Berna condanna le carcerazioni in Myanmar

Tutti i prigionieri politici del paese, in particolare la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, vanno liberati in modo immediato e incondizionato. Lo chiede la Svizzera dopo il trasferimento in carcere del premio Nobel per la pace.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 maggio 2009 - 19:34

Berna si dice «seriamente preoccupata» per il deterioramento dello stato di salute di Aung San Suu Kyi e per il suo trasferimento in carcere, indica una nota odierna del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Il Consiglio federale è inoltre seriamente costernato per il fatto che i civili continuino ad essere arrestati e imprigionati in Myanmar (ex Birmania) a causa del semplice esercizio pacifico dei diritti di libertà di espressione, si legge nel comunicato.

Il governo elvetico disapprova l'aumento dei prigionieri politici, il cui numero è salito ad oltre 2'000. «Questa prassi costituisce una grave violazione dei diritti umani e si ripercuote negativamente sulla pace e sulla riconciliazione nazionale» nell'ex Birmania.

Accusata di aver ospitato illegalmente un cittadino americano, Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace nel 1991, rischia 5 anni di carcere per violazione del regime sugli arresti domiciliari. I suoi sostenitori accusano il governo birmano di aver cercato un pretesto per rimettere in carcere la leader dell'opposizione, il cui periodo agli arresti domiciliari si sarebbe dovuto concludere il 27 maggio.

swissinfo.ch e agenzie

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