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L'industria elvetica degli armamenti

Modello di carro armato M113 adattato dalla RUAG alle esigenze dell'esercito svizzero

In Svizzera alla produzione di armi concorrono diverse industrie, statali, pubbliche e private.

Una situazione che complica la decisione di vietare le esportazioni in casi di conflitti come quello in corso in Iraq.

Con lo scoppio della guerra in Iraq l'esportazione di armi è diventata senza dubbio l'aspetto più controverso e delicato per la neutralità svizzera.

Nessuna arma elvetica deve essere impiegata nel conflitto in corso, questo l'obiettivo di fondo delle disposizioni che il Consiglio federale ha deciso di adottare.

Se il principio è chiaro e semplice, l'applicazione pratica risulta dipendende dallo statuto giuridico dell'industria che produce materiale bellico dando adito anche a critiche.

Il primato della neutralità

Le esportazioni di armi da parte della Confederazione sono assolutamente vietate così come prescrive il diritto della neutralità in caso di guerra.

Il Dipartimento della difesa ha perciò bloccato la fornitura agli Stati Uniti di 32 aerei Tiger prodotti dalle industrie statali, velivoli da combattimento che l'aviazione statunitense impiega per la formazione dei piloti.

In teoria proibite, ma sottoposte ad un regime di autorizzazione sono invece le esportazioni di armi dell'industria privata.

I legami con la guerra

Il divieto entra in vigore se le armi contribuiscono alle operazioni militari in Iraq, o se la fornitura supera il livello medio degli ultimi tre anni (courant normal).

Lo stesso regime viene applicato anche alle cosiddette imprese pubbliche della RUAG, la holding di imprese giuridicamente indipendente dallo Stato, ma il cui capitale è tuttora in maggioranza in mano alla Confederazione.

In queste imprese, in particolare nella ginevrina Derendinger, vengono fabbricati alcuni pezzi destinati agli aerei F/A-18 americani, un affare che rappresenta i tre quarti di tutte le esportazioni di materiale di guerra negli USA.

Dato che gli aerei con le componenti svizzere saranno pronti solo tra due anni, per il governo queste esportazioni non hanno nessun legame diretto con la guerra in corso e possono perciò essere autorizzate.

swissinfo, Luca Hoderas


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