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Otto cantoni di frontiera all'arteplage di Expo.02

Il direttore artistico di Expo.02 Martin Heller, a sinistra, con il consigliere di Stato giurassiano Jean-François Roth

(Keystone)

«Vivere le frontiere» è il tema scelto da otto cantoni «ai margini» della Svizzera, tra cui il Ticino, per presentarsi all'esposizione nazionale.

L'esposizione degli otto cantoni di frontiera avverrà all'«arteplage» di Bienne nel quadro di Expo.02. I visitatori saranno confrontati con le frontiere psicologiche, sociali ed etiche che segnano la quotidianità di ogni individuo «perché questo interrogarsi è necessario per progredire».

Riflessione filosofica

Gli otto cantoni associati nell'elaborazione dell'esposizione tematica (Ticino, Basilea Città, Basilea Campagna, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vallese e Zurigo) hanno saputo rendere «molto fruttuose» le grandi differenze che li caratterizzano: un esempio del superamento di frontiere culturali, linguistiche, sociali ed economiche per raggiungere un obiettivo comune, ha spiegato giovedì in una conferenza stampa a Bienne (nel Canton Berna) Theo Mäusli, delegato del canton Ticino alla realizzazione dell'esposizione.

«Vivere le frontiere» non si occupa dei confini geografici o politici. «Nella Svizzera italiana il concetto di frontiera ha una dimensione politico-culturale molto più importante che nei cantoni limitrofi con Francia e Germania», costata Mäusli. L'esposizione vuole invece privilegiare una riflessione filosofica, ha precisato Laurent Moutinot, consigliere di Stato ginevrino. Si tratta di riflettere su «limiti, divieti e tabù che caratterizzano la vita dell'individuo e della società», ha aggiunto Hedy Graber, addetta ai progetti culturali di Basilea Città.

L'ambiguità delle frontiere

Attraverso l'architettura, sull'«arteplage» il visitatore sarà invitato a sperimentare ripetutamente l'ambiguità della frontiera, «luogo di accoglienza ed incontro, ma anche di rifiuto ed emarginazione», ha detto la Graber. Dapprima percorrendo il ponte che supera l'acqua del lago e che unisce la terra alla piattaforma, poi attraverso «un campo di aste» in perenne movimento. Infine, entrando nel cuore dell'esposizione, «un misterioso cubo», che ospita 26 nicchie che possono essere visitate individualmente.

Nelle cabine il visitatore potrà ascoltare - in italiano, francese, tedesco o inglese - e vedere immagini di storie «di frontiere tra integrazione ed emarginazione». Ad esempio, grazie alla vicenda fittizia di un adolescente, potrà scoprire il mondo sommerso dei «working poor», i 250.000 svizzeri che, pur lavorando a tempo pieno, non raggiungono il minimo vitale. La sfida architettonica e scenografica «è stata un'avventura entusiasmante», ha dichiarato l'architetto Harry Vetter, del gruppo tedesco Brückner di Stoccarda, che ha vinto il concorso. «Non è stato facile costruire su una piattaforma così fragile», ha detto. L'esposizione è stata finanziata attraverso il contributo volontario degli otto cantoni: globalmente 7,5 milioni di franchi, di cui poco più di un milione a carico del Ticino, ha dichiarato Mäusli

Zone di scambio

Alla progettazione di «Vivere le frontiere» hanno partecipato un delegato per ciascun cantone e due rappresentanti dell'Expo.02. Mäusli ha invocato prudenza nell'evocazione del Ticino con i classici cliché, quali la «Sonnenstube»; si è impegnato per l'utilizzazione di un italiano regionale ed ha cercato di promuovere tematiche quali le migrazioni o la frontiera come zona di scambio aperto, ispirandosi dell'esperienza della «Regio insubrica». Il delegato ha altresì portato nelle discussioni riferimenti culturali italiani, in particolare di sociologi poco letti a nord delle Alpi.

Mäusli, che è docente di comunicazione all'Università della Svizzera italiana (USI), assieme a Marco Blaser, già direttoredella Radiotelevisione di lingua italiana (RTSI), è anche produttore della giornata cantonale ticinese del 28 settembre, sempre a Bienne. Il tema, in questa occasione, sarà quello degli incontri, ad esempio tra passato e futuro o tra Nord e Sud. Verrà espresso dalla metafora della piazza, «per scrollarsi di dosso l'immagine del Ticino paese di transito», ha concluso Mäusli.

swissinfo e agenzie

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