Eutanasia: la Svizzera guarda all'Olanda con sentimenti contrapposti

In Svizzera, mentre il governo è cauto e la chiesa cattolica si oppone all'eutanasia, l'associazione Exit rivendica il diritto ad una morte dignitosa Keystone

L'Olanda permetterà in futuro l'eutanasia attiva. Martedì il senato dell'Aja ha seguito la camera bassa, approvando una legge che rende legale il suicidio assistito. Un'evoluzione che viene seguita con attenzione anche in Svizzera, dove il dibattito sull'eutanasia è di grande attualità.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 aprile 2001 - 12:14

I senatori olandesi hanno approvato martedì con una maggioranza piuttosto netta - 46 voti contro 28 - una legge che permette ai medici di prestare aiuto attivo nel caso che un paziente terminale decida di mettere fine ai suoi giorni. La norma olandese prevede che il paziente debba esprimere chiaramente ed in maniera inequivocabile il desiderio di morire.

Il medico, che è tenuto ad avere una stretta relazione con il paziente, prima di prestare assistenza al suicidio deve essere giunto alla conclusione che non vi sia alcuna alternativa medica all'eutanasia e che essa sia l'unico modo per evitare sofferenze al paziente. Prima della sua decisione deve consultare un altro medico e sottoporsi al parere di commissioni regionali, che in casi di dubbio possono ricorrere in appello.

La decisione olandese rappresenta una prima mondiale. Ed è indubbiamente destinata a far discutere a lungo. Anche in Svizzera, che pure persegue una politica relativamente liberale.

Il Consiglio federale si oppone all'alleggerimento della norma del codice penale che punisce l'omicidio su esplicita richiesta dell'ammalato (eutanasia diretta attiva). Il governo intende però adeguare la legge alla pratica per le altre forme di assistenza al suicidio, quali l'eutanasia passiva (rinuncia al mantenimento in vita) e l'eutanasia attiva indiretta (sostanze somministrate per lenire le sofferenze).

Da parte sua, la chiesa cattolica si impegna a proteggere la vita a tutti i costi e incoraggia le cure palliative, ha precisato martedì all'ats Marc Aellen, portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS): il Vaticano ha già manifestato il suo disaccordo nei confronti dell'iniziativa olandese.

Consapevole dell'importanza del problema, la CVS sta lavorando alla redazione di un documento «ad hoc» che sarà pubblicato quest'anno. «Non si può accorciare deliberatamente la vita», ha dichiarato Aellen, contestando l'autorizzazione all'assistenza al suicidio in vigore nelle case per anziani della città di Zurigo.

L'associazione per una morte dignitosa EXIT rivendica invece il diritto dei pazienti a mettere fine ai loro giorni. Dovrebbero essere autorizzati a intervenire non solo i medici ma anche altro personale con una formazione specifica: ciò non è previsto dal progetto olandese, ha sottolineato la presidente Elke Baezner.

La Baezner è piuttosto soddisfatta della situazione in Svizzera. E si rallegra, nonostante le riserve di cui sopra, dell'atteggiamento olandese, apprezzando l'attenzione accordata a un problema spesso ignorato e che preoccupa oramai anche i governi. Le leggi possono evitare «scivoloni» ma non possono sostituirsi alla decisione personale del malato, ha aggiunto.

swissinfo e agenzie

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