Opinione
Swiss Made

Start-up e politica: due mondi che si scontrano

In forte crescita in Svizzera, le start-up attirano investimenti, creano posti di lavoro e fanno conoscere l’innovazione “swiss made” nel mondo. Ma finora rimangono poco sostenute dalla politica. È giunto il momento di cambiare, afferma la deputata Judith Bellaiche, che ha creato un gruppo parlamentare per sostenere queste imprese innovative.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 agosto 2020 - 13:00
Judith Bellaiche, consigliera nazionale

Nel dicembre scorso, poco dopo la mia elezione in Consiglio nazionale, ho avuto l’occasione di prendere la parola durante la mia prima sessione del Parlamento per esprimermi su un tema importante per le start-up. In discussione vi era la proposta di facilitare la creazione di un'impresa: in casi non complicati, sarebbe stato possibile costituire una società senza procedura notarile, ciò avrebbe rappresentato una grande agevolazione soprattutto per le startup.

Considerata la misera posizione della Svizzera nel confronto internazionale in questo campo (77° rango per quanto riguarda il criterio "Facilità di avvio di un'impresa"), sembrava un caso chiaro: ero convinta che il Parlamento avrebbe approvato questo cambiamento. Poi sono caduta da tutte le nuvole quando questa proposta è stata bocciata, vittima degli interessi particolari dei notai. I politici avevano deciso che anche in futuro dovremo sopportare procedure complicate, lunghe e costose per la creazione di un’impresa.

"Le nostre start-up si trovano ancora nell'angolo cieco della politica."

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Questo mi ha fatto capire all'improvviso che alla politica piace sostenere a livello retorico le start-up. Ma quando si tratta di azioni concrete, rimane senza coraggio e non vuole imboccare nuove strade. Oppure predomina semplicemente una mancanza di consapevolezza dell'importanza di un ecosistema favorevole alle start-up e a un’economia in grado di affrontare le sfide future.

Ad esempio, con il tanto lodato pacchetto statale di salvataggio delle imprese durante la crisi del coronavirus non si è tenuto conto delle start-up. I prestiti per le aziende e le indennità per lavoro ridotto sono stati ben concepiti, la loro attuazione e la loro erogazione perfettamente orchestrate. Ma non erano adatti alle start-up. I criteri di erogazione non erano adeguati alla natura di una start-up in termini di logica occupazionale o di finanziamento. La liquidità è generalmente scarsa presso le start-up, per le quali sorge rapidamente un problema di sussistenza.

Nell'angolo cieco della politica

Per mancanza di consapevolezza o per disinteresse: quando si tratta di cose importanti, le nostre start-up si trovano ancora nell'angolo cieco della politica. Certo, sono ammirate per le loro idee entusiasmanti (fantastico!) e le valutazioni vertiginose (follia!). Ma quando si tratta di plasmare le condizioni quadro politiche e sociali, le start-up non sono viste come una parte a pieno titolo dell'economia, ma vengono sminuite, frenate e messe da parte.

Ciò è tanto più difficile da capire in quanto il settore privato ha da tempo riconosciuto i vantaggi di ambiente fertile per le start-up. È grazie all'iniziativa di associazioni e promotori impegnati che un fiorente ecosistema di start-up ha potuto svilupparsi in Svizzera nel corso degli anni – un sistema che, tra l'altro, si sta rivelando gratificante e resistente alle crisi.

I dati semestrali dello Swiss Venture Capital Reports (Rapporto svizzero sul capitale di rischio) mostra una volontà di investimento quasi invariata, nonostante la crisi. Nel primo trimestre del 2020, quasi 800 milioni di franchi sono confluiti nelle start-up, rafforzando la resilienza del loro ecosistema. La consapevolezza che guida gli investitori non si è ancora affermata in politica, ovvero che l'innovazione di alto livello è impensabile senza start-up.

Interesse comune

Se vogliamo mantenere il nostro rango tra i paesi più innovativi e quindi la nostra prosperità, dobbiamo creare uno spazio in cui le start-up possano prosperare. E come in ogni ecosistema, tutti gli attori vivono con un obbiettivo comune, in una simbiosi: start-up, piccole e medie imprese, grandi aziende, incubatori, investitori, lavoratori qualificati e molti altri. La politica, dal canto suo, deve promuovere la fertilizzazione incrociata e la dinamica di questa relazione d’interessi comuni. E non possiamo sottrarci a questa responsabilità. Le start-up sono motori di innovazione, sono una necessità!

È proprio in tempi di crisi che i vantaggi delle start-up diventano evidenti: sono agili e reagiscono rapidamente al loro ambiente e ai cambiamenti. Sono anche abituate ad affrontare i periodi di magra e a trovare soluzioni in condizioni difficili. E, non da ultimo, grazie alle loro affinità digitali, hanno la capacità di utilizzare le crisi come opportunità e di implementare o adattare molto rapidamente il loro modello di business. Questo li rende attraenti per gli investitori a lungo termine.

Coraggio e velocità non fanno parte del DNA politico

Allora, cosa frena la politica? Ho individuato diverse cause che spiegano l’atteggiamento renitente dei politici. Uno dei motivi principali è il crescente disaccoppiamento del Parlamento e dell'amministrazione dalla realtà economica. Da un lato, ciò è dovuto al graduale infiacchimento del sistema di milizia parlamentare e, dall'altro, il ritmo di questi due mondi è completamente diverso. Mentre ci vogliono anni prima che il governo federale prenda una decisione, l'economia si sviluppa rapidamente, lasciando la politica molto indietro.

Un'altra ragione è di origine quasi ideologica: le start-up sono fondamentalmente rischiose. Loro e il loro entourage sono dirompenti, abbattono le frontiere e osano avventurarsi in nuovi territori inesplorati. Le attività delle start-up sono considerate spericolate, visionarie e volatili – e sono quindi associate ad alti tassi di fallimento. Ma il rischio e il fallimento non fanno parte della cultura politica. Al contrario, la politica è organizzata democraticamente ed è quindi prudente, ponderosa ed estremamente avversa al rischio. È qui che i mondi si scontrano.

D'accordo, lo Stato ha una funzione stabilizzatrice e non possiamo aspettarci che si assuma rischi elevati. Ma deve permettere agli attori privati di correre dei rischi. Dovremmo essere grati agli imprenditori in quanto si assumono i rischi che noi stessi non siamo ancora disposti a correre.

Per questo motivo ogni decisione politica dovrebbe essere accompagnata anche dalla questione di quali siano le conseguenze per la nostra capacità innovativa e per i suoi fattori trainanti. Le start-up non sono una moda, sono venute per restare. Ma se rimangono in Svizzera o si stabiliscono in altre parti del mondo dipende in gran parte da come li trattiamo.

Judith Bellaiche

Entrata l’anno scorso in Consiglio nazionale, la zurighese Judith Bellaiche ha dato vita ad un gruppo parlamentare con lo scopo di promuovere le start-up e le Pmi. La deputata dei Verdi liberali fa parte della Commissione dell’economia del Consiglio nazionale e dirige l’associazione Swico, che riunisce le imprese attive nel settore digitale.

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