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Lavoro domenicale: il peso delle città

(Keystone)

Il 50.6% degli svizzeri dice sì alla revisione della legge sul lavoro che permette la liberalizzazione dell'impiego domenicale nelle stazioni e negli aeroporti.

Determinante il voto dei grandi centri urbani: Zurigo, Basilea, Ginevra e Berna fanno pendere la bilancia a favore del sì contro la volontà di praticamente tutti gli altri cantoni.

Nessuno si aspettava un risultato tanto tirato. I sondaggi effettuati nei mesi precedenti sembravano indicare l'esistenza di un margine di sicurezza piuttosto importante per i fautori del lavoro (e dello shopping) domenicale nei centri di trasporto pubblico.

La decisione sembrava dunque scontata da tempo. Ed invece l'insolita alleanza formatasi a sostegno del referendum (sindacati, ambienti ecclesiastici, piccoli commercianti e cantoni periferici) è giunta a soli 23'000 voti da una sorprendente vittoria.

Due Svizzere

In pratica, i giochi sono stati decisi dal 62.8% di voti a favore della revisione della legge espressi da Zurigo, dove è ormai consuetudine effettuare acquisti domenicali all'interno del grande "centro commerciale" creatosi sotto la stazione centrale della città o nei negozi situati nell'aeroporto di Zurigo-Kloten.

Ma va sottolineato che soltanto 7 cantoni su 26 (oltre a Zurigo, Berna, Zugo, Argovia, Ginevra e i due Basilea) hanno sostenuto la proposta difesa da governo e parlamento.

Da uno scrutinio che si credeva quasi una formalità, escono dunque due Svizzere: la prima, urbana e laica, dove prevalgono gli interessi del cittadino-consumatore; la seconda, rurale, conservatrice (a sinistra come a destra) e religiosa dove sono invece i cittadini-lavoratori e le famiglie a godere delle maggiori attenzioni.

Problemi vecchi, problemi nuovi

I circa 150 servizi commerciali nelle stazioni e negli aeroporti che, in caso di successo del referendum, avrebbero dovuto chiudere tirano dunque un sospiro di sollievo.

La decisione popolare permette inoltre di fare chiarezza e di disfarsi della nozione di "servizio ai viaggiatori" che, interpretata e stirata in funzione delle correnti del momento, aveva ormai perso la sua essenza.

Ma risolto un problema, eccone apparire uno nuovo. Come gestire infatti l'evidente distorsione della concorrenza che si verrà a creare tra lo speciale regime garantito ai negozi situati nei grandi centri di trasporto pubblico e quelli, magari distanti solo poche centinaia di metri, che invece non potranno impiegare del personale nei giorni festivi?

Una mozione già accettata dal Consiglio degli Stati e dalla Commissione dell'economia del Nazionale (e congelata in attesa del verdetto concernente questo referendum – ora la camera bassa ne discuterà mercoledì prossimo) sembra avere indicato una possibile risposta: la liberalizzazione generale degli orari di apertura dei negozi e dei servizi.

Un'opzione che, considerata la forte e variegata opposizione creatasi davanti a questa liberalizzazione "minore" riguardante i soli centri di trasporto pubblico, porterebbe ad un risultato certo: un nuovo referendum sindacal-religioso ed una nuova votazione popolare. Tutt'altro che scontata.

Poca sintonia con la liberalizzazione

Dalla sorprendente suspence che ha contraddistinto il risultato odierno risulta dunque un nuovo monito a governo e parlamento che, da parte loro, si erano ampiamente espressi a favore della revisione della legge.

Una gran fetta della popolazione continua a non volerne sapere di una banalizzazione della domenica, considerata un'importante conquista sociale oppure un giorno da dedicare alla famiglia o alla religione.

Gli svizzeri lo hanno ribadito più volte in occasione di votazioni cantonali. Lo avevano mostrato nel 1996 spazzando via con ben il 67% dei voti una legge sul lavoro che introduceva la possibilità del lavoro domenicale generalizzato.

La risicata vittoria del sì in questa votazione dove l'estensione del lavoro domenicale riguardava direttamente soltanto alcune migliaia di persone lo ha nuovamente confermato.

swissinfo, Marzio Pescia

In breve

Il 50.6% degli svizzeri ha accettato la decisione di governo e parlamento di liberalizzare il lavoro domenicale all'interno delle grandi stazioni e degli aeroporti.

I favorevoli e i contrari sono divisi da soli 23'000 voti.

Dallo scrutinio risultano due Svizzere ben distinte: la prima, urbana e laica, dove prevalgono gli interessi del cittadino-consumatore; la seconda, più rurale, conservatrice (a sinistra come a destra) e religiosa dove sono invece i cittadini-lavoratori e le famiglie a godere delle maggiori attenzioni.

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