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I diritti umani sono anche i diritti delle donne

"Mai più violenza sulle donne" è il motto della campagna di AI (web.amnesty.org)

Unanime consenso su questo principio è stato espresso a Locarno, alla tavola rotonda sui diritti fondamentali delle donne, organizzata dal Festival internazionale del film di Locarno.

Una storia, quella dei diritti dell’altra metà del cielo, costellata di violazioni quotidiane.

Ne sanno qualcosa Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International (AI) , Khady Koita, presidente della Rete europea contro le mutilazioni genitali, e Carla Del Ponte, procuratrice del Tribunale penale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia.

Tre testimonianze diverse, le loro, ma importanti per comprendere quanto la tutela e la difesa dei diritti umani richieda impegno, lavoro, dedizione. Perché, è stato ripetuto sabato, il rispetto dei diritti umani concerne tutti.

«Perché la violazione dei diritti umani e delle donne – ha detto Irene Khan – è uno scandalo globale».

Dati impressionanti

Le cifre delle violazioni illustrate a Locarno sono, del resto, impressionanti: 1 donna su 3 è stata vittima di violenza almeno una volta nella sua vita; la violenza coniugale rappresenta la prima causa di decesso delle donne tra i 16 e i 44 anni.

In Svizzera 1 donna su 5 ha subito, una volta nella vita, un atto di violenza fisica o psicologica; nel mondo sono 79 i paesi che non hanno leggi contro la violenza domestica; 140 milioni di donne hanno subito mutilazioni sessuali; 2 milioni di bambine all’anno ne subiscono, ossia una mutilazione ogni 4 minuti.

«Da dieci anni – ha precisato la segretaria di AI – le donne del mondo intero lottano per questa causa, rischiando spesso la loro vita. Le donne impegnate sul campo subiscono pressioni, aggressioni. Ma la violenza contro le donne e le violazioni dei loro diritti accadono perché noi lo consentiamo”.

Vibrante denuncia

La campagna internazionale di AI, «Stop alla violenza contro le donne», lanciata nel marzo di quest’anno, vuole pertanto essere uno strumento di informazione, sensibilizzazione ma anche di denuncia.

Vibrante la testimonianza di Khady Koita, portavoce delle donne che soffrono, delle donne che, a causa di costumi ancestrali e sedicenti tradizioni religiose, vengono umiliate nella loro più profonda intimità attraverso devastanti mutilazioni sessuali.

«In Africa non c’è cibo per tutti e le donne muoiono ancora di parto. Alle ragazze – ha ricordato Khady Koita – viene negata anche l’educazione. Difficile nella miseria fare passare il discorso dei diritti umani. In questo contesto la difesa dei diritti delle donne è ancora più faticoso. Ma vorrei ricordare che l’ingiustizia nutre l’odio e che non ci può essere pace senza giustizia».

La giustizia non basta

E con la giustizia è confrontata quotidianamente Carla Del Ponte. «Le donne nel mondo che chiedono giustizia – ha detto la procuratrice – sono molte. Spesso le donne sono le prime vittime, poiché la violenza contro di loro, come lo stupro, è un vero e proprio strumento di guerra, di genocidio».

Quando si indaga su stupri di guerra, occorre scindere il fatto di essere donna e di rappresentare l’accusa? «No. Non si devono separare i ruoli. Non posso dimenticare di essere donna. Proprio per questo – ha precisato a swissinfo la procuratrice Del Ponte – posso capire la dimensione di questa violazione e rafforzare il mio impegno nel portare questi crimini alla luce del sole e nell’ identificare i responsabili, coloro che hanno programmato e pianificato gli stupri di massa».

Ma la giustizia penale, con la sua instancabile ricerca della verità, non basta. Occorre evitare l’esplosione dei conflitti e questo è un impegno dei politici e dei governi . Eppure, in un mondo che reclama giustizia, l’attività dei Tribunali penali è ritenuta troppo onerosa in termini di costi: è quanto è emerso in un rapporto del segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, all’attenzione del Consiglio di sicurezza .

«Un’osservazione – ha commentato ancora a swissinfo Carla Del Ponte – che ha stupito me e i miei seicento collaboratori, che si sono sentiti un po’ traditi. Non si può mettere in relazione la giustizia ai costi e ai benefici. La giustizia internazionale rappresenta per me un bene più elevato. Non voglio essere polemica, spero solo che questo Tribunale possa portare a termine il suo lavoro».

swissinfo, Françoise Gehring, Locarno

In breve

1 donna su 3 è vittima di violenza almeno una volta nella vita
la violenza domestica è la prima causa di decesso delle donne tra 16 e 44 anni
79 i paesi dove ancora non esiste una legge contro la violenza domestica
140 milioni le donne vittime di mutilazioni genitali
le donne del monto intero lottano da 10 anni in favore dei diritti umani e contro la violenza

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