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L’est dell’Uzbekistan, una zona da evitare

I soldati uzbeki hanno sparato sulla folla che dimostrava contro il presidente Karimov

(Keystone)

Il Dipartimento federale degli affari esteri sconsiglia ai turisti di viaggiare nella valle del Fergana, attualmente teatro di violenti scontri.

Nella quarta città dell’Uzbekistan, dove è in corso una rivolta contro il regime del presidente Islam Karimov, la Svizzera è presente nell’ambito di alcuni programmi di aiuto allo sviluppo.

L’Uzbekistan è sconvolto da una serie di violenti scontri che hanno provocato parecchie decine di morti nella valle del Fergana, nell’estremo oriente del Paese.

I ribelli, affiliati ad un gruppo che milita in favore di un’unica repubblica musulmana per tutta l’Asia centrale e ex-sovietica, contestano il regime dell’autoritario presidente uzbeko Islam Karimov.

Vista la situazione incerta e confusa venutasi a creare, sul sito Internet del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), alla voce «consigli di viaggio», si legge che «fino a nuovo avviso sono sconsigliati i viaggi turistici e non urgenti nella regione del conflitto. La situazione in loco è infatti attualmente imprevedibile».

Sostegno popolare

L'Uzbekistan sta vivendo una delle peggiori crisi interne da quando, nel 1991, il presidente Karimov è salito al potere.

La rivolta è cominciata nella notte fra il 12 e il 13 maggio nella città di Andijan, dove un centinaio di ribelli ha preso d’assalto una stazione della polizia stradale e una caserma militare.

Dopo essersi impossessati di molte armi da fuoco, i rivoltosi hanno espugnato un affollato penitenziario di massima sicurezza e liberato almeno duemila detenuti. Molte delle persone in carcere erano state condannate perché membri di gruppi estremisti islamici.

Ad Andijan numerose fasce della popolazione sostengono l'attività dei militanti islamici con posizioni molto radicali, represse invece dal governo di Karimov.

La sommossa dei ribelli contro il governo è quindi stata accolta con favore da numerosi abitanti della città, che venerdì sono scesi in piazza per protestare contro Karimov e chiedere due cose molto carenti al Paese: «democrazia e lavoro».

Durante la manifestazione, i soldati hanno più volte sparato contro la folla, provocando decine di morti e gettando la regione in un caos ancora maggiore.

Gran povertà e regime autoritario

La situazione interna dell’Uzbekistan presenta parecchi presupposti per una rivoluzione contro l’impopolare regime incarnato dal presidente Karimov.

La povertà che attanaglia il Paese infatti è spaventosa: quattro abitanti su cinque riescono a malapena a sopravvivere. Anche le strategie politiche sono spesso oggetto di veementi contestazioni e l’uso sistematico della violenza e della tortura per reprimere ogni eventuale atto ribelle è una triste realtà.

Ma lo Stato è sconvolto anche da sorde guerre tra clan regionali, dalla corruzione dilagante e da un opprimente sistema feudale, dove non sono state create nemmeno le condizioni per lo sviluppo dell’agricoltura.

Svizzera preoccupata

La Svizzera ha espresso la propria preoccupazione per le violenze scoppiate nel Paese asiatico.

Il DFAE ha deplorato in particolare «le numerose perdite di vite umane dovute alla violenta repressione esercitata dalle forze uzbeke contro la popolazione civile».

Il ministero di Micheline Calmy-Rey ha condannato ogni ricorso alla violenza e ha esortato le parti a rinunciare alla violenza.

Sempre secondo il DFAE, l'ambasciata elvetica a Tachkent segue con attenzione l'evoluzione della situazione ed è in contatto con la quarantina di svizzeri immatricolati presso i servizi locali e presenti nella regione.

Sostegno elvetico

L’Uzbekistan, e in particolare la valle del Fergana, è ampiamente sostenuto dall’aiuto svizzero allo sviluppo. Quest’anno, la Confederazione ha versato 11,5 milioni di franchi per progetti nella regione.

«Un montante destinato in particolare a migliorare le infrastrutture di base per l’erogazione di acqua potabile», ha indicato l’ambasciatore elvetico del Segretariato di Stato all’economia (seco), Jörg Reding.

Il seco sostiene anche lo sviluppo di società private, mentre la Direzione dello sviluppo e della cooperazione incoraggia i programmi di formazione professionale, nonché di promozione della salute e della cultura.

L'Uzbekistan fa inoltre parte del gruppo di voti che la Svizzera rappresenta in seno al Fondo monetario internazionale (FMI) e alla Banca mondiale. Un «Helvetistan» che comprende anche la Polonia, l'Azerbaigian, il Kirgisistan, il Tagikistan, il Turkmenistan e la Serbia-Montenegro.

swissinfo e agenzie

In breve

Il ministero degli esteri sconsiglia di viaggiare nell'est dell’Uzbekistan, salvo per casi urgenti. Nella regione di Andijan infatti, i soldati hanno sparato contro la folla che manifestava contro il regime del presidente Karimov.

Da evitare anche il Tagikistan, dove lo scorso mese di marzo si erano svolte alcune manifestazioni che avevano portato alla caduta del presidente Akaiev.

La valle del Fergana, situata fra i due Stati dell’Asia centrale, è regolarmente teatro di forti tensioni.

La Svizzera è presente nella regione con alcuni progetti di aiuto allo sviluppo e rappresenta i due Paesi all’FMI e alla Banca mondiale.

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Fatti e cifre

Superficie dell'Uzbekistan: 447'000 km2
Popolazione: 26 milioni di abitanti
Indipendenza dichiarata il 1. settembre 1991
Il seco e la DSC sono presenti dal 1995
Quest’anno la Svizzera verserà 11,5 milioni di franchi di aiuti allo sviluppo

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