di franchi, per un volume in crescita dell'8% a 181'266 tonnellate.

I risultati sono stati comunicati venerdì da Chocosuisse, la federazione dei fabbricanti svizzeri di cioccolato; l'organizzazione ha aggiunto che l'anno scorso sono stati creati 300 nuovi posti di lavoro.

Cioccolato da esportazione

Il dinamismo registrato durante gli ultimi dodici mesi si spiega soprattutto con l'aumento delle esportazioni: il 61% del totale della produzione è finito all'estero (59% nel 2006), sottolinea Chocosuisse. Il fatturato realizzato oltre confine é quindi progredito del 14% a 833 milioni di franchi, con volumi in aumento dell'11% a 109'609 tonnellate.

Fra le circa 150 nazioni che importano cioccolato elvetico, il mercato più importante si conferma la Germania (18,7%), seguita da: Gran Bretagna (13,7%), Francia (9,6%) e Stati Uniti (7,9%).

Profeta in patria

Anche il mercato indigeno si é comunque dimostrato dinamico, malgrado l'elevato grado di saturazione, scrive Chocosuisse. Le vendite sono salite del 5% a 829 milioni (volume: +3% a 71'657). La domanda ha segnatamente approfittato del clima al consumo sempre favorevole e del notevole incremento dell'attività turistica.

Il cioccolato importato continua però a crescere: ora la quota è del 31%. Il totale del consumo nazionale ha raggiunto le 93'501 tonnellate: ogni abitante ha quindi mangiato l'anno scorso, in media, 12,3 chili di cioccolato, ossia 400 grammi in più del 2006. I 18 produttori raggruppati nell'associazione federativa Chocosuisse danno lavoro a 4'500 persone.

Dolce souvenir

Storicamente, ricorda Chocosuisse in una delle sue pubblicazioni, gli anni tra il 1890 ed il 1920 segnarono l'inizio dei successi dell'industria svizzera del cioccolato. Il numero delle aziende che lo producevano salì da 13 a 23 tra il 1888 ed il 1910. Nel contempo, le persone occupate aumentarono da 528 a 5'547.

Non è un caso che questo periodo sia stato concomitante con il grande periodo del turismo nella Confederazione. Le migliaia di persone appartenenti alle più alte sfere della società di tutto il mondo, che trascorsero le loro vacanze in Svizzera, «furono i migliori ambasciatori ed ebbero occasione di conoscere e apprezzare sul posto il cioccolato svizzero, diffondendone poi la fama nei loro paesi d'origine».

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Vendite di cioccolato (in tonnellate): 181'266,
di cui 71'657 in Svizzera;
Esportazioni: 109'609.

Mercati principali:
Germania: 18,7% delle esportazioni;
Gran Bretagna: 13,7%;
Francia: 9,6%;
Stati Uniti: 7,9%

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IL CACAO

Il cacao (Theobroma cacao, L. 1753) è una pianta della famiglia delle Sterculiaceae, originaria dell'America meridionale. Il significato di «Theobroma» è «Cibo degli Dei». Era già stato riconosciuto dagli Olmechi, dai Toltechi, dai Maya e dagli Aztechi che ci hanno tramandato il nome di «cacauatl».

I Maya lo coltivavano già attorno all'anno 600 in America Centrale dove realizzarono le prime piantagioni che si conoscono. Utilizzavano le fave di cacao, per preparare una bevanda molto nutriente e saporosa chiamata «Xocolatl», nome dal quale deriva certamente l'attuale «cioccolato».

L'Ordinananza svizzera sulle derrate alimentari del 1° luglio 1995 indica le prescrizioni circa le denominazioni permesse e la composizione dei prodotti. Le prescrizioni svizzere si allineano a quelle dell'Unione europea. Dal 1995, in Svizzera, il cioccolato può contenere al massimo il 5% di grassi vegetali, altri che il burro di cacao. Il contenuto minimo di componenti del cacao deve però essere in ogni caso rispettato.

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