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L'UDC, un nano che si è trasformato in gigante

Il no allo spazio economico europeo del 1992 è stato il primo segnale dell'ascesa dell'UDC

(Keystone)

Il 10 dicembre si elegge l'esecutivo svizzero: l’Unione democratica di centro, il partito di destra che è diventato la principale forza politica del paese, cercherà di portare a casa un secondo seggio in governo.

Storia dell'ascesa di quello che a lungo è stato il più piccolo dei partiti di governo.

La storia inizia alla fine della prima guerra mondiale, quando alcuni contadini bernesi e zurighesi lasciarono il partito radicale (destra), convinti che quest’ultimo, troppo vicino agli ambienti industriali, non difendesse più gli interessi del mondo agricolo.

Una lunga presenza in governo

Molto rapidamente, questi contadini dissidenti furono raggiunti da alcuni artigiani e indipendenti. Nel dicembre 1936 la forza prese forma sul piano nazionale assumendo il nome di Partito svizzero dei contadini, degli artigiani e degli indipendenti (PAI).

Il PAI è allora rappresentato nei cantoni di Argovia, Basilea campagna, Berna, Friburgo, Sciaffusa, Ticino, Turgovia, Vaud e Zurigo. Contava 24 eletti sotto la cupola di Palazzo federale.

Questi dissidenti del Partito radicale riuscirono rapidamente a imporre uno dei loro in governo. Nel 1929, il contadino bernese Rudolf Minger venne eletto in Consiglio federale, dove assunse la direzione del Dipartimento militare federale. Un posto di grande rilievo, in quel momento. La Svizzera doveva infatti provvedere al riarmo per fronteggiare il pericolo nazista.

Tentativo di allargamento

Nel 1971, il PAI si fuse con i Democratici dei Grigioni e di Glarona. Rappresentati principalmente in Svizzera tedesca, i Democratici sono un altro ramo della grande famiglia liberale svizzera, noti per essere all’origine dell’estensione dei diritti popolari (iniziativa e referendum) nel XIX secolo.

La nuova formazione prese il nome di Unione democratica di centro (UDC). La fusione aveva per primo obiettivo quello di evitare la disgregazione dei piccoli partiti.

Ma le ambizioni dell’unione riguardano l’insieme dell’elettorato. L’UDC continuò a concentrarsi sulla difesa dell’elettorato tradizionale del PAI – contadini, indipendenti, rappresentanti di arti e mestieri – ma al tempo stesso si aprì ai salariati e ad altri strati della popolazione.

Questo tentativo di apertura non ebbe grandi effetti in termini elettorali. Dal 1945 al 1971, il numero di eletti del PAI sotto la cupola di Palazzo federale rimase stabile (tra 24 e 27). Dal 1971 al 1991, i risultati della nuova UDC furono di poco superiori (tra 26 e 29).

L’UDC era ancora il partito più debole della coalizione governativa. Le elezioni del 1991 illustrano bene i rapporti di forza. L’UDC contava 29 eletti contro 46 per i socialisti, 53 per i popolari democratici (centro-destra) e 62 per i radicali.

Una macchina vincente

E’ nel 1992 che il vento comincia a soffiare in un’altra direzione. Praticamente sola contro tutti, l’UDC riesce ad opporsi vittoriosamente all’entrata della Svizzera nello Spazio economico europeo.

L’UDC si presenta come il campione dell’indipendenza del paese, della difesa della neutralità e della limitazione del numero degli stranieri. Il partito opta al tempo stesso per una politica di destra senza mezzi termini : riduzione della fiscalità, limitazione dello Stato sociale, ecc.

Sono la sezione zurighese e il suo capofila, il consigliere nazionale e industriale Christoph Blocher, a dare il la.

Questo discorso trova un riscontro tanto maggiore quanto più profondo è il mutamento delle condizioni congiunturali. La Svizzera è ormai confrontata con la crisi economica, la disoccupazione, l’aumento continuo dei costi della salute e il deficit delle casse pubbliche.

L’UDC ha buon gioco nel denunciare la mancanza di risposte da parte dei radicali e dei popolari democratici. Questi partiti perdono così regolarmente terreno di fronte agli attacchi dell’UDC.

I risultati elettorali dell’UDC sono impressionanti. Dalle elezioni del 19 ottobre scorso, conta 63 eletti in Parlamento, cioè più del doppio del 1991. Anche le sezioni create più recentemente (Neuchâtel, Vallese) hanno registrato dei successi elettorali.

Divenuto il primo partito del paese, l’UDC può matematicamente pretendere un secondo seggio governativo.

Resta però da vedere se saprà risolvere i problemi meglio di quanto non abbiano saputo fare gli altri partiti. Se non sarà così, il contraccolpo potrebbe essere terribile.

swissinfo, Olivier Pauchard
(traduzione di Luisa Orelli)

In breve

I consiglieri federali del PAI e dell’UDC

Rudolf Minger (1929-1940)
Eduard von Steiger (1940-1951)
Markus Feldmann (1951-1958)
Friedrich Traugott Wahlen (1958-1965)
Rudolf Gnägi (1965-1979)
Leon Schlumpf (1979-1987)
Adolf Ogi (1987-2000)
Samuel Schmid (dal 2000)

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