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«La sentenza sarà vincolante»

Berlino sarà la sede del tribunale arbitrale.

Berlino sarà la sede del tribunale arbitrale.

(Keystone)

Per scrivere la parola fine alla crisi fra Svizzera e Libia, i due Paesi si sono accordati sull’istituzione di un tribunale arbitrale che avrà il compito di fare luce sulle modalità dell’arresto di Hannibal Gheddafi a Ginevra.

La decisione del tribunale avrà carattere vincolante per la Svizzera, dichiara a swissinfo.ch Marcelo Kohen, professore di diritto internazionale presso l’Istituto di alti studi internazionali e sullo sviluppo di Ginevra.

La crisi fra Libia e Svizzera ha preso avvio il 15 luglio 2008 con l’arresto di Hannibal Gheddafi, figlio del leader libico Muammar. A sbloccare la situazione e a riportare finalmente a casa Max Göldi, detenuto per quasi due anni a Tripoli, ha contribuito l’accordo siglato il 13 giugno 2010 fra la ministra degli esteri svizzera Micheline Calmy-Rey e il suo omologo libico Mussa Kussa.

Si tratta di un piano d’azione, che prevede, fra l’altro, la creazione di un tribunale arbitrale con sede a Berlino. Quest’ultimo dovrà fare luce sulle modalità dell’arresto di Hannibal da parte della polizia ginevrina.

Intanto, venerdì 18 giugno si è tenuto a Madrid un primo incontro tra segretari di Stato di Svizzera e Libia sull'applicazione del piano di azione firmato dai due paesi per uscire dalla crisi diplomatica. La riunione è stata organizzata sotto l'egida della Spagna e della Germania.

Tra i temi in discussione vi era naturalmente anche l'istituzione del tribunale arbitrale internazionale a Berlino. Le parti hanno discusso inoltre sugli eventuali indennizzi che la Svizzera dovrà versare alla Libia qualora non venisse identificato l'autore della fuga delle foto pubblicate dalla Tribune de Genève.

swissinfo.ch: Come giudica il recente accordo?

Marcelo Kohen: Conferma ciò che ribadisco da mesi. L’unica via d’uscita era la sospensione della restrizione dei visti da ambo le parti, l’ammissione della propria responsabilità da parte delle autorità ginevrine e l’istituzione di un tribunale arbitrale.

Indispensabile per uscire dalla crisi è stato comunque il coinvolgimento della Germania e della Spagna, poiché la Svizzera non ne sarebbe venuta fuori da sola. Sfortunatamente si è perso tempo durante il quale Rachid Hamdani e Max Göldi hanno sofferto molto.

swissinfo.ch: Su quali leggi il tribunale poggerà la sua decisione?

M.K.: Nell’accordo siglato il 20 agosto 2009 si era stato stabilito che il tribunale doveva far capo al diritto dei due paesi e a quello internazionale, così come alle regole internazionali di buona creanza «riconosciute dai paesi civilizzati».

Anche se non è stato violato il diritto internazionale o svizzero, il tribunale può comunque condannare la Confederazione se la riterrà colpevole di non aver rispettato queste regole internazionali di buona creanza in occasione dell’arresto di Hannibal Gheddafi.

Queste norme non sono fissate da nessuna parte. I giudici devono – per esempio – decidere se l’incarcerazione di 48 ore del figlio del leader libico era in accordo con queste regole di buona creanza. Si tratta di una questione molto vaga e soggettiva.

swissinfo.ch: La sentenza del tribunale sarà vincolante per la Svizzera e le autorità ginevrine?

M.K.: La decisione sarà assolutamente vincolante. Ma sussiste un problema legale. L’accordo del 2009 stabiliva infatti che il tribunale arbitrale poteva giudicare l’operato di polizia o autorità ginevrine. Se da Berlino dovesse giungere una condanna, i tribunali in Svizzera dovranno intraprendere i passi opportuni per giudicare e, se necessario, per emettere una sanzione nei confronti dei responsabili.

Generalmente, se è in atto un procedimento penale a Ginevra, è compito di un tribunale della città sul Lemano pronunciarsi sui fatti. In questo caso sarà però un tribunale arbitrale a emettere un giudizio. È questo il problema legale di fronte al quale si troveranno i giudici di Ginevra.

swissinfo.ch: Il governo del canton Ginevra ha ammesso la sua responsabilità nella pubblicazione delle foto segnaletiche di Hannibal Gheddafi. Le autorità ginevrine si devono aspettare quindi anche delle sanzioni?

M.K.: Tutto è possible. Se qualcuno ha sottratto le foto, qualcuno deve pur essere chiamato a rispondere di questo furto. Non si può semplicemente affermare: «Abbiamo investigato e non abbiamo trovato il responsabile». Qualcuno d’alto rango deve addossarsi la responsabilità per quanto è accaduto. Ma la questione sottostà al diritto elvetico.

swissinfo.ch: La Svizzera o la Libia possono ricorrere in appello contro un’eventuale sentenza del tribunale arbitrale?

M.K.: No. L’accordo siglato il 20 agosto 2009 non include questa possibilità. Così, la decisione del tribunale internazionale arbitrale è inappellabile.

swissinfo.ch: Questo accordo prevede che la sentenza deve essere emessa a 60 giorni dall’inizio delle procedure arbitrali. Questo lasso di tempo è realistico?

M.K.: No, per nulla. Se non ci saranno dei cambiamenti nella designazione dei due giudici, questi dovranno ancora accordarsi sulla nomina di un terzo arbitro che assumerà la presidenza del tribunale arbitrale. A quel punto, suppongo, i tre giudici chiederanno maggior tempo, anche se entrambi gli Stati non vogliono sicuramente rimandare la sentenza alle calende greche.

swissinfo.ch: In passato, la Svizzera ha spesso fatto capo a un tribunale internazionale arbitrale?

M.K.: È avvenuto raramente, ma di recente questa è la seconda volta. Nel 2009, il Belgio aveva chiamato in giudizio la Svizzera per il caso della compagnia aerea Sabena.

swissinfo.ch: Può un tribunale arbitrale contribuire alla normalizzazione delle relazioni tra due Paesi?

M.K.: Sì. I casi in cui due Stati difendevano due punti di vista diametralmente opposti e non volevano perdere la faccia sono numerosi. Questo è il caso anche della questione che oppone la Svizzera e la Libia.

In queste situazioni, se due Paesi rimangono sulle loro posizioni, far capo a un tribunale arbitrale è un ottima soluzione per uscire da un’impasse e scrivere la parola fine a una crisi senza perdere la faccia.

Simon Bradley, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento dall’inglese, Luca Beti)

Marcelo Kohen

Il professore di diritto internazionale insegna dal 1995 presso l’Istituto di alti studi internazionali e sullo sviluppo di Ginevra.

Kohen ha insegnato anche alle Università di Trento, Parigi, Aix-en-Provence, Madrid, Lecce e Palermo.

Si è specializzato in teoria del diritto internazionale, in dispute territoriali, di confine e nella soluzione legale di controversie internazionali.

Nel 1997 ha ricevuto il premio Paul Guggenheim per il testo “Adverse Possession and Territorial Sovereignty”.

Fonte: Istituto di alti studi internazionali e sullo sviluppo di Ginevra.

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Cronologia di una crisi

15-17 luglio 2008: arresto a Ginevra di Hannibal e Aline Gheddafi.

19/7/08: arresto di Rachid Hamdani e Max Göldi in Libia. Altre misure di ritorsione colpiscono aziende elvetiche attive in Libia.

26/7/08: la Libia esige scuse ufficiali. La Confederazione respinge le richieste.

20/8/09: a Tripoli, il presidente della Confederazione Merz si scusa per l'arresto di Hannibal Gheddafi; firma un accordo per l'istituzione di un tribunale arbitrale e annuncia che Göldi e Hamdani torneranno in patria in tempi brevi.

4/11/09: il governo elvetico sospende l'accordo con la Libia e inasprisce la politica restrittiva sui visti.

30/11/09: condanna di Göldi e Hamdani a 16 mesi di carcere per violazione delle norme sui visti. Hamdani sarà assolto in appello il 7 febbraio 2010; l'11, la pena di Göldi sarà ridotta a quattro mesi.

14/2/10: la stampa di Tripoli rivela l'esistenza di una lista nera svizzera, in base alla quale 188 personalità libiche non possono ottenere un visto Schengen.

18/2/10: la Spagna, presidente di turno dell'UE, invita a Madrid Micheline Calmy-Rey e il suo omologo libico Mussa Kussa.

22/2/10: Max Göldi – fino a quel momento rifugiato nell'ambasciata elvetica di Tripoli – si consegna alle autorità libiche; Rachid Hamdani può lasciare il paese.

25/2/10: Gheddafi invita alla jihad contro la Svizzera e al boicottaggio dei suoi prodotti.

17/3/10: Il governo di Ginevra si dichiara disposto a risarcire Hannibal Gheddafi per la pubblicazione delle sue foto segnaletiche. Gheddafi respinge la proposta e chiede l'istituzione di un tribunale internazionale per dimostrare la sua innocenza.

11/6/2010: Max Göldi è stato scarcerato dopo quattro mesi di reclusione.

13/6/2010: La ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey e il suo omologo libico Mussa Kussa firmano un accordo sulla normalizzazione delle relazioni bilaterali tra i due Paesi.

14/6/2010: Dopo 695 giorni, Max Göldi rientra in Svizzera.

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