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La Turchia non vuole Calmy-Rey

La ministra degli esteri elvetica ritiene che la decisione turca comnplicherà le relazioni bilaterali

(Keystone Archive)

La consigliera federale Micheline Calmy-Rey dovrà rinunciare la prossima settimana al previsto viaggio in Turchia.

Le autorità di Ankara hanno ritirato l'invito alla ministra degli esteri elvetica. All'origine del gesto la decisione del parlamento del Canton Vaud di riconoscere il genocidio armeno del 1915.

Con la decisione, presa il 23 settembre, Vaud è il secondo cantone ad aver riconosciuto il genocidio degli armeni: Ginevra lo aveva già fatto nel 1998.

A prima vista è questa la ragione che ha spinto la Turchia, che da sempre rifiuta il termine di genocidio per i massacri perpetrati nei confronti del popolo armeno, ad annullare a breve termine la visita della ministra degli esteri elvetica.

Un affronto, ma le relazioni vanno avanti

L’ambasciatore svizzero ad Ankara, Kurt O. Wyss, è stato convocato lunedì al Ministero turco degli affari esteri dove gli è stata notificata la revoca dell'invito alla consigliera federale.

L'ambasciatore ha affermato che la discussione è stata «cordiale». Non si è parlato però della questione del genocidio armeno, soggetto tabù in Turchia. Nonostante la cordialità, Wyss non esita a definire la decisione turca come «affronto» alla Svizzera e a Micheline Calmy-Rey.

Tuttavia, anche se questa decisione «esagerata e sproporzionata» rappresenta «un duro colpo» per i rapporti fra Berna e Ankara, secondo Wyss le relazioni tra i due paesi non sono ad un punto morto.

L'ambasciatore non esclude che una visita possa aver luogo dopo le elezioni federali del 19 ottobre. Il Ministero turco degli affari esteri ha infatti giustificato la sua decisione adducendo come motivo la scadenza elettorale. Per la Turchia la visita della consigliera federale avrebbe rischiato di essere sfruttata per motivi di politica interna svizzera.

Decisione incomprensibile per Micheline Calmy-Rey

La Calmy-Rey ha affermato martedì sera, ai microfoni delle radio della Svizzera tedesca e francese, che la reazione delle autorità turche è eccessiva.

Secondo la ministra degli esteri elvetica, il Gran consiglio vodese adottando un postulato per il riconoscimento del genocidio non ha fatto altro che seguire un normale procedimento democratico.

La decisione di ritirare l'invito - ha aggiunto - «complicherà sicuramente un po' le relazioni bilaterali tra Berna e Ankara».

Prevista visita ai curdi

La consigliera federale, che avrebbe dovuto recarsi in Turchia da lunedì a mercoledì prossimo, aveva annunciato l'intenzione di visitare anche le regioni curde del paese.

Interpellata in merito, ha indicato di non ritenere che sia stato ciò a irritare le autorità turche: «Non sono la prima ministra degli esteri a visitare le province controllate dai curdi». Inoltre - ha aggiunto- il programma del viaggio era noto da diverse settimane.

Un genocidio riconosciuto da molti

Il genocidio armeno, nel quale morirono 1,5 milioni di persone, non è più contestato dal punto di vista storico ed è già stato riconosciuto da numerosi paesi, tra cui Francia, Belgio e Stati Uniti.

L'ONU ha compiuto il passo nel 1985, seguito due anni dopo dal parlamento europeo. In Svizzera il Consiglio nazionale ha respinto di misura nel 2001 un postulato che chiedeva il riconoscimento e nel maggio 2002 il Consiglio federale si è espresso di nuovo in questo senso.

swissinfo e agenzie

In breve

Il Consiglio nazionale svizzero (la camera del popolo) ha respinto di misura nel 2001 un postulato che chiedeva il riconoscimento del genocidio armeno.

Il Consiglio federale, interpellato nuovamente in parlamento, ha dato una parere negativo sul riconoscimento nel maggio del 2002.

A proposito degli avvenimenti del 1915, il governo svizzero parla di "tragiche deportazioni di massa e di massacri che hanno segnato la fine dell'Impero ottomano e hanno fatto numerosissimi vittime nella popolazione armena".

Le autorità turche continuano a negare che si sia trattata di un genocidio e parlano di "avvenimenti tragici" che avrebbero fatto 300'000 vittime.

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