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Giallo in Vaticano

Il celebre avvocato francese Jacques Verges, in primo piano sabato a martigny

(Keystone)

La famiglia di Cédric Tornay, che nel 1998 in Vaticano avrebbe assassinato il comandante della Guardia svizzera Alois Estermann, chiede la riapertura dell'indagine. E lancia pesanti accuse.

Se il Vaticano dovesse persistere nel rifiuto, i legali della famiglia chiederanno alla giustizia svizzera di occuparsi del caso.

Lo scorso 16 aprile il presidente della Corte d'appello vaticana monsignor Francesco Bruno aveva indicato che avrebbe respinto la richiesta della madre di Cédric Tornay di riaprire l'inchiesta sulla strage, nella quale, secondo le conclusioni ufficiali della Santa Sede la giovane guardia svizzera uccise il neocomandante Estermann e la moglie per poi suicidarsi. Per il Vaticano il vicecaporale Tornay agì per un «raptus» scatenato da rancori personali.

Tesi contestata

L'avvocato Jacques Vergès, affiancato dal collega Luc Brossolet, il 15 aprile aveva annunciato alla stampa francese la prossima presentazione di una richiesta di riesame. Articolata in quattro punti, dalle perizie balistiche e medico legali svolte in Svizzera fino alla analisi di personalità di Cédric, la domanda presentata dettagliatamente sabato a Martigny è tesa a smantellare le conclusioni dell'inchiesta vaticana.

La richiesta vuole tutelare direttamente gli interessi di Muguette Baudat, madre di Cédric, la quale ha sempre manifestato forti dubbi sulla versione dell'accaduto fornita dalla Santa Sede, ossia che si sarebbe trattato di un raptus di follia.

Incongruenze

Secondo i due legali, le indagini condotte dalla giustizia vaticana «non sono nemmeno degne di un buon dilettante». La perizia svolta in Svizzera rivelerebbe, ad esempio, un'incongruenza tra il calibro della presunta arma del delitto e il diametro dei fori dei proiettili.

Problemi suscitano anche la traiettoria dei colpi, la presenza di muco e sangue nei polmoni della giovane guardia, e il testo della lettera che il Tornay avrebbe scritto alla madre per giustificare il suo gesto.

Per Vergès e Brossolet il 23enne Tornay fu dapprima colpito violentemente al capo e poi ucciso introducendo con forza una pistola nella sua bocca.

Pesanti accuse

I due avvocati sperano di ottenere una risposta da Giovanni Paolo II entro un mese. «Non vogliamo avviare un braccio di ferro con il Vaticano», ha precisato Vergès. Tuttavia, trascorso questo termine, sarà inoltrata denuncia alla giustizia elvetica «poiché vi è stato omicidio di un cittadino svizzero all'estero».

swissinfo e agenzie

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