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I due decenni della Lega dei ticinesi

Nel luglio 1991, tutti in autostrada per la 'Carovana della libertà'. A sinistra Giuliano Bignasca, a destra Flavio Maspoli.

(Keystone)

Un partito vicino alla gente e anti europeo. Si presenta così la Lega dei ticinesi fondata da Giuliano Bignasca. In un certo senso, il movimento di protesta ticinese è stato un precursore a livello regionale dell'Unione democratica di centro (UDC) nazionale. Proprio in questi giorni compie 20 anni.

Lo statuto costitutivo della Lega data del 17 gennaio 1991 ed è composto solo da pochi articoli. Tre persone erano presenti, tra cui Flavio Maspoli, divenuto poi consigliere nazionale e deceduto nel  2007. L'imprenditore Giuliano Bignasca di Lugano viene eletto presidente e accetta il mandato.

Nello statuto, tuttavia, non c'è una sola parola sul programma politico. Le linee di fondo potevano però essere evinte dal domenicale gratuito «Il Mattino della domenica», un giornale di stampo nazionalista e conservatore fondato da Bignasca nel marzo del 1990.

Bignasca, un liberale deluso, ha sfruttato l'onda di scontento della popolazione ticinese, in particolare nei confronti dell'ala borghese - Partito liberale radicale (PLR) e Partito popolare democratico (PPD)- per quanto riguarda il loro influsso nell'assegnazione di appalti pubblici.

Agli arbori, Bignasca parlava spesso della partitocrazia da sconfiggere. Ancora oggi, la lega si definisce come partito che rappresenta la gente.

Dettare l'agenda politica

Cos'ha raggiunto la Lega negli ultimi 20 anni? «Ha costantemente dettato l'agenda politica imponendo così la gerarchia tematica», ritiene l'esperto in scienze politiche Oscar Mazzoleni dell'Università di Losanna.

Nel 1990, per esempio, la Lega ha avviato le discussioni in materia di stranieri, Europa e sgravio fiscale. In tale senso, il partito di Bignasca ha anticipato, a livello regionale, l'UDC di Christoph Blocher che è poi riuscita a dominare l'agenda politica sul piano nazionale.

Ci sono tuttavia delle importanti differenze tra i due partiti di destra. La Lega si definisce come «destra sociale» e dimostra, in effetti, una certa sensibilità verso i temi sociali. Oltre alle rivendicazioni classiche come la riduzione delle tasse e lo smantellamento della burocrazia, il partito esige, per esempio, una 13a per i pensionati in Ticino oppure un'assicurazione malattia unitaria a livello cantonale. 

Controcorrente

Sotto diversi aspetti, la Lega è però rimasta un partito anticonformista, così come il suo capo fila Giuliano Bignasca. Oltre a lui, sono infatti in pochi a definire la storia del movimento. Tra questi il consigliere di Stato Marco Borradori, il fiore all'occhiello istituzionale e onesto del partito, il consigliere nazionale Norman Gobbi e il deputato al parlamento ticinese Lorenzo Quadri.

Assemblee o congressi di partito non ce ne sono mai stati. Bignasca ritiene che sarebbe solo un «bla bla bla» inutile. Lui stesso ha dichiarato a swissinfo.ch: «Non abbiamo bisogno di un congresso visto che ogni domenica si tiene un congresso sul Mattino». E anche il programma è chiaro: no all'UE, sì al segreto bancario e il «Ticino ai ticinesi». Non occorre aggiungere altro.

Senza Mattino della domenica la Lega sarebbe impensabile: «Il Mattino è la Lega e la Lega è Bignasca», riassume Mazzoleni. Con la sua lingua diretta, vicina al popolo e in parte anche volgare, il domenicale segna la differenza tra la Lega e gli altri partiti. «La Lega è in una campagna elettorale perenne».

Ogni domenica, circa 70 000 persone leggono il giornale che non esisterebbe senza Bignasca. Stando alle sue affermazioni, è lui a sponsorizzare il Mattino con 200 000-300 000 franchi all'anno.

Dura critica

Il partito di Bignasca può vantare un folto gruppo di elettori e sostenitori fedeli. Dagli altri partiti, però, la Lega è odiata. Spesso, tuttavia, questi si devono mettere d'accordo con Bignasca e sono costretti a scendere a compromessi.  Per esempio, il consigliere agli Stati ticinese Filippo Lombardi del PPD deve la sua rielezione nel 2007 anche al sostegno della Lega.

La Lega viene spesso criticata di aver contribuito all'abbruttimento del clima politico nel cantone e di aver introdotto l'uso di volgarità linguistiche nel dibattito pubblico. Il consigliere agli Stati Dick Marty (PLR) e la consigliera nazionale Chiara Simoneschi-Cortesi (PPD) appellano costantemente  al coraggio civile per contrastare i metodi del Mattino e della Lega.

Uno degli avversari più acerrimi, il presidente del Partito socialista ticinese Manuele Bertoli, rinfaccia alla Lega di non far seguire fatti alle parole. Bertoli ricorda inoltre che il partito di Bignasca fa leva su di una serie di temi politicamente contradditori: da un lato meno tasse, dall'altro l'ampliamento delle prestazioni sociali.

Invisibilità a livello nazionale

In Svizzera, a causa del suo carattere regionale e della lingua, la Lega non è mai riuscita ad imporsi. È però risaputo che il partito è in contatto con il «Mouvement citoyens», un movimento borghese ginevrino. L'idea di istituire un nuovo partito di destra attivo su scala nazionale è però già stata accantonata. «In Ticino, siamo alleati dell'UDC», spiega Bignasca.

Con uno o due consiglieri nazionali, la Lega non è mai stato un partito di peso a livello nazionale.  Ha fatto parte del gruppo di parlamentari del partito degli automobilisti, dei democratici svizzeri e della frazione dell'UDC.

La Lega è già stata dichiarata morta a più riprese. Ma ogni volta gli scettici dovevano rimangiarsi le parole. Per Bignasca si tratta di uno stimolo ad andare avanti. Per lui, non esiste autocritica: «Se dovessi iniziare da capo, rifarei tutto esattamente allo stesso modo».

La Lega dei ticinesi

18 marzo 1990. Appare il primo numero del Mattino della domenica.

17 gennaio 1991. Fondazione ufficiale della «Lega dei Ticinesi». Giuliano Bignsaca è eletto presidente a vita.

14 aprile 1991. La Lega partecipa per la prima volta alle elezioni cantonali. Raggiunge subito il Gran consiglio con una percentuale di voti del 12,8%. 

20 ottobre 1991. Nelle elezioni nazionali la Lega ottiene due degli otto seggi destinati ai ticinesi: Marco Borradori e Flavio Maspoli rappresentano la Lega a Berna.

12 giugno 1994. Il referendum lanciato dalla Lega contro l'invio all'estero di caschi blu svizzeri viene approvato dal popolo svizzero.

Aprile 1995. Con Marco Borradori, la lega ottiene uno dei cinque seggi nel Consiglio di stato ticinese.

Aprile 2007. Alle elezioni parlamentari ticinesi (Gran consiglio) la Lega supera tutte le aspettative e diventa il secondo partito più forte con il 24% degli elettori. Bignasca festeggia dal balcone con un fucile.

2010. L'iniziativa popolare avviata dalla Lega per l'ancoraggio del segreto bancario nella Costituzione non va in porto.

Aprile 2011. Dopo quatto legislature, Borradori si ricandiderà per le elezioni cantonali.

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Giuliano Bignasca

Giuliano Bignasca (1945), anche chiamato 'Nano', è nato e cresciuto a Lugano. Ha interrotto l'apprendistato da tecnico edile per lavorare nell'impresa di costruzioni paterna specializzata in granito e sasso. Più tardi ha creato un imperio edile. Dagli anni 70, assieme al fratello Attilio, ha gestito un export di sasso e granito da Ginevra verso l'Africa. I fratelli Bignasca, oltre ad essere imprenditori edili, sono proprietari di vari immobili a Lugano.

Bignasca porta sempre delle polo Lacoste e dice di odiare le cravatte. Non è mai stato sposato ma ha un figlio. È stato due volte consigliere nazionale (1994-95 e 1999-2003), ma non si è mai sentito a suo agio a Berna anche perché non parla il tedesco. Il mandato nel Consiglio municipale di Lugano (dal 2002), per contro, gli dà molte soddisfazioni.

Oltre a disporre di un buon istinto politico, Bignasca ha una teatralità innata. Non si è mai mostrato vendicativo. Da giovane era sportivo e giocava a calcio nel FC Lugano. Già da oltre 20 è un noto consumatore di cocaina. Lui stesso sconsiglia di seguire il suo esempio.

Bignasca è stato condannato per consumo di cocaina e diffamazione. Nel 1994 ha dovuto addirittura scontare una pena di 24 giorni in semiprigionia.

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(traduzione e adattamento, Michela Montalbetti), swissinfo.ch


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