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Iran: appello di Joseph Deiss per i diritti umani

il ministro degli esteri elvetico insieme a Kamal Kharrazi (a destra)

(Keystone)

Per il capo della diplomazia elvetica il dialogo politico fra i paesi non deve essere precluso dl dossier diritti umani.

Ma il tema della tortura e della lapidazione non sono mancati negli incontri con il governo di Theran.

Erano oltre dieci anni che un ministro elvetico non si recava in visita ufficiale in Iran. Ed è stata l'occasione di discutere anche sulla questione dei diritti umani.

Malgrado abbia esplicitamente affermato che "i diritti umani non devono precludere un dibattito politico fra due paesi", Deiss ha chiesto ufficialmente all'Iran di ratificare la convenzione internazionale contro la tortura.

È necessario, ha continuato poi il ministro degli esteri, trovare un'alternativa alla pensa capitale, in particolare alle lapidazioni, ancora molto diffuse in Persia. Secondo il ministro "sono state oltre un centinaio le persone giustiziate in questo modo solo quest'anno".

La reazione iraniana

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Con un gesto della mano il ministro degli esteri ha rifiutato le critiche.

Kamal Kharazi ha ricordato che "la pena di morte è applicata anche negli Stati Uniti" e che nella sua sostanza fa parte "della legge islamica, vigente in Iran".

Joseph Deiss si è inoltre soffermato anche sulle relazioni USA-Iran, visto che l'ambasciata elvetica rappresenta a Theran anche gli interessi americani.

Senza entrare nei dettagli davanti al pubblico, il consigliere federale ha affermato di notare una "certa evoluzione" nei rapporti bilaterali fra i due paesi.

L'asse... del male

"Gli iraniani speravano che la loro politica d'appoggio a al nuovo presidente afgano Hamet Karzai venisse apprezzata, ma sono stati delusi dagli americani che hanno inserito il paese nella lista dei sostenitori del terrorismo internazionale", ha affermato Deiss.

Ma le porte non sono completamente chiuse. L'alto funzionario Hassan Rohani ha infatti affermato che le relazioni tra i due paesi "non sono una questione ideologica".

Secondo il segretario del potente Consiglio supremo della sicurezza nazionale, il dialogo potrebbe riprendere se gli americani cambiassero la loro politica d'esclusione.

Unità di vedute sull'Iraq

Sulla questione irachena la posizione iraniana si avvicina a quella elvetica. "Come la Svizzera, l'Iran non vuole armi di distruzione di massa e ritiene che l'Iraq dovrà sottomettersi alle risoluzioni dell'ONU. Il regime iracheno dovrà autorizzare il ritorno degli ispettori e, nel caso si dimostrassero delle scoperte eclatanti, distruggere le armi."

Per quel che riguarda il ricorso alla forza la posizione elvetica è vicina a quella francese, a ribadito Joseph Deiss: "La forza andrà usata solo quando tutti gli strumenti pacifici avranno fallito. Sembra che anche questa sia la posizione iraniana".

L'accordo fiscale

"L'Iran desidera sviluppare le relazioni economiche con la Svizzera e, da parte nostra, abbiamo bisogno di nuove possibilità d'investimento", a precisato Joseph Deiss.

Già domenica il consigliere federale aveva incontrato il ministro dell'economia e delle finanze Tahmasab Mascheri per firmare un accordo che evita la doppia imposizione fiscale. Ne dovrebbero approfittare le ditte svizzere presenti in Iran, come quelle iraniane in Svizzera.

Da alcuni anni gli scambi commerciali fra i due paesi sono notevolmente aumentati. Nel 2001 le esportazioni svizzere verso il paese del Golfo hanno raggiunto i 443,7 milioni di franchi svizzeri, registrando un aumento del 12,8 per cento rispetto all'anno precedente.

In cambio le importazioni di beni provenienti dall'Iran sono diminuite del 2,9 per cento, scendendo a quota 177,9 milioni di franchi. L'Iran è il terzo partner commerciale della Svizzera in Medio oriente.

Siavosh Ghazi, Theran

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