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Iniziato il processo del capo della Polcantonale grigionese

I fotografi si accalcano davanti ai fascicoli dell'istruttoria contro il comandante della polizia del Canton Grigioni Markus Reinhardt

(Keystone)

Primo gioro di processo, lunedì a Coira, per il comandante della polizia grigionese Markus Reinhardt, accusato di omicidio intenzionale.

L'ordine di sparare fu dato in una situazione di emergenza. Così si è difeso il comandante della polizia grigionese nella ricostruzione in aula dei tragici eventi del 26 marzo 2000, quando ordinò di abbattere un giovane disoccupato di 22 anni. Colto da follia questi si era messo a sparare all'impazzata dal balcone del suo appartamentino nel capoluogo grigionese.

Ordine di neutralizzare il folle

Si è cercato di prendere d'assalto l'abitazione dello scalmanato, ha detto il comandante, ma il tentativo è andato a vuoto e ripetere l'operazione sarebbe stato irresponsabile, dato che nel corso dell'intervento il folle aveva ferito in modo grave un agente di polizia.

Non vi erano alternative: l'unica soluzione era cercare di neutralizzare lo sparatore. Nel gergo della polizia, ha spiegato, neutralizzare significa agire in modo da rendere inoffensivo il criminale: non significa necessariamente che bisogna ucciderlo, ma l'esito letale è un'eventualità da tenere in considerazione.

Tentativi vani

Ad ogni modo i precedenti tentativi di ricondurre il disoccupato alla ragione e gli inviti ad arrendersi si erano rivelati vani: il folle aveva seccamente respinto qualsiasi colloquio, ha detto il comandante.

Lo psicologo della polizia, chiamato a deporre, è giunto dal canto suo alla conclusione che lo sparatore agiva in modo brutale e rappresentava un pericolo non valutabile per terze persone. Si trattava quindi di evitare che gli agenti fossero esposti nuovamente ad una situazione di rischio. L'intervento della polizia, ha detto, era adeguato alle circostanze.

Sentenza attesa per giovedì

Il comandante è difeso dall'avvocato zurighese Lorenz Erni, mentre l'incarico di pubblico ministero tocca all'ex procuratore di Zurigo Robert Akeret, incaricato del caso quale procuratore straordinario.

Il tribunale dovrà decidere se la polizia abbia agito correttamente e la sentenza è attesa per giovedì. La pena prevista per l'omicidio intenzionale è di cinque anni almeno.

Dieci ore d'assedio

Il processo si celebra su richiesta dei famigliari della vittima, che si sono rivolti alla Camera dei ricorsi del Tribunale cantonale. In un primo tempo il caso era stato archiviato: lo stesso procuratore Akeret era infatti giunto alla conclusione che la polizia avesse agito per legittima difesa.

Armato di fucile d'assalto e pistola, il disoccupato - macellaio di formazione - si era asserragliato nel suo appartamento al quinto piano e si era messo a sparare dal balcone - in tutto 35 colpi - finché non era stato abbattuto dopo quasi dieci ore di assedio daparte di una settantina di poliziotti. Il giovane fu colpito alla testa da un tiratore scelto appostato a 54 metri di distanza, quando gli rimanevano nel caricatore 15 colpi. In precedenza aveva colpito un agente ai polmoni e ne aveva ferito un altro a un braccio, oltre ad abbattere un cane poliziotto.

swissinfo e agenzie


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