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L'ex ambasciatore Friederich colpevole

Peter Friederich (al centro) è stato giudicato colpevole

(Keystone)

Peter Friederich, ex ambasciatore elvetico in Lussemburgo, è stato condannato lunedì dal Tribunale penale federale a tre anni e mezzo di reclusione.

Tra le accuse ritenute dal tribunale con sede a Bellinzona, il ripetuto riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di cocaina.

Il 17 maggio scorso, il procuratore generale supplente della Confederazione Claude Nicati aveva chiesto una pena di sei anni di reclusione, mentre la difesa aveva domandato il proscioglimento.

Lunedì, il Tribunale penale federale ha invece deciso per una via di mezzo, condannando l'ex diplomatico svizzero a tre anni e mezzo di reclusione.

In particolare, Peter Friederich è stato accusato di ripetuto riciclaggio, appropriazione indebita, falsificazione in documenti e amministrazione infedele. È stato tuttavia prosciolto dall'accusa di appartenenza ad un'organizzazione criminale.

Nessun rimorso

Durante la lettura del giudizio, il presidente del tribunale Bernard Bertossa ha sottolineato che durante tutta la procedura, Friederich non ha manifestato alcun rimorso.

Inoltre, ha aggiunto Bertossa, ha abusato della fiducia conferitagli dallo statuto di ambasciatore.

Nel corso del processo, Friederich non ha mai contestato dal canto suo di aver ricevuto del denaro, sebbene abbia affermato di ignorare il legame con una banda internazionale di trafficanti di droga.

Versamento sospetto

Friederich, 63 anni, era stato arrestato nel luglio 2002 mentre si trovava in Svizzera in occasione di una visita al suo superiore, l'allora ministro degli esteri Jospeh Deiss.

A dare il via all'inchiesta, un versamento dubbio di 2,37 milioni di franchi sul suo conto privato in Lussemburgo, nel periodo in cui era ambasciatore.

Gli investigatori scoprirono che il pagamento fu fatto da un cittadino spagnolo sospettato dal suo paese di essere coinvolto nel traffico di droga colombiano e nel riciclaggio. Fu in seguito arrestato per spaccio di cocaina.

Poco dopo il trasferimento sul conto privato del diplomatico elvetico, i soldi sono stati girati in altre banche in Svizzera e all'estero. I principali beneficiari di questi conti erano noti alle autorità perché al centro di perseguimenti penali.

Inizialmente, Friederich si era difeso affermando che il montante era il frutto della vendita di quadri, scatole di sigari, libri e oggetti antichi. In seguito, aveva però ammesso di aver mentito sull'origine del denaro, oltre alla confessione di aver falsificato alcuni documenti. Aveva tuttavia sempre respinto le accuse di riciclaggio.

Una carriera da diplomatico

Durante i suoi 30 anni di carriera, Friederich ha lavorato per il Dipartimento degli affari esteri ed ha ricoperto la carica di ambasciatore in Vietnam, a Cuba e infine in Lussemburgo (1999-2002).

Gli investigatori hanno scoperto che mentre svolgeva questi mandati, Friederich investiva spesso forti somme di denaro in borsa nell'interesse di amici e associati. Questo promettendo loro un guadagno superiore alla media dei mercati finanziari.

Secondo quanto indicato dal Ministero pubblico della Confederazione, l'ex diplomatico si sarebbe inoltre appropriato di una parte del denaro (134'000 franchi) per ripagare debiti e per altri usi personali.

Gli avvocati di Friederich dispongono ora di 30 giorni per formulare una domanda di ricorso presso il Tribunale federale di Losanna.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

1971: Peter Friederich entra al servizio del Dipartimento degli affari esteri.
1999: viene nominato ambasciatore in Lussemburgo, dopo aver rappresentato la Svizzera in Vietnam e a Cuba.
Luglio 2002: il diplomatico è arrestato a Berna perché sospettato di riciclaggio di denaro.
Agosto 2002: Friederich viene rilasciato dopo 38 giorni di detenzione, sospeso dalle sue funzioni e pensionato anticipatamente.
Maggio 2005: inizio del processo.
Giugno 2005: i giudici condannano Friederich a 3 anni e mezzo di reculsione con l'accusa di riciclaggio.

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