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Gli alloggi sono merce rara in Svizzera

In Svizzera, chi trova una casa, trova un tesoro

(Keystone)

I tassi di interesse sono ai minimi storici e i mercati finanziari incerti. Eppure, la Confederazione registra una grande penuria di alloggi vacanti.

Ad allontanare gli investitori dal business del mattone non c’è solo la complessità del settore immobiliare. Hanno un grande peso anche le procedure interminabili.

In Svizzera, trovare un alloggio è spesso un calvario per chi non ha buone conoscenze personali o i fondi necessari per divenire proprietario. Un calvario che varia a seconda delle regioni.

C’è di che spaventarsi!

Nel paese la percentuale di alloggi vacanti è scesa al di sotto dell’1 per cento: al primo giugno 2002 ne risultavano 31.300, ovvero 4.400 in meno rispetto all’anno precedente. La media nazionale degli alloggi vuoti si attesta (quest’anno) sullo 0,91 per cento, contro l’1,04 registrato al primo giugno 2002. La situazione è particolarmente critica in molte città: il tasso più basso resta lo 0,17 per cento di Ginevra, seguita da Zugo (0,30) e Zurigo (0,35).

Spazio sufficiente

Considerata la piccola taglia del territorio svizzero e la densità della popolazione, bisogna forse concludere che non ci sia più spazio per costruire nuovi immobili? “Assolutamente no!” replica Christophe Reymond, segretario dell’Unione svizzera dei professionisti dell’immobiliare (USPI), che rilancia: “quello che manca è piuttosto lo sviluppo delle costruzioni”.

Secondo Reymond, nella Confederazione ci sono ancora zone edificabili a sufficienza. Un’opinione condivisa da Ernst Hauri - responsabile per la comunicazione dell’Ufficio federale di statistica - che propone un’altra spiegazione: “È vero che il numero delle nuove costruzioni è ancora basso, ma il problema principale è che alla metà degli anni novanta gli investitori sono rimasti scottati dalla crisi immobiliare. E per questo, esitano a rimettersi in gioco in questo mercato”.

Condizioni ideali

Una cosa è certa: le condizioni economiche parlano in favore del settore immobiliare. I tassi di interesse sono ai minimi storici ed i prezzi di costruzione sotto pressione, eppure è giocoforza constatare che non sono argomenti sufficienti.

Luc Recordon, ex presidente della sezione vodese dell’Associazione svizzera inquilini (Asloca) osserva: “il fatto che a lungo termine il settore immobiliare generi rendite stabili e sicure non modifica la situazione, nonostante l’alterna evoluzione dei mercati finanziari negli ultimi tre anni”.

Motivazioni che cambiano a seconda degli interlocutori. Per l’USPI, gli obblighi che derivano dalla gestione degli immobili hanno il sopravvento sulle condizioni del mercato.

Diritto degli inquilini e tentazione del guadagno

Nell’impossibilità di attribuire le difficoltà ad un unico fattore determinante, Christophe Reymond evoca piuttosto un insieme di indicatori. «Contribuiscono alla crisi attuale la riforma del diritto di prelazione, la legislazione immobiliare in generale, la complessità del diritto specifico che riguarda le costruzioni e quella della gestione degli immobili».

Sono valutazioni che Luc Recordon rifiuta categoricamente: «Si tratta di polvere negli occhi, che serve ad esercitare pressione sui diritti degli inquilini. Credo piuttosto che gli investitori non abbiano rinunciato del tutto ai rendimenti della Borsa e dunque non abbiano ancora riorientato la strategia d’investimento».

Un’altra spiegazione ancora è quella avanzata dall’Associazione svizzera delle Istituzioni di previdenza (ASIP), l’organo che raggruppa le casse pensioni svizzere. Secondo il vice presidente Jean Pfitzmann, a mancare non è certo la volontà d’investire nel mattone. «Il fatto è che sul mercato non ci sono abbastanza unità per soddisfare la domanda». Ed è vero che la maggioranza delle casse pensione cercano la stessa tipologia abitativa: immobili di medio livello situati nei centri urbani.

La lentezza delle scadenze

Più che il diritto di prelazione, Pfitzmann critica la normativa sull’edilizia: «Sono tre anni che aspettiamo l’autorizzazione per un progetto a Zurigo», racconta.

Tenendo conto dei rendimenti garantiti dal settore, la situazione senza dubbio si normalizzerà. Ma ci vorrà del tempo. E mentre aspettiamo, secondo le ultime proiezioni disponibili, la popolazione aumenterà: solo nel cantone Vaud da qui a quindici anni si prevedono 100.000 nuovi abitanti. Le autorità sono avvisate.

swissinfo, Jean-Didier Revoin
(traduzione: Serena Tinari)

In breve

Tre cantoni guidano la classifica degli alloggi vacanti: Glarona (2,71 per cento), Appenzello esterno (2,03) e Turgovia (2 per cento). .

Fra giugno 2002 e giugno 2003, il numero degli alloggi vacanti è diminuito di 4.400 unità (pari al 12 per cento del totale) e ha raggiunto quota 31.300. .

Sono considerati vacanti gli alloggi abitabili (ammobiliati e non) destinati all’affitto a lungo termine o alla vendita, che non risultavano occupati al primo giugno. . Una diminuzione importante, pari al 4 per cento, è stata registrata nel numero di alloggi vacanti in edifici di recente costruzione. .

Al contrario, il numero di alloggi vacanti in abitazioni monofamiliari è aumentato del 2 per cento.

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