Fronti rigidi sui negoziati bilaterali

Il presidente della Confederazione Joseph Deiss (a sinistra) con il primo ministro irlandese Bertie Ahern a Dublino Keystone

La Svizzera e l’Unione europea rimangono sulle loro posizioni per quanto concerne le trattative in vista della conclusione dei bilaterali bis.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 febbraio 2004 - 20:11

La visita a Dublino del presidente della Confederazione Joseph Deiss non ha permesso di sbloccare i dossier in sospeso.

Convalescenza impegnativa per il ministro dell’economia e presidente della Confederazione.

Pochi giorni dopo un ricovero ospedaliero provocato da calcoli renali, Joseph Deiss si è recato a Dublino per una serie di colloqui con i dirigenti irlandesi, che assicurano la presidenza semestrale dell’Unione europea (Ue).

Il consigliere federale si è intrattenuto tra l’altro con la presidente irlandese Mary McAleese, il primo ministro Bertie Ahern, presidente di turno del Consiglio europeo, e con il ministro delle finanze Charlie McCreevy.

Ancora una volta, i colloqui non hanno permesso di avvicinare di un solo passo le due parti sui punti controversi dei cosiddetti negoziati bilaterali bis, in corso dal 2002 tra Svizzera e Ue.

È quanto ha indicato lunedì lo stesso portavoce del Dipartimento federale dell'economia (DFE) Manuel Sager, al termine dell’incontro tra Deiss e i suoi interlocutori irlandesi.

Intesa sulla fiscalità prioritaria

Sul fronte europeo, McCreevy ha ribadito la posizione dei ministri delle finanze dei Quindici (Ecofin) che, la scorsa settimana, si sono nuovamente pronunciati contro un accordo globale per i bilaterali bis.

L’Ue giudica infatti prioritaria l’intesa sulla tassazione dei redditi da risparmio, con la quale i paesi membri intendono porre freno all’evasione fiscale e alla fuga di capitali.

Dopo aver raggiunto un accordo di principio, i ministri dell'Ue vogliono definire, entro giugno, le direttive sulla tassazione del risparmio che Bruxelles spera di poter introdurre dal 1° gennaio del 2005.

Come rivendicato da alcuni membri per la firma dell’accordo, questo regime fiscale dovrebbe venir applicato anche a vari Stati terzi, tra cui la Svizzera, che attirano tradizionalmente capitali dei paesi comunitari.

Accordo globale o niente

Da parte elvetica, Joseph Deiss ha ancora una volta ribadito il rifiuto di Berna di anticipare la firma di singoli accordi e ha respinto le richieste avanzate dall’Ecofin.

Il governo svizzero, che non ha voluto cedere di un millimetro sulla questione del segreto bancario nell’ambito dei negoziati sulla fiscalità, mira in particolare a giungere ad un accordo globale su tutti i dieci dossier in sospeso.

In tal modo, il Consiglio federale spera di trovare una soluzione adeguata per la Svizzera in vista di un’adesione ai trattati di Schengen (sicurezza) e Dublino (asilo), strappando ulteriori concessioni ai Quindici.

E il tempo sembra attualmente giocare piuttosto a favore di Berna. Il tira e molla su Schengen rischia infatti di far ritardare il calendario previsto da Bruxelles sulla tassazione dei risparmi.

Ritardo di un anno?

Mentre nell’autunno scorso, una conclusione delle trattative sembrava vicina, se non addirittura imminente entro la fine del 2003, attualmente si è nuovamente piombati in una fase di stallo.

A detta del politologo Laurent Goetschel, il secondo pacchetto di negoziati bilaterali tra Svizzera e Ue sugli accordi bilaterali bis potrebbero durare ancora un anno.

In un’intervista rilasciata lunedì alla “Neue Luzerner Zeitung”, Goetschel ha affermato che, qualora Bruxelles e Berna non dovessero mettersi d'accordo entro qualche mese, l'Ue potrebbe optare per una soluzione interna sulla tassazione del risparmio, almeno a livello provvisorio.

A detta del politologo, Bruxelles non abbandonerà comunque il tavolo dei negoziati, neppure nel caso in cui la Svizzera dovesse mantenere le sue posizioni.

Per i Quindici, i negoziati con la Confederazione sono importanti: lo dimostrerebbe il grosso impegno profuso finora nei colloqui.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

1992 il popolo svizzero rifiuta la proposta di adesione allo Spazio economico europeo
1994 Svizzera e Unione europea iniziano le trattative per la conclusione di 7 accordi settoriali
1999 firma del primo pacchetto di accordi bilaterali CH-UE
2000 il testo dei trattati è approvato dal popolo svizzero
2002 i 7 accordi bilaterali entrano in vigore
2002 CH e UE avviano un nuovo round di negoziati (bilaterali II o bilaterali bis)

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In breve

Le trattative bilaterali bis concernono innanzitutto alcune questioni rimaste in sospeso dopo la conclusione del primo pacchetto di accord nel 1999.

Si tratta dei dossier che riguardano i servizi, le pensioni, i prodotti agricoli trasformati, l'ambiente, la statistica, i media, l'educazione, la formazione professionale e i programmi a favore dei giovani.

Vi figurano inoltre due temi proposti dall'Unione europea: la lotta contro la frode e la tassazione sui redditi da risparmio.

L'ultimo dossier, richiesto dalla Svizzera, riguarda la collaborazione in materia di polizia, giustizia, asilo e migrazione nel quadro dei trattati di Schengen e di Dublino.

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