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La troppa pulizia favorisce le allergie

Vivere in un ambiente troppo pulito può anche nuocere alla salute Keystone

Dopo aver accusato l'inquinamento di essere il responsabile dell'aumento delle allergie, ora gli specialisti denunciano gli eccessi di igiene.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 aprile 2003 - 16:40

Nella Giornata mondiale della salute, swissinfo si sofferma sui risultati degli ultimi studi che contraddicono le ricerche effettuate finora.

"Un ambiente sano per i bambini"! Una formula choc per una giornata mondiale a vocazione planetaria, come quella di lunedì, decretata dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Un'occasione, per i pediatri, per denunciare una volta di più, la proliferazione delle allergie che colpiscono la Svizzera e la maggior parte dei Paesi occidentali.

Secondo studi internazionali, un bambino su dieci soffre di asma mentre i casi di rinite allergica e di eczema negli ultimi decenni sono raddoppiati.

La Svizzera non dispone di uno studio epidemiologico specifico sulla questione. Tuttavia, le inchieste realizzate dai servizi della sanità della gioventù, nel quadro del programma di sorveglianza nazionale Scarpol, dimostrano che dal 1992 al 2000, l'8% circa dei giovani in età scolastica soffriva di asma.

"In oltre, quasi il 15% degli alunni osservati aveva il raffreddore del fieno", precisa Charlotte Braun, epidemiologa, professoressa all'Istituto di medicina sociale e preventiva dell'Università di Basilea.

Per quanto concerne la popolazione adulta, le cifre si riferiscono essenzialmente al raffreddore del fieno. "Nel 1920 solo il 2% degli svizzeri soffriva di questi disturbi", sottolinea Charlotte Braun. "Nel 1991 la percentuale era del 13%".

Un'altra constatazione che si può fare è che le malattie allergiche non accenno a diminuire. Al contrario. Gli studi scientifici si moltiplicano e i medici sono spesso costretti a rivedere certe teorie.

L'inquinamento riabilitato

Così, dopo aver messo in relazione l'aumento della frequenza delle allergie con l'inquinamento, gli allergologi dichiarano ora che i fattori inquinanti non sono all'origine di queste malattie.

Per comprovare i loro argomenti fanno riferimento a uno studio comparativo, effettuato su un gruppo di bambini a Monaco di Baviera e a Lipsia, nell'ex DDR, nel 1991, due anni dopo la caduta del Muro.

"Gli esperti volevano provare che l'inquinamento, molto più forte a Lipsia, influisce sull'aumento dell'incidenza delle allergie. Invece hanno dimostrato il contrario", spiega Michael Hofer, allergologo e specialista in immunologia al Servizio pediatrico dell'Ospedale cantonale di Losanna.

Infatti, in base ai risultati i ragazzi di Lipsia soffrivano nettamente meno di allergie pur essendo più esposti all'inquinamento atmosferico derivante dal diossido di azoto e dall'ozono.

Ma la ricerca tedesca non si è fermata a questo primo studio. Alcuni anni più tardi, sulla base degli stessi risultati, gli esperti hanno constatato un aumento delle allergie legato all'"occidentalizzazione" del modo di vivere della popolazione di Lipsia.

Lo sviluppo dell'igiene

"Non si conoscono ancora con esattezza gli elementi che nel nostro ambiente contribuiscono a far aumentare il rischio di allergie. Alcune ipotesi lasciano tuttavia pensare che l'espandersi di questo tipo di malattia sia da mettere in relazione con i progressi fatti dalla nostra società nel campo dell'igiene", spiega Michael Hofer.

Secondo recenti studi, per poter difendersi meglio dalle allergie, il sistema immunitario del neonato deve essere esposto ai virus e ai batteri. Si tratta di una stimolazione necessaria dell'organismo per permettergli di adattarsi consapevolmente al proprio ambiente.

Oggi si sa che le allergie risultano da un errore di valutazione del sistema immunitario. Quest'ultimo interpreta semplici granelli di polvere, polline o peli di gatto come pericolosi corpi estranei.

Il sistema reagisce con un'armata di anticorpi che, a loro volta, provocano una reazione a catena paragonabile a un'infiammazione.

I batteri e le stalle "protettrici"

"Paradossalmente", precisa Charlotte Braun, "lo studio Scarpol ha rilevato che i bambini che abitano in una fattoria, a contatto con animali, sviluppano meno reazioni allergiche dei vicini che abitano nello stesso paese. Dopo aver analizzato questi dati con altri esperti europei siamo giunti alla conclusione che grazie all'esposizione di batteri trasmessi da animali di stalla, questi bambini sono maggiormente protetti".

E' come se il sistema immunitario avesse bisogno, già in tenera età, di essere confrontato con veri nemici per poter sviluppare delle difese efficaci contro le allergie.

Le terapie del futuro

I progressi fatti nel campo della conoscenza dei meccanismi allergici dovrebbero portare allo sviluppo di nuovi farmaci.

"Uno dei metodi più promettenti consiste nell'esporre i bambini ai batteri, fin dalla più tenera età, in modo da influenzare il loro sistema immunitario", afferma Philippe Eigenmann, allergologo-pediatra all'Ospedale universitario di Ginevra.

L'obiettivo è quello di indurre le difese immunitarie a sviluppare un terreno protettore. L'altra pista vuole agire sugli anticorpi delle allergie. Il metodo mira a bloccare la reazione allergica ed è già ora in fase di test clinici.

swissinfo, Vanda Janka
(traduzione: Elena Altenburger)

Fatti e cifre

Studio Scarpol: dal 1992 al 2000
L '8% dei giovani in età scolastica soffre di asma
Il 15% ha il raffreddore del fieno

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In breve

L'allergia è una malattia legata alla risposta eccessiva e inadeguata del nostro organismo nei confronti dell'ambiente (alimentare, chimico o aereo).

L'errore proviene dal sistema immunitario per il quale semplici granelli di polvere, pollini o peli di gatto diventano pericolosi corpi estranei. L'organismo reagisce producendo le armi necessarie: le immunoglobine E.

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