La medicina umana, una questione di etica

I nuovi interrogativi aperti dalla ricerca medica richiedono un'approfondita riflessione etica e anche la capacità di comunicarla Keystone

La commissione nazionale di etica, prevista dalla legge sulla procreazione assistita entrata in vigore all'inizio dell'anno, si è riunita per la prima volta venerdì a Berna. Nominati all'inizio di luglio dal Consiglio federale, i 21 membri della commissione dovranno fare da ponte fra ricerca scientifica, opinione pubblica e politica, favorendo il dibattito sui problemi etici connessi alle nuove frontiere della medicina umana.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 agosto 2001 - 18:50

La ricerca medica di punta apre interrogativi nuovi sulle frontiere tra vita e morte, sulla definizione stessa di vita, sulla dignità e autonomia del malato. Interrogativi la cui risposta non può essere lasciata ai soli ricercatori.

Le questioni in gioco sono però assai complesse e difficili da affrontare in un dibattito pubblico. Oltretutto la ricerca scientifica è un processo aperto, in evoluzione, che richiede reazioni veloci ma anche la capacità di riflessioni di ampio respiro che sappiano tener conto del continuo presentarsi di nuove prospettive di ricerca e di terapia.

I temi aperti sono molti, dalla medicina dei trapianti alla procreazione artificiale, dalla ricerca sulle cellule staminali all'eutanasia attiva. Nel corso dell'estate la stampa ha speculato ripetutamente sugli argomenti oggetto del primo incontro degli esperti della commissione.

Era noto fin dalla vigilia che all'ordine del giorno vi era la questione della ricerca sulle cellule staminali. Un questione apertasi in Svizzera dopo che il Fondo nazionale per la ricerca scientifica ha rinviato la decisione di finanziamento di un progetto presentato da un'équipe dell'Università di Ginevra, che chiedeva appunto la possibilità di importare cellule staminali.

La questione è discussa anche a livello internazionale, soprattutto dopo la presa di posizione del presidente statunitense George W. Bush, contrario all'uso di fondi pubblici per la coltura di cellule staminali ma favorevole alla prosecuzione della ricerca.

Sarebbe tuttavia affrettato attendere già ora dalla commissione una raccomandazione definitiva a riguardo. L'argomento è stato comunque affrontato dalla commissione, insieme a questioni di organizzazione del proprio lavoro, e prossimamente si saprà quali sono le argomentazioni che i membri del gremio ritengono debbano essre considerate parlando di cellule staminali. Temi in discussione nelle prossime riunioni saranno anche l'aborto e l'eutanasia.

Formata da 21 membri - undici donne e dieci uomini - provenienti dalla ricerca etica, dal settore sanitario, dalle scienze naturali e sociali e dal diritto, la commissione è chiamata soprattutto a favorire il dibattito pubblico su questioni controverse. Dovrà quindi fare uno sforzo particolare nel garantire la chiarezza e la trasparenza delle sue prese di posizione, come ha spiegato Rehmann in un'intervista al quotidiano "Tages Anzeiger".

La commissione in sé non dispone di poteri decisionali, ma potrà elaborare raccomandazioni, segnalare lacune nella legislazione ed essere consultata da Consiglio federale, parlamento e cantoni.

Ciò le conferisce una posizione influente ed una grande responsabilità. Non stupisce perciò che voglia prendersi il tempo di discutere con calma le questioni di cui deve occuparsi e che cerchi di non farsi imporre eccessivamente dai mass-media i tempi della comunicazione. Un comunicato dettagliato sulla prima discussione dovrebbe essere pubblicato solo verso la fine della settimana prossima.

Andrea Tognina

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