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Guardie svizzere per le frontiere dello spazio Schengen

Doganieri svizzeri potrebbero venir impiegati in futuro anche alle frontiere tra lo spazio di Schengen e la Russia o l'Ucraina

(Keystone)

Aderendo al trattato di Schengen, anche la Svizzera si è impegnata a dare il proprio contributo per sorvegliare le frontiere esterne dei 24 paesi partecipanti.

Mercoledì il governo ha trasmesso al parlamento un messaggio che prevede tra l'altro l'impiego di guardie elvetiche per i controlli alle frontiere esterne dello spazio di Schengen.

Il 5 giugno 2005 il popolo elvetico aveva approvato la partecipazione della Svizzera al trattato di Schengen, che permette di sopprimere i controlli sistematici dei passaporti tra 24 Stati europei.

Per garantire la sicurezza, i paesi aderenti allo spazio di Schengen hanno deciso di rafforzare la collaborazione tra le forze di polizia e la cooperazione in ambito giudiziario. Tra le misure introdotte vi è stato in particolare il potenziamento dei controlli alle frontiere esterne dello spazio comune.

Aderendo al trattato europeo, anche la Svizzera è chiamata a fornire un proprio contributo per partecipare ai costi e alle attività di sorveglianza delle frontiere esterne al territorio di Schengen. Mercoledì il governo ha quindi approvato il messaggio che regola la partecipazione svizzera in quest'ambito.

Guardie di confine all'estero

Al centro del messaggio, sottoposto ora all'esame del parlamento, figura l'adesione al Regolamento sull'istituzione di un'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex), come pure al Regolamento sulla creazione di squadre di intervento rapido alle frontiere (Rabit).

Frontex mira in particolare a semplificare e coordinare l'applicazione delle misure comunitarie, assicurare la formazione delle guardie di confine e creare normative uniformi.

Il regolamento prevede inoltre l'invio di esperti in caso di necessità e misure di assistenza in occasione dei rientri dei clandestini. La partecipazione all'agenzia comporta per la Confederazione costi annui pari a 2,3 milioni di franchi.

Con l'approvazione del regolamento Rabit, la Svizzera si impegna invece a mettere a disposizione le sue guardie di confine per impieghi temporanei di controllo delle frontiere esterne dello spazio Schengen. La Confederazione mantiene tuttavia la facoltà di opporsi a determinati interventi.

Referendum possibile

L'approvazione dei regolamenti relativi a Frontex e Rabit deve essere confermata dal parlamento con un decreto federale sottoposto a referendum facoltativo. In caso di bocciatura vi è il rischio che l'accordo di Schengen e la convenzione di Dublino sull'asilo vengano annullati.

Un referendum potrebbe essere impugnato dall'Unione democratica di centro, che da anni si batte contro ogni tentativo di apertura nei confronti dell'Unione europea. L'impiego di guardie elvetiche alle frontiere esterne dello spazio di Schengen non troverà prevedibilmente l'appoggio del partito che rappresenta la destra nazionalista in Svizzera.

swissinfo e agenzie

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Nuove misure di controllo

Il vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini ha presentato mercoledì una serie di proposte per l'introduzione di un nuovo sistema di controllo alle frontiere esterne dell'Ue, allo scopo di migliorare la lotta contro l'immigrazione clandestina e il terrorismo.

Fra le misure principali figura la schedatura con impronte digitali di tutti gli stranieri che entreranno nell'Ue e la creazione di un registro di entrate e uscite con dati biometrici e personali. La gestione di questo registro dovrebbe comportare costi di circa 35 milioni di franchi per i paesi partecipanti.

Frattini propone inoltre la creazione di un nuovo corpo di guardie di frontiera, composto di funzionari dei vari paesi membri, con divise nazionali e lo stemma europeo.

Avendo aderito al trattato di Schengen, anche la Svizzera potrebbe essere toccata direttamente dalla proposte formulate dal commissario europeo.

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