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«Lista nera»: segnali di distensione

La Svizzera, come il Lussemburgo, l'Austria e il Belgio, non finirà nella lista nera dei paradisi fiscali: lo ha affermato venerdì il premier ceco Mirek Topolanek, presidente di turno dell'Unione europea, in occasione del vertice in corso a Bruxelles.

«Non siamo qui per stilare liste nere o elenchi, bensì per trovare insieme un'intesa su regole comuni», ha dichiarato Topolanek. Interpellato dalla televisione svizzerotedesca, egli ha precisato che ciò vale pure per la Confederazione, anche se non è un paese membro dell'Ue: «Gli Stati che hanno accettato le norme dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) non saranno inseriti in alcuna lista nera».

In precedenza, il primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker, aveva dichiarato di avere ricevuto garanzie dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, entrambi contrari a catalogare Lussemburgo, Austria e Belgio come paradisi fiscali. Anche il premier italiano Silvio Berlusconi si è espresso sulla questione, affermando che «in Svizzera non c'è ormai nessuna segretezza, tutto avviene all'insegna della trasparenza».

Dal canto suo, il ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück ha sottolineato che in occasione della prossima riunione del G20 a Londra non sarà stabilita alcuna lista nera: una simile iniziativa rientra infatti nella sfera di competenza dell'OCSE. Steinbrück si è inoltre detto pronto a incontrare nelle prossime settimane il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz, per discutere di fiscalità.


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