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La Russia avanza, ma non è ancora un Eldorado

L'aiuto svizzero è presente anche nella campagne, concentrando l'aiuto alle risorse idriche

(Keystone)

Arrivata in Russia dopo la caduta del comunismo, la Svizzera cerca di far fruttare il suo impegno economico.

Le condizioni economiche del paese migliorano lentamente. Soprattutto il settore delle macchine industriali e la sicurezza hanno un potenziale di crescita importante.

La Svizzera bussa alla porta della nuova Russia. Con alcuni progetti di aiuto umanitario cerca di contribuire a correggere le incrinature della società post-comunista. Al contempo cerca di posizionare la propria economia sul mercato da scoprire.

Basti un esempio che spiega le potenzialità latenti: nel 2002 e per tutto l’anno corrente, Mosca può vantare i risultati strabilianti in tutti gli indici borsistici. In media, la crescita è stata del 40 per cento.

Poco più di dieci anni dopo la fine del sistema sovietico e cinque anni dopo la grave crisi del sistema finanziario, l’economia paese dell’est sembra essere sulla via del ritorno fra le grandi economie del mondo.

Ma non è ancora arrivata, si può affermare. Anche se si può costatare che il paese ha avuto una crescita reale del 4%, mentre i paesi dell’Unione europea marciano sul posto e la Svizzera annuncia addirittura dei sintomi di deflazione.

Domanda in rialzo

«Da qualche mese, la domanda da parte delle imprese russe si è rafforzata», costata Rolf Noll, l’esperto per i paesi dell’est presso l’Ufficio federale per lo sviluppo commerciale (OSEC) interpellato da swissinfo.

In alcuni settori economici, la Svizzera ha qualcosa da offrire. Si tratta in primo luogo del settore delle macchine per l’ambito manifatturiero e alimentare. «Il parco macchine è obsoleto e molte imprese cercano di rinnovarlo per ritrovare la dinamicità produttiva necessaria», continua Noll.

Tenendo conto dell’enorme produzione agricola del paese, si delinea inoltre un importante mercato anche nel settore dell’imballaggio.

E poi c'è il settore della sicurezza che ha il vento in poppa. Che si tratti di sorveglianza generale o il controllo degli accessi degli edifici: la crisi nella sicurezza sociale ha portato la domanda alle stelle. E in questo settore numerose ditte svizzere sono già pronte con un’offerta competitiva a livello internazionale e si dicono pronte a conquistare una solida fetta di mercato.

Riforme utili

Solo tre anni fa questo sviluppo positivo era difficilmente immaginabile. Il dissesto bastava a scoraggiare anche i più temerari investitori. Ma le cose cambiano lentamente: la politica di stabilizzazione perseguita dal secondo presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, porta frutti.

«Il paese è ritornato sulla strada della crescita. Il sistema bancario ha ripreso a funzionare ed è il migliore esempio per illustrare la ripresa dopo la crisi del 1998», spiega il consulente OSEC, fiducioso verso gli sviluppi di questa lunga transizione economica.

Il nuovo clima conferma anche l’impegno svizzero nel paese. Dalla fine del sistema sovietico, a inizio degli anni Novanta, la Confederazione interviene sul territorio con dei progetti per riconvertire l’economia e dare sollievo ad alcuni casi disperati di disagio.

Forte fluttuazione delle importazioni


Malgrado i toni sembrino cambiare, le cose non sono state facili fin qui. Corruzione, mancati pagamenti, truffe erano all’ordine del giorno per le imprese che dalla prima ora hanno cercato di insediarvisi.

Le relazioni hanno sofferto gravemente del crollo dell’ordine precedente. Alla fine dell’era comunista, le importazioni raggiungevano il miliardo di franchi annuo. Nel 1993 si era scesi a 300 milioni. Progressivamente però si risale la china: a fine 2002 si era arrivati a 900 milioni. L’oro, di cui la svizzera è sprovvista, fa la parte del leone nella lista delle merci in arrivo.

La questione fondamentale è oggi: la Russia ha ritrovato quell’affidabilità conosciuto prima del crollo del Muro di Berlino, il capitalismo selvaggio e senza regole domina ancora il territorio?

Rischi residui

Come la più parte dei mercati emergenti, il mercato russo non è privo di rischi. Anche se la situazione è migliorata, il sistema rimane fragile. Due le ragioni principali.

Da una parte c’è la debolezza del sistema di legalità e dell’applicazione del diritto. «Si va nella buona direzione, ma rimangono grosse falle», osserva Rolf Noll.

Ma il fattore principale è il prezzo del petrolio. La salute di bilancio della Russia, come principale esportatore mondiale, è direttamente legata al corso del greggio.

Il recente rialzo del prezzo al barile ha permesso a tutta l’economia di rimettersi in movimento. Un abbassamento metterebbe in rischio la liquidità dello Stato con ripercussioni a cascata per tutta la società.

Evoluzione della mentalità

Se venissero a mancare le entrate nette delle materie prime, la crisi tornerebbe ad attanagliare il paese. Disoccupazione e inflazione sarebbero le dirette conseguenze. Attualmente la disoccupazione è limitata ufficialmente all’8,9%, ma le condizioni generali sono ancora molto fragili.

Per Rolf Noll, ogni crisi porta però ad una presa di coscienza: il guadagno immediato porta irrimediabilmente a degli inconvenienti. Adesso non bisogna ripetere gli sbagli degli anni Novanta.

«La massimizzazione dei profitti si spiega con 80 anni di frustrazione, ma adesso anche la società russa impara l’importanza della qualità, sia dei prodotti che delle relazioni con i partner economici».

swissinfo, Jean-Didier Revoin
(adattamento : Daniele Papacella)

In breve

Due i traguardi della politica d’aiuto svizzera nelle repubbliche ex-sovietiche.

In primo luogo l’aiuto svizzero cerca di regolare il processo di transizione economica per permettere, in un secondo tempo, l’accesso dell’industria svizzera sul posto. Concretamente questa politica si traduce in una serie di progetti d’aiuto allo sviluppo in Russia e in alcune Repubbliche ex-sovietiche.

Si distinguono in particolare i progetti legati alla depurazione dell’acqua nella città di Perm e di Nijni Novgorod. Contemporaneamente, il Segretariato di Stato per l’economia (seco) e la Direzione dello sviluppo (DSC) hanno partecipato al risanamento della rete di distribuzione idrica.

In diverse località sono in corso piccoli progetti di consulenza sanitaria e agricola.

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