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Le piante geneticamente modificate lasciano i laboratori

Il grano geneticamente modificato - qui in una serra vicino a Zurigo - verrà studiato all'aperto

(Keystone)

L'immissione nell'ambiente di piante geneticamente modificate solleva molte questioni – un progetto nazionale di ricerca vuole dare una risposta ad alcune di queste.

Il Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica finanzierà nel corso dei prossimi quattro anni 27 progetti che hanno come obiettivo lo studio dei vantaggi e dei rischi legati alle piante geneticamente modificate.

Il Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) ha lanciato il 59esimo progetto nazionale di ricerca (PNR 59). Il mandato del governo elvetico – al quale spetta il compito di decidere i temi per i PNR – risale al 2005 e chiede di studiare l'utilità e i pericoli dell'uso di piante geneticamente modificate (PGM) in coesistenza con le colture tradizionali.

Intitolato «Benefici e rischi dell'immissione nell'ambiente di piante geneticamente modificate», il PNR 59 usufruisce di un credito quadro di 12 milioni di franchi. I progetti inoltrati sono stati 92. Un gruppo di esperti di fama internazionale ne ha poi selezionati 27.

Sapere per decidere

Il programma deve innanzitutto colmare le lacune nelle conoscenze scientifiche sui nessi biologici e ecologici, ma anche analizzare pro e contro dell'introduzione di PGM nell'agricoltura e nella produzione alimentare. Il PNR dovrebbe concludersi nella primavera del 2011 e fornire le basi scientifiche per il dibattito politico.

«L'utilità per l'agricoltura svizzera delle PGM è contestata e in merito sono state espresse diverse riserve», spiega il FNS in un comunicato diramato mercoledì. Alla luce di quanto avviene all'estero e al fine di elaborare una prassi in Svizzera, il PNR intende studiare le eventualità di utilizzo della biotecnologia vegetale, considerando anche gli aspetti politici, sociali e economici.

In un'intervista rilasciata al giornale online dell'Università di Zurigo, il professor Beat Keller che partecipa al PNR 59 con un progetto dedicato ai geni resistenti nel frumento transgenico, sottolinea l'importanza del dialogo tra ricerca, mondo politico e opinione pubblica: «Credo che a lungo termine il nostro lavoro avrà un impatto sull'opinione pubblica e spero che i nostri esperimenti contribuiranno ad alimentare un dibattito oggettivo». Il compito della ricerca, però, «non può certo essere quello di profilarsi come strumento di propaganda per una determinata tecnologia».

Nell'ambiente

Gli assi portanti della ricerca sono tre. Saranno esaminate le possibilità di applicazione delle PGM compatibili con gli obiettivi di politica agricola e ambientale della Svizzera. In particolare si studieranno le interazioni tra le PGM e l'ambiente: che influsso ha quest'ultimo sulla resa delle PGM e che cambiamenti comporta per l'ambiente la presenza di PGM?

Inoltre andrà chiarito il quadro legale ed amministrativo per l'impiego di piante geneticamente modificate. A ciò è legato lo studio degli strumenti di valutazione e gestione dei rischi, nonché la messa a punto di modelli per i processi decisionali.

Infine il programma studierà lo sviluppo di standard di monitoraggio delle PGM adatti alle condizioni svizzere. La questione dei brevetti è stata invece scientemente scartata dal PNR 59, poiché verrà tratta a parte.

Greenpeace delusa

L'associazione ambientalista Greenpeace ha reagito negativamente al lancio del PNR 59. Greenpeace critica in particolare i progetti dedicati al frumento geneticamente modificato che prevedono una serie di esperimenti all'aperto.

Specie di frumento resistenti ai funghi esisterebbero già in natura, argomenta Greenpeace. Inoltre, i cittadini e gli agricoltori svizzeri non vorrebbero grano geneticamente modificato.

L'associazione ambientalista guarda con delusione alle scelte fatte dal Fondo nazionale. Per Greenpeace si finanziano studi non importanti – come quelli dedicati al frumento – e si trascurano aspetti come le possibili conseguenze negative delle PGM: per i consumatori, per l'ecosistema e per l'economia dell'agricoltura elvetica.

swissinfo e agenzie

Esperimenti all'aperto

In Svizzera sono state finora condotte tre sperimentazioni in campo aperto con piante geneticamente modificate. Per questo tipo di esperimento è necessaria un'autorizzazione federale.

Nel 1991 e nel 1992 la Stazione federale di ricerche agronomiche di Changins aveva piantato in campo aperto patate geneticamente modificate.

Due domande inoltrate nel 1998 per la coltivazione sperimentale di mais e di patate geneticamente modificati sono state rifiutate.

Una sperimentazione con grano resistente a funghi patogeni è stata infine condotta dall'Istituto di scienze vegetali del Politecnico federale di Zurigo nel 2004.

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Moratoria sull'uso di OGM

Il 27 novembre del 2005, il popolo svizzero ha accettato con il 55,7% dei voti una moratoria di cinque anni per la produzione di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura.

La moratoria era stata richiesta attraverso un'iniziativa popolare denominata «Per alimenti prodotti senza manipolazioni genetiche». Governo e parlamento si erano pronunciati contro l'iniziativa.

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