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Il Sudafrica vuole voltare pagina sull’apartheid

L’avvocato americano Ed Fagan

(Keystone Archive)

Il ministro sudafricano della giustizia ha chiesto agli Stati Uniti di non dar seguito alle denunce, per diversi miliardi di dollari, depositate a nome delle vittime dell’apartheid.

Tra le multinazionali nel mirino dei denuncianti anche imprese e banche svizzere.

L’iniziativa, di chiedere alle autorità giudiziarie statunitensi di non entrare in materia sulle denunce fatte a nome delle vittime del segregazionismo, è stata presa dal ministro sudafricano della giustizia Penuell Maduna.

Il ministro ha scritto una lettera, resa pubblica mercoledì 30 luglio, al giudice federale americano John E. Sprizzo.

La posizione di Pretoria

Nella missiva, il ministro sudafricano espone i motivi dell’opposizione di principio del governo di Pretoria alle procedure giudiziarie depositate dagli avvocati Ed Fagan e Michael Hausfeld.

Il motivo è che il Sudafrica giudica le procedure giudiziarie esattamente all’opposto della filosofia che ispira dal 1994 il governo democratico post-apartheid.

Il governo di Pretoria vuole evitare “la giustizia dei vincitori” – scrive il ministro Maduna – per privilegiare “una giustizia basata sulla riconciliazione nazionale”.

Il ministro sudafricano della giustizia avverte poi il giudice federale americano Sprizzo che, se le domande di risarcimento dovessero essere riconosciute, le conseguenze sarebbero pesanti per il Sudafrica.

“I risarcimenti non promuovono la crescita economica e l’occupazione. Invece di portare benefici ai più sfavoriti, avranno la conseguenza di dissuadere gli investitori stranieri, con conseguenze negative sulla stabilità economica del Sudafrica”.

Gli avvocati

I due legali sono considerati tra i più agguerriti a livello mondiale in simili cause.

Ed Fagan è conosciuto in Svizzera per essere stato il legale dell’accordo globale sulle vittime dell’Olocausto. Michael Hausfeld è, dal canto suo, considerato dagli esperti di diritto, uno dei dieci migliori avvocati civilisti d'America.

Le denunce, a nome collettivo delle vittime dell’apartheid, sono contro decine di multinazionali, banche, industrie, istituti finanziari, accusati di aver tratto profitti economici dall’apartheid.

Le società svizzere coinvolte

Sono diverse le società e le banche svizzere nel mirino dei due avvocati americani.

Le denunce riguardano il Credito Svizzero, l’UBS, l’Ems Chemie, Novartis, Nestlé, Unaxis, Holcim e Sulzer.

Le procedure avviate dai due legali americani hanno l’obiettivo di far versare indennizzi a migliaia di vittime dell’apartheid. La fattura dovrebbe essere pagata degli attori economici che hanno avuto rapporti commerciali con il regime segregazionista sudafricano.

Il modello è quello dell’accordo globale sulle vittime dell’Olocausto, quando le banche svizzere e l’industria tedesca hanno versato miliardi di dollari ai discendenti delle vittime del nazismo.

swissinfo, Sergio Regazzoni

In breve

Il governo del Sudafrica è contrario alle procedure giudiziarie civili avviate negli Stati Uniti per ottenere indennizzi da oltre 120 multinazionali del mondo intero per le migiaia di vittime dell’apartheid.

Pretoria lo ha fatto sapere con una lettera inviata dal ministro della giustizia direttamente al giudice federale americano competente.

Dietro la denuncia collettiva – che coinvolge anche imprese e banche svizzere – due avvocati civilisti tra i più agguerriti d’America.

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