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Meglio non irritare l'Iran in ambito nucleare

L'istallazione nucleare di Bushehr, nel sud dell'Iran

(Keystone)

Lo svizzero Bruno Pellaud ritiene che l’Occidente dovrà agire in modo strategico per limitare le ambizioni nucleari dell’Iran.

Per l’ex-dirigente dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica, l’obiettivo sarà raggiunto solo se si eviterà lo scontro e si stabilirà un rapporto di fiducia con Teheran.

Pellaud ha espresso la propria opinione in numerosi articoli pubblicati lunedì dalla stampa svizzera e internazionale, scritti insieme a Tim Guldimann, ex-ambasciatore a Teheran. La Svizzera rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran.

Non appena Mahmoud Ahmadi-Nejad è stato eletto nuovo presidente dell'Iran, gli USA l’hanno criticato definendolo un «non-amico della libertà e della democrazia». Le parole del segretario alla difesa statunitense, Donald Rumsfeld, confermano l’opinione secondo cui Washington ritiene Ahmadi-Nejad un fondamentalista.

Secondo Pellaud e Guldimann, un simile approccio rischia di «far desistere l’Iran dal cooperare con l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) e di spingerlo a sviluppare un programma nucleare clandestino che sfuggirebbe al controllo internazionale».

Dal canto suo, l’Unione europea (UE) ha ribadito la propria intenzione di proseguire i colloqui con l’Iran, previsti il prossimo mese. I due esperti ritengono che la strategia più appropriata per l’UE sia quella di concludere un accordo con l’Iran, nel quale si limitano le sue attività in ambito nucleare in cambio di supporto tecnologico di uno sviluppo della cooperazione.

Gli Stati Uniti e l’AIEA dovrebbero sostenere questo modo di procedere. L'Iran dovrebbe fare altrettanto, per dimostrare di agire nella trasparenza.

swissinfo: Lei ha lanciato un appello agli USA e all'UE affinché evitino ogni scontro e costruiscano un rapporto di fiducia con l’Iran. Crede che questo sia possibile alla luce dei commenti negativi espressi dopo l’elezione di Ahmadi-Nejad?

Bruno Pellaud: Per il momento no. Tuttavia, anche dopo l’elezione del presidente Ahmadi-Nejad, Tim Guldimann ed io abbiamo deciso di non cambiare il nostro punto di vista sulla strategia da adottare. Pensiamo infatti che la realtà a cui tutti prima o poi dovranno confrontarsi sia questa.

L’abbozzo di un accordo è nell’aria da tempo, ma gli europei – sostenuti dagli americani – non vogliono mostrare segni di cedimento. In ogni caso, l’attuale situazione di stallo non può continuare. L’Occidente non ha interesse a rompere i negoziati con l’Iran proseguendo sulla linea dura ed esigendo l’assoluto abbandono del programma d’arricchimento atomico.

swissinfo: L’Iran sarà disposto ad accettare un simile accordo?

B.P.: Non sono molto impressionato dalle affermazioni in merito del nuovo presidente, anche se è riuscito a lasciare aperte tutte le opzioni.

Apprezzo il fatto che, come me, Ahmadi-Nejad è un ingegnere. Si dimostrerà quindi più una persona che risolve i problemi che un idealista islamico. Si confronterà con la realtà, che non credo sia cambiata cambiata per l’Iran né tantomeno per l’UE.

swissinfo: Quindi, qualcuno dovrà fare delle concessioni. Possiamo aspettarcelo dall’Iran?

B.P.: Se l’Iran sarà messo sotto pressione, potrebbe anche decidere di porre fine ai propri rapporti con l’AIEA. Ciò significherebbe che le attività di Teheran non potranno più essere controllate a livello internazionale. Tale eventualità sarebbe piuttosto inquietante: un’opinione condivisa non solo da me e da Tim Guldimann, ma anche da numerosi diplomatici e scienziati, fra cui anche degli studiosi americani.

Siamo giunti alla conclusione che è meglio permettere agli iraniani di continuare con la costruzione di un numero limitato di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. Questo rischio è sempre meglio che una rottura totale dei rapporti fra Teheran e l’Agenzia delle Nazioni Unite.

Per gli iraniani è un modo di salvare la faccia a livello internazionale. E’ diffusa l’opinione secondo cui il loro programma nucleare sia cominciato sotto la Repubblica Islamica. Ma in realtà ha avuto inizio già nel 1959, quando lo Shah ha acquistato agli americani il primo reattore nucleare.

L’Iran ritiene che non gli si possa rifiutare di usare di una tecnologia di cui paesi come il Brasile o il Giappone dispongono senza subire pressioni dalla comunità internazionale.

swissinfo: L’Iran ha l’intenzione di costruire una bomba atomica?

B.P.: Non credo. Secondo la AIEA non sussistono prove evidenti dell’esistenza di un programma di armamento atomico. Pecca forse di ingenuità?

La mia opinione si basa sul fatto che, nel 2003, l’Iran ha permesso alla AIEA di aumentare i propri controlli. Se avesse veramente avuto un programma di armamento nucleare, non avrebbe rischiato tanto.

È però anche vero che l’Iran ha tentato di nascondere alcune cose.

Ritengo che Teheran sarà disposto a negoziare. Questo perché desidera entrare a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio e intensificare i propri rapporti economici con l’Europa. Inoltre, il nuovo presidente ha affermato che il paese ha bisogno di nuovi investimenti e di un maggiore coinvolgimento internazionale.

intervista swissinfo: Jonas Hughes
traduzione e adattamento: Anna Passera

Fatti e cifre

Le osservazioni di Pellaud e Guldimann sono state pubblicate lunedì dal quotidiano elvetico Le Temps, nonché dai giornali esteri Financial Times, Le Monde e Süddeutsche Zeitung.
Il responsabile di politica estera dell’UE, Javier Solana, ha affermato che i negoziati con l’Iran proseguiranno malgrado l’elezione di Mahmoud Ahmadi-Nejad alla presidenza.
Germania, Francia e Gran Bretagna insistono affinché Teheran cessi completamente il proprio programma atomico. Ma l’Iran non è d’accordo.

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In breve

Pellaud e Guldimann hanno lanciato un appello nel quale chiedono alla comunità internazionale di adottare un approccio strategico con l’Iran, basato sulla costruzione di un rapporto di fiducia con Teheran.

Solo così si potranno limitare le sue ambizioni in ambito nucleare.

In un primo tempo, si dovrebbe permettere all’Iran di sviluppare un programma limitato di arricchimento atomico sotto il controllo internazionale.

In cambio, dopo cinque anni, l’UE dovrebbe assicurare all’Iran un supporto tecnologico e un miglioramento della cooperazione e del commercio reciproci.

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