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In porto la revisione della legge sul secondo pilastro

Per evitare un calo delle rendite di vecchiaia si dovranno versare più contributi al secondo pilastro

(Keystone Archive)

Ha vinto ancora una volta il compromesso: di fronte alle minacce di referendum la Legge sulle previdenza professionale è stata adottata con 129 voti contro 11.

In futuro, per evitare un calo delle rendite di vecchiaia si dovranno versare maggiori contributi al II pilastro. Il Consiglio nazionale ha ridotto dal 7,2 per cento al 6,8 per cento il cosiddetto tasso di conversione che permette di fissare la rendita di vecchiaia sulla base del capitale accumulato. La riduzione della percentuale dovrebbe intervenire a tappe sull'arco di 10 anni, ma non dovrebbe comportare un'erosione vera e propria delle rendite.

Dopo 14 ore di dibattiti, la Camera del popolo ha adottato martedì la prima revisione della Legge sulla previdenza professionale (LPP o II pilastro) con 129 voti contro 11 (provenienti dalla destra). Di fronte alle minacce di referendum sbandierate dal padronato, la maggioranza ha scelto la via del compromesso su tutti i punti contestati.

Riduzione del tasso di conversione

La diminuzione del tasso di conversione è stata combattuta soltanto dallo schieramento rosso-verde. Essa ha lo scopo di garantire il finanziamento della LPP malgrado l'aumento della speranza di vita, ha spiegato il relatore della commissione Meinrado Robbiani (PPD/TI).

Nonostante la riduzione del tasso di conversione al 6,8 per cento, le rendite della previdenza professionale non dovrebbero diminuire. Infatti, Il Consiglio nazionale ha deciso lunedì di estendere la parte del salario su cui si devono versare i contributi. La deduzione di coordinamento per il calcolo del salario annuo assicurato è stata fissata al 40 per cento del salario, ma al minimo a 15 450 franchi e al massimo a 21 810.

La parte del salario obbligatoriamente assicurata sarà così di almeno 3090 e al massimo di 52 350 franchi. Con questo nuovo sistema il maggior volume di contributi versati dal datore di lavoro e dal salariato permetterà di costituire un capitale più elevato e di compensare la riduzione delle rendite senza aumentare il tasso dei contributi.

Il periodo transitorio di 10 anni - ha ammesso Ruth Dreifuss - rischia di comportare svantaggi per certi assicurati. Il calo massimo dovrebbe raggiungere i 450 franchi all'anno per le rendite calcolate sulla base di un salario annuo di 74 000 franchi. «Il governo - ha aggiunto la consigliera federale - ritiene questa perdita accettabile poiché permetterà poi di giungere a un sistema equilibrato».

Costi ridotti

Il Consiglio federale e la destra padronale hanno alla fine rinunciato a chiedere una riduzione del tasso di conversione dal 7,2 per cento al 6,65 per cento. Questa concessione è legata alla compressione dei costi totali della revisione a 660 milioni di franchi, contro gli 865 previsti inizialmente dalla commissione preparatoria.

Questo risparmio è stato realizzato grazie a un minore abbassamento della soglia d'accesso dei bassi redditi al II pilastro. La soglia minima è infatti stata portata a 18 540 franchi (circa 1500 franchi al mese), al posto dei 12 360 proposti dalla commissione.

Avranno così diritto alla previdenza professionale circa 200 000 persone supplementari, contro le 300 000 previste in un primo tempo con un maggiore abbassamento della soglia d'accesso. Con 103 voti contro 67, il Nazionale ha anche deciso di estendere questo modello, permettendo il cumulo dei redditi pagati da vari datori di lavoro in caso di impiego a tempo parziale.

Dieci anni

La maggioranza borghese, sostenuta dal Consiglio federale, è riuscita a imporre un passaggio più rapido del tasso di conversione dal 7,2 per cento al 6,8 per cento. Con 100 voti contro 80 ha scelto un termine transitorio di 10 anni al posto dei 15 proposti dalla maggioranza della commissione. «È semplicemente un furto», ha sottolineato con veemenza Rudolf Rechsteiner (PS/BS), chiedendo inutilmente un periodo transitorio di 20 anni.

Secondo Rechsteiner le casse pensioni autonome garantiscono di disporre dei mezzi per finanziare una riduzione del tasso di conversione a tappe su un arco di 20 anni. Se si riduce questo periodo si favoriscono i grandi assicuratori che hanno «preferito attribuire i guadagni della gestione degli ingenti patrimoni del II pilastro ai loro amministratori, piuttosto che allestire riserve per gli assicurati», ha aggiunto Hugo Fasel.

A questo punto, Christoph Blocher (UDC/ZH) e Pierre Triponez (PLR/BE) sono insorti contro gli attacchi della sinistra. I guadagni sono, per esempio, stati utilizzati per ridurre i contributi, ha fatto notare Triponez, direttore dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). L'idea di una riduzione in 20 anni è alla fine stata respinta con 114 voti contro 63.

Maggiore trasparenza

Comunque irritata a causa della mancanza di dati sulla contabilità tenuta da certe casse pensioni, la Camera del popolo ha imposto maggiore trasparenza. Le istituzioni dovranno fornire i dati necessari, come quelli relativi alle spese d'amministrazione o al rendimento del capitale gestito.

Tutti i limiti fissati nella legge concernono la previdenza minima. Inoltre molti lavoratori dispongono di migliori condizioni nel loro contratto.

Lex Barnevik

Con 118 voti contro 43, il Nazionale ha deciso d'introdurre un limite superiore alla previdenza sovraobbligatoria che dà diritto a privilegi fiscali. I versamenti alla LPP saranno autorizzati sulle parti salariali fino a un limite di 741 600 franchi. Le esortazioni di Ruth Dreifuss e dello schieramento rosso-verde a voler fissare il limite massimo a 370 800 franchi sono state inutili.

Contro il parere della sua commissione, che voleva temporeggiare, il Nazionale ha dunque istituito una sorta di «lex Barnevik», dal nome dell'ex capo dell'ABB, criticato per le elevate indennità di pensionamento percepite al momento della partenza. Il Consiglio federale presenterà comunque un rapporto che precisa gli abusi del sistema. Esso sarà presentato prima che la revisione della LPP approdi sui banchi del Consiglio degli Stati.

swissinfo e agenzie

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