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Motivi di frizione tra Svizzera e Israele

I colpi sparati da soldati israeliani contro l'auto di un rappresentante elvetico presso l'Autorità palestinese, lo scorso maggio, sono l'ultimo episodio di una serie di «frizioni» tra Israele e Svizzera.

I due paesi si sono però sempre sforzati di minimizzare tali incidenti.

In aprile il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) aveva convocato l'ambasciatore israeliano per chiedere che l'esercito con la stella di David si ritirasse immediatamente dai Territori palestinesi rioccupati.

Berna aveva anche chiesto che venisse restituita la libertà di movimento al leader palestinese Yasser Arafat e in quell'occasione l'ambasciatore israeliano Yigal Antebi aveva ribattuto di comprendere le critiche elvetiche, ma di non poterle accettare.

Mesi prima, in febbraio, vi era stato un episodio che aveva riacceso gli attriti. Al termine di un incontro tra l'ambasciatore Ygal Antebi e il segretario di Stato Franz von Däniken venne redatto un comunicato sul quale si appuntarono le critiche israeliane. Il testo «non rifletteva per nulla» il contenuto del colloquio, fece sapere l'ambasciatore.

Processo di pace e Mossad

Lo scorso dicembre Israele espresse il proprio malcontento a seguito della Conferenza di Ginevra che richiamò lo Stato ebraico al rispetto del diritto umanitario nel Territori. L'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Yaakov Levy denunciò l'incontro ginevrino come un «esercizio futile e unilaterale».

Nel marzo 2002 ci fu un'altra polemica tra le due capitali. In occasione del viaggio di Joseph Deiss (allora capo del DFAE) nel Vicino Oriente, il premier israeliano chiese la chiusura dell'ufficio di collegamento svizzero presso l'Autorità palestinese, a Gerusalemme Est, ritenendo che la sua presenza fosse contraria agli accordi di Oslo.

Nel luglio 2000 ci fu la condanna a 12 mesi di prigione con la condizionale, da parte della Corte penale federale di Losanna, per un agente del Mossad - il servizio segreto israeliano - che due anni prima era giunto in Svizzera per una missione ed era stato colto in flagrante delitto. La vicenda rese piuttosto tesi i rapporti tra i due Stati.

Il problema del «Made in Israel»

Sulle relazioni bilaterali pesa poi la questione dei prodotti col marchio «Made in Israel». Dal 2000 la Svizzera controlla in modo rigoroso questi prodotti, sospettati di provenire da colonie ebraiche poste fuori dal territorio israeliano. Un centinaio di certificati d'origine dubbi sono stati rispediti l'estate scorsa alle dogane israeliane per una verifica.

A tutto ciò si aggiungono punti di divergenze sul conflitto nel Vicino Oriente. Berna critica in particolare la colonizzazione e le operazioni militari nei Territori occupati. A tal proposito le autorità elvetiche hanno convocato l'ambasciatore d'Israele in Svizzera.

swissinfo e agenzie

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