Sanità: formare più personale e renderlo felice

La Svizzera forma solo due terzi del personale sanitario di cui avrebbe bisogno per garantire il ricambio generazionale. I cantoni chiedono di sostenere la formazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 dicembre 2009 - 18:25

Per ora, la penuria di personale è compensata dal ricorso all'immigrazione. Ma in futuro – si legge in un rapporto commissionato dalla Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (CDS) e da OdASanté, l'organizzazione per la formazione professionale nel settore sanitario – le cose potrebbero andare diversamente.

Nel rapporto, presentato l'11 dicembre a Berna, si giunge alla conclusione che per garantire a lungo termine un numero di effettivi sufficiente è necessario stimolare la formazione e introdurre rapidamente misure di salvaguardia del personale.

Un terzo circa del personale ospedaliero è di nazionalità straniera. Il numero delle infermiere e degli infermieri diplomati ogni anno copre solo il 52% del fabbisogno. In cifre assolute, mancano 2'400 diplomati l'anno.

L'impiego di personale straniero è una soluzione utilizzata soprattutto nei cantoni di frontiera. «La penuria comincia però a toccare anche gli altri paesi e la Svizzera non potrà ben presto più assumere personale formato all'estero», ha spiegato Pierre-Yves Maillard, presidente della CDS.

Per la CDS e OdASanté bisogna aumentare il numero dei diplomati attraverso il finanziamento di nuovi posti di praticantato. Inoltre, va fatto un buon lavoro di comunicazione, in grado di spingere sempre più giovani verso le professioni del settore.

Non da ultimo, è necessario migliorare le condizioni di lavoro. «Constatiamo che i professionisti della salute abbandonano il proprio posto di lavoro più facilmente rispetto a quanto avviene in altri settori», ha sottolineato Bernhard Wegmüller, presidente di OdASanté. Tra gli interventi proposti, ci sono – oltre all'aumento dei salari – la creazione di asili nido e l'impiego a tempo parziale, misure che permetterebbero di meglio conciliare lavoro e famiglia.

swissinfo.ch e agenzie

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