Nuova azione della Campagna svizzera contro le mine

Tra le nazioni che usano bombe a frammentazione anche la Russia nel conflitto in Cecenia Keystone

La Campagna svizzera contro le mine antiuomo e 42 Organizzazioni non governative (ONG) di undici Paesi hanno lanciato martedì a Ginevra un appello urgente per una moratoria nella produzione ed uso delle bombe a frammentazione. Questi micidiali ordigni uccidono quanto le mine, sottolineano le ONG.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 aprile 2001 - 19:30

L'appello delle ONG è stato rivolto in occasione della riunione praparatoria alla confernza dell'ONU che tratterà appunto il problema delle «armi disumane». In quest'ottica, le ONG propongono che la conferenza crei le premesse per disciplinarne la produzione, l'uso e l'esportazione.

Si tratta di armi che colpiscono in modo indiscriminato, che spesso falliscono il bersaglio o rimangono inesplose, e che costituiscono quindi una minaccia costante per le popolazioni anche molto tempo dopo la fine di un conflitto, sottolinea Steve Goose, direttore di Uman Rights Watch. Data la loro imprecisione, il loro uso dovrebbe almeno essere vietato nelle regioni densamente popolate, osserva Goose.

Due anni fa, oltre 1.800 ordigni di questo tipo sono stati lanciati dai Paesi della NATO (in primo luogo Stati Uniti, Gran Bretagna ed Olanda) durante la guerra nel Kosovo, uccidendo un centinaio di civili e ferendone 200. Circa il 30 per cento di queste minibombe sono rimaste inesplose e sono ancora oggi un pericolo per la popolazione.

Più di recente, gli Stati Uniti hanno lanciato bombe a frammentazione sull'Iraq e circa la metà hanno mancato il bersaglio. Già durante la guerra del Golfo, 24 milioni di ordigni di questo genere erano stati scaricati sul Paese arabo. Anche la Russia ha fatto largo uso di queste bombe durante la guerra in Cecenia.

La Campagna svizzera contro le mine antiuomo ha chiesto il 25 gennaio al Consiglio federale di essere fra i primi governi al mondo ad imporre una moratoria su queste armi, ha affermato Tobias Gasser responsabile dell'ONG elvetica, il quale ha ricordato, peraltro, che l'esercito svizzero ha sempre in dotazione bombe a frammentazione per un valore totale di 600 milioni di franchi. L'Impresa svizzera di munizioni continua a produrle nelle sue fabbriche di Thun e di Altdorf, in collaborazione con l'industria militare israeliana.

swissinfo e agenzie

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