L'UDC vuole rivedere la politica di sicurezza svizzera

La politica di sicurezza svizzera deve contemplare anche i pericoli etnici o religiosi Keystone

Esercito XXI si trova sul binario sbagliato. È quanto ritiene il gruppo parlamentare UDC alla luce degli attentati compiuti la settimana scorsa negli Stati Uniti. Con una mozione, l'UDC chiede un riorientamento della politica di sicurezza, basato sulla difesa contro il terrorismo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 settembre 2001 - 18:15

La Svizzera non è al riparo da attentati terroristici e non è preparata ad affrontare eventualità del genere, ha dichiarato martedì alla stampa il consigliere nazionale di Zurigo Christoph Blocher. La politica di sicurezza deve dunque prendere in considerazione «il probabile pericolo di attacchi da parte di gruppi etnici o religiosi».

La Svizzera deve partecipare «in modo corrispondente alle sue forze» alla lotta contro il terrorismo internazionale. Ma per questo non vi è motivo di rinunciare alla neutralità armata e integrale. I parlamentari UDC auspicano che la Confederazione resti al riparo dei conflitti di potere su scala internazionale. Sostengono pure un esercito di milizia «forte e di rapido intervento».

Circa il programma d'armamento 2001, che ammonta a 980 milioni di franchi e sul quale il Consiglio nazionale si pronuncerà mercoledì, il gruppo UDC lo sostiene, ha indicato il presidente del partito Ueli Maurer. Tuttavia, il suo collega Blocher ha detto d'essere favorevole al rinvio del progetto al Consiglio federale.

swissinfo e agenzie

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