Fausto Cattaneo: la mafia non dimentica mai

Fausto Cattaneo ha pubblicato recentemente un libro in cui svela come si è infiltrato nei cartelli della droga Keystone Archive

Per evitare troppo stress e orari di lavoro irregolari, sua moglie lo convinse a rinunciare alla gestione del ristorante ereditato dalla famiglia. Fausto Cattaneo è così diventato dapprima poliziotto e poi agente segreto, infiltrato nei cartelli internazionali che, dagli anni '70, hanno cercato di utilizzare anche il Canton Ticino come piattaforma di transito di stupefacenti e di riciclaggio di denaro sporco. La sua attività, riconosciuta e premiata a livello internazionale, ha portato alla confisca di centinaia di chilogrammi di droga e a grandi processi contro membri del crimine organizzato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 marzo 2001 - 14:14

Molti, in giro per il mondo, mi chiamano ancora Signor Bertoni: Pierfranco Bertoni era infatti uno dei nomi di copertura che usavo quando mi infiltravo nei cartelli internazionali dello spaccio di droga. Lavorare come agente infiltrato, undercovered come si dice in gergo, non è stato facile. In diverse missioni ho messo a repentaglio la mia vita e quella dei miei familiari. I boss della droga non ci pensano due volte ad uccidere una persona, anche se è un poliziotto.

Mi sono reso conto che la droga va combattuta ai suoi vertici quando, negli anni '70, ero in forza al servizio antidroga della polizia di Locarno. Ogni giorno avevo a che fare con giovani tossicomani, distrutti dalla schiavitù dell'eroina. Io, poliziotto, dovevo sbattere in galera questi poveretti che, invece, avevano bisogno di assistenza medica e psico-sociale. E mentre, in prigione, i loro problemi non venivano certo risolti, i grossi trafficanti di droga prosperavano e riciclavano tranquillamente i loro guadagni miliardari nelle nostre banche.

Grazie anche alla sua posizione geografica a ridosso delle grandi città industrializzate del nord Italia, negli ultimi 40 anni il Ticino è diventato un importante centro finanziario e bancario. E quando ingenti capitali attraversano le frontiere, non tutti i soldi che arrivano sono "puliti": vi è danaro sottratto al fisco, danaro proveniente dalla criminalità organizzata, dai traffici di droga, dal contrabbando di sigarette. E con i soldi arrivano spesso anche i trafficanti e i criminali.

Non potevo starmene quindi con le mani in mano. Per questo, non ci pensai due volte quando, negli anni '80, le autorità cantonali e federali mi proposero di entrare a far parte di nuovi servizi antidroga, incaricati di operare a livello internazionale, tra cui l'International undercover working group. Ho così conosciuto il fior fiore del traffico internazionale di droga, i big boss della mafia turca dell'eroina e quelli colombiani della cocaina.

Di volta in volta sono stato finanziere, commercialista, imprenditore, ma anche autista, guardia del corpo. In mancanza di strutture e mezzi adeguati, ho dovuto spesso arrangiarmi come potevo per presentarmi sotto false sembianze. In molti casi sono stato costretto a ricorrere all'aiuto di amici e conoscenti per sfoggiare costose automobili o per accogliere i trafficanti in alberghi, case o uffici di grande lusso. Molti boss della droga hanno cominciato come pesci piccoli, piccoli delinquenti che venivano dal nulla. Basta poco per impressionarli.

In questi anni ho sviluppato sicuramente un sesto senso per fiutare il pericolo di tranelli e imboscate. Se avessi voluto fare il doppio gioco, avrei potuto diventare milionario. Ancora oggi mi dico però che la più grande soddisfazione è stata quella di essere riuscito a togliere dal mercato centinaia di chilogrammi di eroina e decine di quintali di cocaina, oltre alla confisca di milioni di dollari e beni di lusso di ogni sorta.

Quello che mi rimane sono riconoscimenti, medaglie e ringraziamenti, ricevuti da numerosi corpi di polizia stranieri: i servizi antidroga americani della DEA, FBI, Interpol, Deutschen Bundeskriminalamt. Per il resto ho dovuto lottare diversi anni per farmi riabilitare, dopo le accuse infamanti che hanno portato alla mia sospensione dal servizio. La vita di agente segreto - in giro per il mondo, a stretto contatto con criminali ricchissimi - suscita facilmente strane gelosie e fantasie.

A me, questo mestiere e i problemi degli ultimi anni sono costati la salute e il matrimonio. Ancora oggi, pensionato, sono costretto a girare notte e giorno armato, a prendere continue precauzioni per la mia famiglia. Vari boss mafiosi hanno giurato di farmi la pelle e si sa che la mafia non dimentica mai.

Fausto Cattaneo

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