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Le ferite libanesi sotto gli occhi di Walter Kälin

Macerie: quel che resta della cittadina sudlibanese di Aita Al-Shaab dopo i bombardamenti

(Keystone)

Il giurista svizzero e tre altri esperti presentano il rapporto su Libano e Israele commissionato dal Consiglio dei diritti umani per fare il punto sul conflitto dei mesi scorsi.

Kälin racconta le impressioni di un'inchiesta condotta tra le macerie. La principale conclusione del rapporto: le Convenzioni di Ginevra sono state violate. Intervista.

Walter Kälin è un apprezzato esperto di diritto umanitario internazionale. Un suo rapporto è servito da base per i negoziati che hanno portato alla nascita del Consiglio dei diritti umani.

Kälin, che è professore all'Università di Berna, si è recato in Libano in qualità di rappresentante del segretario generale delle Nazioni unite per i diritti umani degli sfollati.

swissinfo: Lei ha visitato il Libano e Israele dopo il conflitto dei mesi scorsi. Cosa ha visto?

Walter Kälin: Ci sono diverse immagini forti impresse nella mia memoria... le macerie, soprattutto nel Sud del Libano, dove interi villaggi sono stati rasi al suolo. Anche nella periferia meridionale di Beirut ci sono molti edifici distrutti.

Poi conservo il ricordo degli incontri che abbiamo avuto con le vittime e le loro famiglie in Libano e in Israele.

È impressionante vedere con quale energia la gente riprende in mano la sua vita e ricostruisce quanto è andato distrutto durante la guerra. E questa constatazione vale tanto per il Libano quanto per il Nord d'Israele.

swissinfo: Quali sono le conclusioni principali del vostro rapporto?

W.K.: Per quanto riguarda Israele, i miei colleghi ed io siamo giunti alla conclusione che ci sono state delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. L'esercito israeliano ha preso di mira molti obiettivi civili affermando che erano utilizzati a fini militari.

Sembra evidente che i miliziani di Hezbollah si siano serviti di infrastruttura civile. Ma Israele ha distrutto talmente tante cose che diventa difficile stabilire la legittimità di tutti i bersagli. Sono state colpite delle ambulanze, delle persone in fuga dai combattimenti... Su questo punto non abbiamo ottenuto delle spiegazioni convincenti da parte dei responsabili israeliani.

D'altra parte, nemmeno Hezbollah ha fatto distinzione tra bersagli militari e no ed ha preso di mira i civili nel nord d'Israele. Anche sul suo conto ci sono serie violazioni del diritto umanitario internazionale.

swissinfo: Alcune organizzazioni non governative hanno accusato Israele di crimini di guerra. Avete potuto svolgere delle indagini in merito?

W.K.: Lo scorso 11 agosto, il Consiglio dei diritti umani ha deciso di nominare una commissione d'inchiesta. Sarà quest'ultima ad occuparsi della questione. I crimini di guerra non implicano solo delle violazioni del diritto umanitario internazionale. Bisogna poter esaminare le intenzioni che stanno a monte delle violazioni e per questo tipo di lavoro la nostra missione era troppo breve.

swissinfo: Quali sono le vostre raccomandazioni?

W.K.: Abbiamo indirizzato delle raccomandazioni al governo libanese per quanto riguarda la ricostruzione e la protezione delle 200'000 persone ancora sfollate.

A Israele abbiamo chiesto di svolgere delle indagini per appurare se ci sono stati crimini di guerra. Abbiamo affrontato anche il tema della ricostruzione. In effetti, siamo giunti alla conclusione che la popolazione araba d'Israele è stata discriminata: in molti dei centri a maggioranza araba mancano i rifugi e le misure di compensazione per i danni subiti sembrano essere inferiori che in altre parti del paese.

Invitiamo inoltre il Consiglio dei diritti umani a creare un meccanismo per stabilire se il movimento Hezbollah si è macchiato di crimini di guerra e chiediamo alla comunità internazionale di affrontare il tema delle bombe a frammentazione.

Di fatto, il ritorno degli sfollati nella maggior parte delle regioni del Libano meridionale è reso impossibile dall'alto numero di bombe a frammentazione inesplose. Chiediamo in particolare ad Israele di aiutarci a localizzarle.

Intervista swissinfo, Frédéric Burnand, Ginevra
(traduzione, Doris Lucini)

In breve

In agosto, nel corso di una sessione speciale, il presidente del Consiglio dei diritti umani ha proposto di inviare una missione d'esperti in Libano e in Israele.

Il compito è stato affidato a Walter Kälin, rappresentante del segretario generale dell'ONU per gli sfollati, Miloon Kothari, relatore speciale per il diritto all'alloggio, Philip Alston, relatore speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, e Paul Hunt, relatore speciale sulla salute.

Il gruppo di esperti ha visitato il Libano e Israele tra il 7 e il 14 settembre.

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Indice elettronico indispensabile

L'Istituto di diritto pubblico dell'Università di Berna, diretto da Walter Kälin, ha preparato diverse perizie che sono servite da base per la creazione del Consiglio dei diritti umani.

In novembre, l'istituto presenterà uno schedario elettronico grazie al quale si potrà accedere direttamente a tutti i documenti ufficiali e alle informazioni relative alla situazione dei diritti umani in un determinato paese.

Questo indice permetterà di individuare le lacune in ogni paese, di sapere quali campi non sono stati esaminati e di conoscere gli Stati che non cooperano con il sistema delle Nazioni Unite.

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