Gli Svizzeri dell'estero a Sirmione per parlare d'Europa

A Sirmione, il consigliere agli stati grigionese Christoffel Brändli (a sinistra) ha ricordato la posizione cruciale della Svizzera sull'asse europeo nord-sud swissinfo.ch

Partecipazione da primato con quasi 300 persone, quest’anno, al ritrovo degli Svizzeri dell’estero, a Sirmione, sul lago di Garda. Le ragioni di questo successo sono l’alta densità di cittadini elvetici presenti fra Milano e Venezia (oltre 25.000) e il tema scelto, quello delle conseguenze degli accordi bilaterali per gli Svizzeri in Italia. Conseguenze che gli oltre 40.000 compatrioti sparsi in tutta la Penisola vivono in prima persona.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 maggio 2001 - 23:43

Tra gli oratori figurava l’ambasciatore di Svizzera in Italia Alexis Lautenberg, che per anni ha condotto a Bruxelles le trattative con l’Unione europea. Lautenberg ha ricordato quanto siano state lunghe e complicate quelle trattative, avviate in seguito alla decisione del popolo svizzero, il 6 dicembre 1992, di non entrare a fare parte dello Spazio economico europeo.

Lautenberg si è in particolare soffermato su tre dei sette accordi bilaterali settoriali che, secondo lui, sono vitali per la Svizzera. Si tratta dell’accordo sugli appalti pubblici, che permette a un paese di 7 milioni di abitanti di accedere a un mercato di 300 milioni di persone. Questo accordo è probabilmente quello con il maggiore potenziale di sviluppo.

Gli altri due accordi maggiori sono quelli dei trasporti terrestri, un tema su cui si è soffermato anche il senatore grigionese Christoffel Brändli, e quello della libera circolazione delle persone. Per quanto riguarda i trasporti, l’ambasciatore ha parlato della scelta del popolo svizzero di trasferire il traffico merci dalla gomma alla rotaia. Una politica che si sta progressivamente realizzando con una fiscalità appropriata e con la costruzine di imponenti infrastrutture come le gallerie ferroviarie di base del Gottardo e del Lötschberg.

Sempre per quanto riguarda questo accordo, Christoffel Brändli ha da parte sua ricordato come la Svizzera svolga un ruolo vitale per il traffico fra nord e sud: un autocarro che va da Francoforte a Milano passando dalla Svizzera invece che dall’Austria o dalla Francia risparmia circa 500 chilometri. Per Brändli, la scelta svizzera di trasferire il traffico merci su rotaia deve essere integrata anche dall’Unione europea e la costruzione delle gallerie di base in Svizzera dovrà essere accompagnata dall’allestimento delle strutture necessarie nei paesi confinanti.

Per quanto riguarda la libera circolazione delle persone, Alexis Lautenberg ha ricordato come esso sia stato un dossier particolarmente sensibile soprattutto in Svizzera, dove talune cerchie hanno paventato l’invasione da parte di stranieri in caso di accettazione. L’avvocato Michele Rossi, che ha partecipato ai negoziati con l’Ue, ha però fatto notare che soltanto l’1,5% dei cittadini dell’Unione vive al di fuori del proprio paese. Senza attività lucrativa non si può risiedere in un altro paese, a meno di dimostrare di disporre di sufficienti mezzi di sussistenza. Sette anni dopo l’entrata in vigore degli accordi il popolo svizzero potrà comunque ancora esprimersi con un referendum facoltativo su questo delicato tema e la libera circolazione completa sarà realizzata soltanto dopo 12 anni.

Da notare che oggi gli accordi con l’Ue non sono ancora entrati in vigore perché in alcuni Stati la procedura di ratifica dei parlamenti non è ancora terminata. Si spera che questa procedura possa concludersi all’inizio dell’anno prossimo.

In ogni caso, ha precisato Rossi, la Svizzera non deve farsi illusioni sul suo margine di manovra quando si tratta di negoziare Bruxelles. Il dossier della libera circolazione l’ha dimostrato molto bene: "Il negoziato può vertere soltanto sulle modalità di ripresa delle norme dell’Ue già esistenti, non sul risultato finale.” Una prospettiva non certo rosea per le future trattative che la Svizzera dovrà avviare e che potrebbero riguardare questioni vitali come la sicurezza, le migrazioni o la fiscalità.

Mariano Masserini, Sirmione

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