La frenata degli indipendentisti catalani non risolve nulla

L'indipendenza della Catalogna dichiarata il 10 ottobre da Carles Puigdemont è durata un minuto. Keystone

La stampa svizzera commenta con opinioni contrastanti la decisione del presidente Carles Puigdemont di dichiarare, per poi sospenderla subito, l’indipendenza della Catalogna. I quotidiani sono però d’accordo sul fatto che la crisi tra Barcellona e Madrid è lungi dall’essere risolta.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 ottobre 2017 - 09:50

«All’ultimo momento, il governo separatista catalano ha deciso di tirare il freno», commentano la Luzerner Zeitung e la Aargauer Zeitung. Le grandi pressioni esercitate dall’Unione europea, dal governo spagnolo e anche dal popolo catalano - nel quale gli indipendentisti non hanno la maggioranza - hanno ovviamente avuto effetto, osservano i due quotidiani svizzero tedeschi.

In un discorso che rimarrà negli annali per le sue ambiguità e le cose non dette, l’uomo forte della Catalogna ha forse voluto salvare l’essenziale, ovvero la pace civile, in particolare tra catalani, ritiene La Liberté. Il presidente catalano è «furbo, non vigliacco», affermano nel loro editoriale comune Der Bund e Tages-Anzeiger, secondo cui Carles Puigdemont ha resistito alla tentazione di scrivere la storia del mondo. Per i due giornali, «i richiami provenienti dai suoi propri ranghi e il timore di un’imminente crisi economica, lo hanno portato a decidere in favore di una de-escalation. Cambiando il tono del suo discorso, ha guadagnato tempo e libertà di movimento».

Di tutt’altro avviso, la Neue Zürcher Zeitung (NZZ) paragona la decisione del presidente catalano al naufragio del Titanic. In Catalogna, analizza, «è in atto un “si salvi chi può”. Innanzitutto sono stati i banchieri e gli imprenditori a prendere il largo e a installare le loro tende al di fuori della Catalogna. Sono poi stati seguiti da cittadini preoccupati che hanno fatto delle lunghe code davanti alle banche, tentando di mettere al sicuro i loro soldi nelle regioni vicine di Aragona e Valencia». Il “capitano” Puigdemont, commenta la NZZ, non vuole credere che la sua nave, chiamata “Indipendencia”, si sia scontrata con un iceberg e che affonderà lentamente, ma sicuramente. In quello che viene definito un «oltraggio alla Catalogna», la Regione Ticino sostiene che «una dichiarazione di indipendenza abbozzata a mezza voce e subito sospesa è una sconfitta per l’indipendentismo».

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Per il momento il conflitto tra Barcellona e Madrid è stato congelato, anziché intensificato, scrivono Der Bund e Tages-Anzeiger. Ma il piano unilaterale di scissione è solo rimandato, rammenta la Aargauer Zeitung. «Il conflitto è lungi dall’essere concluso e dovrebbe presto riaffiorare. Il ritardo non cambierà di molto la situazione di base: il governo spagnolo ha già annunciato che non vede alcun margine negoziale».

Per Le Temps, gli indipendentisti intendono proseguire nella loro «strategia della tensione». E questo malgrado gli appelli al dialogo, la mano apparentemente tesa al resto del paese e la “maggioranza silenziosa” del popolo catalano che desidera rimanere spagnola. «Il gioco, sempre che si tratti di un gioco, non è mai stato così pericoloso. In Catalogna, come in Spagna, il punto di non ritorno è vicino».

Se la Catalogna diventasse indipendente, si ritroverebbe sola, fuori dall’Ue e dalla sua protezione monetaria, avverte la Tribune de Genève, secondo cui «per uscire dall’impasse, bisogna ritornare all’arte della politica. Tocca al governo spagnolo avere la nobiltà del primo passo per stabilire l’indispensabile dialogo».

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