Berlusconi se ne va, resta l'incertezza

Silvio Berlusconi è sempre più solo: anche l'alleato storico Bossi gli ha voltato le spalle. Reuters

Silvio Berlusconi fa un passo indietro e annuncia le sue dimissioni dopo il via libera del Parlamento alle misure anticrisi. Una notizia accolta con sollievo dalla stampa svizzera, che mette però l'accento sull'instabilità dell'Italia di domani. E c'è perfino chi mette in dubbio la reale partenza del Cavaliere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 novembre 2011 - 10:14
swissinfo.ch

«Finalmente», «Il Bunga-Bunga è finito!», «L'ultima volontà di Berlusconi», «Se ne andrà, forse»: così titola mercoledì la stampa svizzera dopo l'annuncio a sorpresa del premier italiano. Persa la maggioranza in Parlamento, martedì sera Silvio Berlusconi ha assicurato al paese che si dimetterà, ma soltanto una volta approvata la legge di stabilità voluta dall'Unione Europea.

«Silvio Berlusconi ha capito fin troppo tardi che la sua lotta per il potere era ormai finita», scrive la Neue Zürcher Zeitung. «Si è aggrappato disperatamente alla sua carica, utilizzando ancora una volta la seduzione, le risorse mediatiche e il denaro per tenere assieme la coalizione traballante e cercare di strappare il voto di fiducia».

Dopo il voto risicato sul rendiconto 2010, Berlusconi aveva respinto con vigore l'appello del leader dell'opposizione Pierluigi Bersani a salire al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. «Ma sullo sfondo dell'umiliazione subita, prosegue la Neue Zürcher Zeitung, i suoi alleati gli hanno voltato le spalle e non gli hanno lasciato altra scelta se non quella di dimettersi». Una soluzione che, secondo Le Temps, «dovrebbe riuscire a calmare i mercati».

«Nessuna macchia, nessuno scaldalo, nessun tradimento, né processo sembrava poter ferire Silvio Berlusconi, ma ora ha finalmente dovuto cedere», scrive il giornale friburghese La Liberté. E il Blick aggiunge con sarcasmo: «Al premier Berlusconi restano soltanto pochi giorni per potersi godere la vita come presidente del Consiglio».

Pressioni esterne

Attese da tempo, le dimissioni del premier sono sostanzialmente frutto di pressioni esterne, scrivono Tages Anzeiger e Bund: «I mercati finanziari e l'Unione europea hanno spinto i tassi di interesse sui titoli di Stato sempre più in alto», lasciando il paese senza via d'uscita.  

«Silvio Berlusconi era diventato una palla al piede per l'Italia e i mercati attendevano da tempo la sua partenza», gli fa eco il giornale romando 24heures. «Ma la sua partenza non basterà a risolvere l'impasse politica nella quale si trova la penisola».

Silvio Berlusconi lascia infatti al paese una pesante eredità. «Nella legislatura in corso, gli scandali del capo di governo e la sua lotta contro la giustizia hanno reso impossibili le riforme economiche necessarie, commenta la Neue Zürcher Zeitung. «Berlusconi, che nel 1994 era entrato in politica come un imprenditore di successo e con promesse di riforme liberali, ora ha perso ogni  credibilità ed è diventato un'ipoteca non solo per l'Italia ma anche per l'Europa».

L'Italia, sottolinea l'editorialista della Liberté, continua a soffrire di «un male congenito sul piano delle istituzioni, con un modello elettorale che spinge a coalizioni zoppicanti e impedisce la formazione di maggioranze stabili».

Incognita sul dopo Berlusconi

Il compito per il presidente della Repubblica non sarà dunque facile. «Napolitano dovrà indire nuove elezioni o trovare una personalità in grado di formare una maggioranza e varare un programma di riforme serie, per risolvere i problemi strutturali del paese e riconquistare la fiducia dei mercati finanziari», scrive la Neue Zürcher Zeitung.

Silvio Berlusconi punta ad elezioni anticipate e lancia il suo pupillo Angelino Alfano. Mentre la sinistra sembra incapace di offrire un'alternativa credibile: «L'opposizione continua a inseguire uno scenario-mantra, la defenestrazione di Berlusconi senza però essere portatrice di austerità e rigore come le scadenze richiedono e tale da sostenere un governo di emergenza o di salute pubblica. A rendere impro­babile una coalizione alternativa all'attuale rimane poi la distanza abissale tra gli schieramenti e l'as­senza di un candidato premier».

L'Italia ha ora bisogno di una leadership forte e credibile, di riforme strutturali e di interrompere la crisi del debito, commenta la Basler Zeitung. «Se l'Italia dopo 17 anni di Berlusconi avrà ancora la forza di farlo, è la grande domanda».

Penultimo atto?

Con Silvio Berlusconi però non è mai detta l'ultima parola. C'è chi stenta a credere in un suo ritiro definitivo dalla politica, chi lo vede candidato alle prossime elezioni e chi alla presidenza della Repubblica. Così La Regione Ticino sottolinea che «se l'ultimo atto deve essere, la parte del protagonista deve restare sua».

 «Certo, l'ammissione di non disporre più di una maggioranza è da parte sua un esercizio di realismo a cui non si era abituati, scrive il foglio ticinese. Ma l'apparente disponibilità ad accogliere l'invito di Napolitano a onorare gli impegni presi con l'Europa, prima, e poi a pagare il debito contratto con il Paese, induce anche a pensare che Berlusconi ritenga di avere ancora diverse opportunità per volgere a proprio favore l’ennesima tempesta».

La Basler Zeitung va oltre e suggerisce la possibilità che Berlusconi abbia temporeggiato in modo strategico per «salvare la faccia» e «ripulire la sua immagine». «Berlusconi vorrà continuare a metter il dito negli affari politici per eludere i giudici e mantenere i privilegi legati al suo strapotere mediatico». L'Italia, scrive 24heures, «non ha ancora finito di essere l'incubo dell'Europa e del mondo».

Ritratto di un "cavaliere"

Nato a Milano nel 1936, Silvio Berlusconi ha governato l'Italia a tre riprese dal 1994 al 2011, dopo aver costruito un impero mediatico che ha fatto di lui uno degli uomini più ricchi del paese.

Figlio di un banchiere, fin da giovane ha dimostrato uno spiccato senso degli affari: venditore di aspirapolvere, cantante e animatore nei locali notturni, ha iniziato a far soldi nel settore immobiliare prima di interessarsi alla televisione e fondare alla fine degli anni Settanta il colosso Mediaset.

La sua holding Fininvest, che raggruppa partecipazioni in una banca, nell'editoria, la televisione o il calcio, ha realizzato una cifra d'affari di circa 5,5 miliardi di euro nel 2009.

Nel marzo del 1994 è stato eletto per la prima volta alla presidenza del governo italiano nelle fila di Forza Italia, un partito di centro-destra fondato dallo stesso Cavaliere qualche mese prima sulle ceneri della Democrazia cristiana.

Appena sette mesi dopo, orfano dell'appoggio del movimento populista Lega Nord, Silvio Berlusconi è costretto a dimettersi.

Nel 2001 torna a vincere le elezioni e porta a termine un'intera legislatura, un primato per l'Italia del dopoguerra.

Cinque anni dopo viene sconfitto a bruciapelo da Romano Prodi, ma nel 2008 ottiene la sua rivincita con un terzo mandato alla presidenza del Consiglio.

Confrontato a una crisi economica senza precedenti, e isolato in patria come all'estero, nel novembre del 2011 Silvio Berlusconi è costretto alle dimissioni.

Chiuso il capitolo politico, il Cavaliere dovrà far fronte ai suoi guai giudiziari. Accusato a più riprese di corruzione, frode fiscale o finanziamento illecito, Berlusconi è stato spesso condannato in prima istanza, ma mai in via definitiva.

Tre procedure sono ancora in corso per frode fiscale, corruzione e prostituzione

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