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Naufragio immigrati a Lampedusa Una tragedia che è la "vergogna dell’Europa"



111 cadaveri recuperati, 155 migranti salvati e circa 250 dispersi: sono le cifre ancora provvisorie del naufragio di un barcone di clandestini avvenuto il 3 ottobre al largo di Lampedusa

111 cadaveri recuperati, 155 migranti salvati e circa 250 dispersi: sono le cifre ancora provvisorie del naufragio di un barcone di clandestini avvenuto il 3 ottobre al largo di Lampedusa

(Keystone)

L’Europa è messa sul banco d’accusa dalla stampa elvetica per il naufragio di un barcone della disperazione al largo di Lampedusa. Con un bilancio di centinaia di morti, è la più grande tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo. Ma è solo la punta dell’iceberg della vergogna di un intero continente.

“È la nostra vergogna”: il titolo del commento congiunto dei quotidiani zurighese Tages-Anzeiger e bernese Der Bund punta immediatamente l’indice sulla politica migratoria di un’Europa intera, Svizzera compresa. Una politica giudicata immorale dalla stampa elvetica, che è unanime nel parlare di vergogna e nel reclamare un cambiamento urgente per impedire il continuo ripetersi di questi drammi della disperazione.

“Così tanti non se n’erano mai contati? Non dubitate, i morti seppelliranno i morti, e altri ne arriveranno. Chi è debole di stomaco resterà scosso il tempo di un telegiornale”, esordisce con amarezza il commentatore della RegioneTicino.

“L'unica forza dei migranti sono i numeri. Se muoiono pochi alla volta l'Europa quasi non se ne accorge, talmente è presa dalla crisi economica e dalle sue preoccupanti conseguenze”, gli fa eco il commentatore del Corriere del Ticino, ricordando il flusso di “carrette del mare” verso la “Terra promessa” che ha trasformato il Mediterraneo in un cimitero di fuggiaschi a causa di organizzazioni criminali senza scrupoli e di strategie europee fallimentari.

Il naufragio

La tragedia inimmaginabile fino a pochi secondi prima divampa in un lampo come il fuoco che avvolge subito il ponte del barcone da dove centinaia di somali ed eritrei guardavano la costa vicinissima di Lampedusa, di fronte l'Isola dei Conigli, immaginando già di toccare terra.

I migranti volevano segnalare la propria posizione incendiando una coperta, ma le fiamme si sono propagate subito sul ponte dove giacevano circa 500 persone.

Ed è stato subito l'inferno che ha scatenato la più grande tragedia dell'immigrazione per numero di vittime recuperate: finora sono 111, circa la metà donne, e quattro bambini, il più piccolo di tre mesi appena. Le persone salvate sono 155, tra cui sei donne e due bambini.

(Fonte: Ansa)

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Le ragioni dell'economia contro quelle umanitarie

“La barca è piena (di orrori)”: certo, “con la crisi in Europa ora è più facile dire «la barca è piena». Ma se non si aumenteranno gli sforzi per risolvere il problema alla radice, ossia sull'altra sponda del Mediterraneo, vi saranno altre barche piene, questa volta di orrori, che giungeranno a Lampedusa. E anche più a nord saremo meno tranquilli”, avverte il quotidiano di Lugano.

“Ci si aspetta una politica più attiva, più incisiva contro chi delinque e più coraggiosa verso chi è costretto a fuggire”, commenta nel Giornale del popolo il vescovo della Diocesi di Lugano, Pier Giacomo Grampa. “Non possiamo rassegnarci, né dobbiamo abituarci”, afferma il prelato, che chiede “un corridoio umanitario di accoglienza, di aiuto, di solidarietà”, sottolineando che l’Italia non può essere lasciata sola.

“Bisognerà pur tutti prendere su di noi – la politica per la sua parte, ciascuno per la propria – l’immane rivolgimento che getta sulle sponde di un mare europeo (lo stesso dal quale è sorta la celebrata civiltà europea) migliaia di persone in viaggio o in fuga dalle stesse situazioni, per le stesse ragioni per le quali migreremmo o fuggiremmo anche noi”, invoca anche il commentatore della RegioneTicino.

Tutti responsabili

Di quei morti siamo infatti tutti responsabili. “Sono i nostri morti”. “Lampedusa è più di un’isola. È il simbolo di una politica, per la quale in Europa c’è un ampio consenso. Non vogliamo migranti e profughi che dall’Africa vengono in Europa a cercare lavoro, una vita migliore o riparo dalle persecuzioni”, rileva il commentatore del Tages-Anzeiger e del Bund.

La tragedia di ieri “ricorda che l’Europa non ha finora dato alcuna risposta ai flussi di profughi, che non diminuiscono. E reagisce principalmente chiudendo le frontiere, non facendo nulla e volgendo lo sguardo altrove. Anche perché l’immigrazione è ovunque un tema scottante, con il quale nessuno vuole bruciarsi le dita”, commenta la Neue Luzerner Zeitung.

Perciò difficilmente “il dramma di troppo nel Mediterraneo” - come lo definiscono la Tribune de Genève e il vodese 24Heures -, dopo l’ondata generale di sdegno, imprimerà una vera svolta nella politica migratoria europea.

“I numeri dell’ultima tragedia impressionano, quelli della Tragedia restano sconosciuti, o tutt’al più elementi statistici. Per questo il pianto, l’impressione o lo sdegno di un giorno poco contano, niente cambiano”, prevede La RegioneTicino.

swissinfo.ch


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