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Elezioni federali 2019 – Partiti sotto esame "Il presidente dell'OSE persegue un'agenda socialista"

Claudio Zanetti

Claudio Zanetti: "Credo che il nostro impegno per la Svizzera venga apprezzato anche dalle svizzere e dagli svizzeri all'estero."

(Keystone)

L'Unione democratica di centro (UDC) ha votato spesso e apertamente contro gli interessi dell'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE). È quanto emerge da un'analisi svolta da swissinfo.ch. Nell'intervista, il consigliere nazionale UDC Claudio Zanetti, membro del consiglio dell'OSE, prende posizione al riguardo e ribadisce le convinzioni del suo partito. 

swissinfo.ch: Claudio Zanetti, la nostra analisi dei voti in parlamento indica che il suo partito ha sostenuto poco gli interessi degli svizzeri all'estero. È scontento del risultato? 

Claudio Zanetti: swissinfo.ch ha analizzato unicamente gli interessi evidenti degli svizzeri all'estero, quindi quelli promossi dall'OSE. L'estensione dello scambio automatico di informazioni, per esempio, non rientra nella vostra valutazione. L'UDC è stato l'unico partito in parlamento ad opporvisi poiché gli svizzeri all'estero non traggono alcun vantaggio da questi accordi. Anzi, lo scambio automatico di informazioni con alcuni Paesi può essere problematico, se non pericoloso, per loro. In questo caso, l'OSE ha agito a favore del fisco e non dei suoi membri.

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swissinfo.ch: Lei rimprovera all'OSE di non aver difeso gli interessi degli svizzeri all'estero? 

C.Z.: In generale, l'OSE difende naturalmente gli interessi dei suoi membri. Il presidente dell'OSE, Remo Gysin, ha definto però un'agenda politica dalla forte impronta socialista. È per questo motivo che l'analisi di swissinfo.ch evidenzia una grande affinità tra le idee del PS e quelle dell'OSE. Noi dell'UDC riteniamo che quanto non va bene alla Prima, Seconda, Terza e Quarta Svizzera, non può nemmeno andare bene alla Quinta Svizzera. Mi riferisco, per esempio, all'immigrazione incontrollata e all'accordo quadro con l'UE. I principi di politica normativa e regolamentare hanno per noi la priorità. 

swissinfo.ch: Perché siete contrari al voto elettronico? 

C.Z.: Viviamo in un'epoca contraddistinta dalla guerra elettronica. Con l'e-voting non siamo mai sicuri se il risultato di una votazione è corretto o se è stato falsato. In questo modo si mette in dubbio ogni esito scaturito dalle urne, indebolendo così la democrazia. Inoltre, ogni voto degli svizzeri all'estero costa. A Zurigo, già anni fa i costi ammontavano a 30 franchi, pagati dai contribuenti. 

swissinfo.ch: Il servizio pubblico non è mai gratuito. Sono soldi mal spesi? 

C.Z.: Ce lo possiamo permettere. Tuttavia, la maggior parte degli svizzeri all'estero vive in Europa o negli Stati Uniti, dove l'invio delle schede di voto per posta non è assolutamente un problema. Anche chi vive in una zona discosta in Svizzera non si vede transitare ogni sette minuti un tram davanti a casa, come chi abita a Zurigo. Sono scelte personali. Non possiamo certo mettere in pericolo la nostra democrazia, indebolendola.

"Ogni voto degli svizzeri all'estero costa. A pagare sono i contribuenti".

Fine della citazione

swissinfo.ch: Ma in Svizzera abbiamo un'infrastruttura che serve anche le periferie. La nostra Costituzione ricorda che tutti hanno gli stessi diritti. Non è così anche per lei? 

C.Z.: L'uguaglianza non può valere ovunque e in maniera assoluta. Anche il Tribunale federale esige la parità sulla base dell'uguaglianza e legittima la disparità di trattamento sulla base della disuguaglianza. Se tratta una persona che vive in Himalaya in maniera leggermente diversa da uno zurighese, non viola i suoi diritti. Questo trattamento dipende, in buona parte, dalla propria scelta del luogo di domicilio. Non vedo alcuna discriminazione. 

swissinfo.ch: Con l'iniziativa per l'autodeterminazione, l'iniziativa sull'immigrazione e prossimamente l'iniziativa per la limitazione, l'UDC prende continuamente di mira l'accordo sulla libera circolazione delle persone. Se tale intesa dovesse saltare, gli svizzeri che vivono nello Spazio UE/AELS si troverebbero davanti a un futuro pieno di incertezze. Come mai l'UDC non considera questa eventualità? 

C.Z.: Non sono sicuro che gli svizzeri all'estero sarebbero toccati dalla fine dell'accordo sulla libera circolazione delle persone. Secondo me è uno pseudo-argomento. La Svizzera è un Paese che suscita una forte attrattiva. E l'UE lo sa molto bene. Anche se sostiene che la libera circolazione delle persone è la sua maggiore conquista, tutti sappiamo che è il suo maggior problema. Come svizzero voglio poter decidere chi può o non può entrare nel mio Paese. Anche gli svizzeri all'estero non vogliono rinunciare a questo diritto. 

Se vogliamo mantenere il livello del nostro Stato sociale, non possiamo contemporaneamente concedere l'assoluta libertà di circolazione delle persone. Lo dovrebbero sapere anche gli svizzeri all'estero. In gioco ci sono anche le loro casse di previdenza sociale. In fondo vogliono avere anche loro la cassa pensione e la cassa malati in Svizzera.

"Se vogliamo mantenere il livello del nostro Stato sociale, non possiamo contemporaneamente concedere l'assoluta libertà di circolazione delle persone. Lo dovrebbero sapere anche gli svizzeri all'estero".

Fine della citazione

swissinfo.ch: Non è legittimo? 

C.Z.: Certo. E ciò significa che noi, in Svizzera, facciamo le cose meglio che in altri Paesi. Quindi dobbiamo difendere queste conquiste. Ne va anche degli interessi degli svizzeri all'estero. 

swissinfo.ch: Ciò include anche le prestazioni complementari. Il suo partito voleva che chi rientrava in Svizzera dovesse aspettare dieci anni prima di avere diritto a queste prestazioni. Non si tratta di mancanza di solidarietà? 

C.Z.: Lo so, Remo Gysin, il presidente dell'OSE, parla addirittura di una Svizzera a due velocità. Questa differenza c'è davvero: ci sono quelli che versano i contributi, e quelli che li ricevono. Dobbiamo essere solidali con tutti gli svizzeri, ma non con il mondo intero! Se si prendono le decisioni giuste da un punto di vista di politica di regolamentazione, a volte si deve essere capaci di dire di no, anche se può fare male. 

swissinfo.ch: Rischiando così di danneggiare gli interessi dei cittadini svizzeri all'estero? 

C.Z.: Naturalmente. Il governo migliore non è quello che dice sempre di sì e che esaudisce tutte le richieste e distribuisce generosamente denaro. Un'associazione come l'OSE può a volte pensare a breve termine. Deve avanzare le sue richieste. Noi, come partito, dobbiamo invece pensare a lungo termine e difendere gli interessi di tutti. 

swissinfo.ch: E in questo modo, l'UDC rischia di perdere il sostegno di un'importante fetta di elettori? 

C.Z.: Non sono tanto convinto che sia davvero così. Credo che il nostro impegno per la Svizzera viene apprezzato e onorato anche dalle svizzere e dagli svizzeri all'estero.


Traduzione di Luca Beti

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