Il pm di Bari a Berna per discutere il caso Cuomo

Il procuratore della repubblica di Bari Giuseppe Scelsi, a sinistra, con il procuratore della Confederazione Valentin Roschacher Keystone

Il pubblico ministero di Bari Giuseppe Scelsi è giunto lunedì a Berna per una visita di lavoro di tre giorni, durante la quale saranno affrontate diverse questioni concernenti l'assistenza giudiziaria nel caso Gerardo Cuomo, il presunto boss del contrabbando di sigarette, attualmente in stato d'arresto in Ticino.·

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 aprile 2001 - 15:51

Giuseppe Scelsi è stato accolto dal procuratore generale della Confederazione Valentin Roschacher e dal suo nuovo vice Claude Nicati, che ha iniziato l'attività presso il Munistero pubblico della Confederazione proprio lunedì.

La visita del procuratore Scelsi rientra nell'ambito della strategia investigativa della procura di Bari che, da tempo, chiede alla Svizzera il nulla osta per l'estradizione del presunto boss del contrabbando Gerardo Cuomo. Secondo i magistrati italiani Cuomo apparterrebbe ad una organizzazione mafiosa pugliese dedita, oltre che al contrabbando di sigarette, al traffico di armi e droga, nonché al riciclaggio del denaro sporco frutto delle operazioni illegali.

Interpellato sull'incontro, il portavoce del Ministero pubblico della Confederazione Hansjürg Mark Wiedmer non ha voluto rilasciare maggiori informazioni.

Nel corso dell'udienza preliminare dello scorso 29 marzo a Bari, poi aggiornata al 5 giugno, la «gup» (giudice dell'udienza preliminare) Rosa Anna Depalo aveva stralciato la posizione di Gerardo Cuomo, a causa della detenzione in Ticino del presunto boss del contrabbando.

Scelsi aveva annunciato, da parte sua, che la Direzione investigativa antimafia (Dda) barese ha recentemente chiesto alla Svizzera di bloccare i conti correnti di Cuomo. Alla Svizzera è stata pure trasmessa una nuova rogatoria internazionale, al fine di accertare le modalità e l'entità del riciclaggio dei proventi dell'attività del contrabbando degli indagati e delle società ad essi riconducibili.

Non ha voluto rilasciare dichiarazioni neppure Renzo Galfetti, avvocato di Franco Della Torre. Un mese fa, Scelsi aveva manifestato l'intenzione di interrogare il 59.enne imprenditore ticinese, già condannato nel 1993 a 18 mesi con la condizionale nell'ambito del processo «Pizza connection».

Secondo il magistrato pugliese infatti, Della Torre sarebbe il vero burattinaio dell'associazione mafioso-camorristica che orchestra il contrabbando di sigarette, in quanto titolare dell'unica licenza per l'importazione dei tabacchi rilasciata dal Montenegro. Sempre secondo Scelsi, della Torre avrebbe ceduto i diritti a quattro «subconcessionari», tra cui anche il 54.enne napoletano Cuomo.

Il 26 febbraio scorso Scelsi ha definito Della Torre «l'anello che ci mancava nella ricostruzione del cartello criminale che traffica sigarette di contrabbando in Europa». È lui - ha aggiunto- che ricicla i proventi del contrabbando nella Confederazione elvetica».

Il giorno dopo, Della Torre ha respinto ogni addebito a suo carico e per chiarire il proprio ruolo nella vicenda l'imprenditore si è detto pronto, per bocca dell'avvocato Galfetti, ad incontrare Scelsi. Su suolo elvetico tuttavia, visto che in Italia vi è un mandato d'arresto nei suoi confronti.

Gerardo Cuomo, arrestato il 10 maggio 2000 a Zurigo e attualmente detenuto a Lugano, comparirà in tribunale tra qualche mese per la vicenda di presunta corruzione «Ticinogate» che lo ha visto protagonista insieme all'ex presidente del Tribunale penale cantonale ticinese Franco Verda. L'inchiesta affidata all'avvocato locarnese Luciano Giudici si è ufficialmente chiusa martedì scorso. Cuomo è accusato dal procuratore pubblico straordinario Giudici di complicità in corruzione passiva e di ripetuta infrazione della legge federale sulla dimora e il domicilio degli stranieri.

In Italia, una volta chiuso il conto con la giustizia ticinese, Cuomo dovrebbe essere invece giudicato per associazione mafiosa, reato per il quale l'Ufficio federale di giustizia ha autorizzato l'estradizione lo scorso 27 novembre (non lo ha fatto invece per il reato di contrabbando, non punibile secondo il diritto svizzero).

Nella speranza di rimandare ulteriormente l'estradizione, Cuomo ha chiesto invano l'apertura di un procedimento penale nei suoi confronti in Ticino anche per appartenenza a un'organizzazione criminale e riciclaggio di denaro. Nel contempo ha chiesto al Tribunale federale l'effetto sospensivo alla procedura di estradizione fino a che il procedimento ticinese fosse passato in giudicato. Il supremo tribunale di Losanna glielo ha però rifiutato lo scorso 8 febbraio.

swissinfo e agenzie

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